75 ml di Euro a rischio a Lamezia

Dal Sole24oreLAMEZIA TERME – Un Comune diviso in tre non poteva che avere un´area industriale divisa in almeno due parti. Ma se l´unificazione dei tre municipi di Nicastro, Sant´Eufemia e Sambiase nell´unico Comune di Lamezia Terme (Catanzaro), avvenuta nel lontano ´ᝏ, sembra aver convinto quasi tutti, la “separazione in casa” della più grande area industriale del Mezzogiorno (1.050 ettari e solo 55 imprese attive) e lo stallo in cui versano almeno 220 ettari non convince nessuno. Un´area che oggi sarà visitata dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo al quale spetteranno nel pomeriggio le conclusioni al convegno organizzato a Catanzaro dall´Associazione degli industriali sul «Coraggio delle scelte» in Calabria.Forse quella che manca oggi è una figura come quella del senatore Arturo Perugini, democristiano, che spese una carriera politica per far vivere sotto una stessa realtà amministrativa i circa 80mila abitanti dispersi tra i tre enti locali.Il suo sogno era quello di creare una Brasilia calabrese, facendo di Lamezia il capoluogo amministrativo. Quel progetto fallì, ma oggi, più di allora, Lamezia Terme è un territorio che offre tutto per lo sviluppo socio-economico della Regione e del Sud: è al centro della Calabria, ha strade, autostrade, un aeroporto, ferrovie, un porto internazionale vicino (Gioia Tauro) e un´area industriale di 1.050 ettari dalle enormi potenzialità.«Il fatto è – spiega il sindaco Gianni Speranza, che da giugno guida una giunta di centrosinistra – che i soggetti in campo sono due, l´Asi e Lameziaeuropa, ed è difficile mettere d´;accordo le esigenze. Mi sto battendo per trovare una soluzione, coinvolgendo istituzioni e parti sociali».La visita di quest´area che abbraccia la pianura e il mare è educativa: insegna come spesso i meridionali riescano a farsi male con le proprie mani.Lameziaeuropa, una Spa le cui azioni sono frazionate tra 26 diversi soggetti, è proprietaria di 550 ettari. Nacque nel 2000 con uno scopo preciso: attrarre capitali e investimenti. A distanza di cinque anni il cammino che resta da percorrere è ancora molto. Sono stati alienati 45 lotti per un totale di 420mila metri quadrati (il 20% delle aree vendibili). Si sono insediate 47 imprese: 23 operative, 14 in fase di realizzazione e 10 in fase di progettazione. Gli addetti sono 302. «Risulta pertanto essere stato raggiunto l´;obbligo – si legge in un documento stilato dalla società a fine settembre – di promuovere entro 5 anni l´occupazione sull´;area di almeno 300 addetti».Tutto bene, se non fosse che dall´analisi resta esclusa la patata bollente dell´area industriale ex-Sir: 220 ettari in cui Biofata spa, una società partecipata da Finmeccanica e Biotechnical di Catanzaro, avrebbe dovuto avviare da tempo un progetto agro-industriale.Di quel progetto – che di fatto blocca tutta l´area – neanche l´ombra e se nulla accadrà entro il 20 dicembre (giorno in cui scade l´accordo di programma), rischia di saltare il finanziamento statale di circa 35 milioni e investimenti privati per altri 41.Troppo, deve aver pensato l´Asi, il Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Catanzaro – proprietario degli altri 500 ettari (su cui sorgono 32 imprese in attività) e che ha il compito di infrastrutturare e servire l´;intera area – perchè si rimanga a guardare. E così il suo presidente, Giuseppe Petronio, ha scritto al Governatore della Regione, Agazio Loiero, chiedendo la costituzione di un collegio di vigilanza per il controllo sull´;esecuzione dell´accordo di programma. Una richiesta retorica – e infatti la Giunta non ha ancora replicato – perchè la risposta è sotto gli occhi di tutti: un´area immensa non utilizzata, senza infrastrutture, nella quale oltre al danno rischia di aggiungersi la beffa. Visto che l´;area è senza protezione – la fornitura di un sistema di sicurezza centralizzato per un importo di 3,5 milioni andrà in appalto entro la fine dell´anno – alcuni agricoltori che portano le proprie greggi a pascolare nelle aree hanno infatti avanzato richiesta di proprietà di vasti appezzamenti, per usucapione.Il presidente dell´Asi Petronio chiede che finalmente sia un solo soggetto a gestire l´;intera area. È chiaro che pensa al Consorzio anche se non lo dice. Più del non detto, però, conta il detto. «Lameziaeuropa – afferma infatti – è di fatto una società immobiliare. Ha acquistato i terreni a 3mila lire al metro quadrato e oggi vende oltre i 12 euro».Forse manca un altro Perugini per unire due soggetti che convivono nello stesso territorio anche se basterebbe probabilmente solo un pò di logica e di buonsenso per raggiungere lo stesso risultato e dare un senso al «coraggio delle scelte».