a.a.a. Regione Calabria, Etica Cercasi

a.a.a. Regione Calabria, Etica CercasiL’occasione ci viene dal grande “incuicio” dell’indulto, ma sull’etica occorre ritornare, per prima cosa dobbiamo prendere atto dell’evidente scollamento tra le istanze che vengono dalla gente e i comportamenti della politica, assolutamente non consequenziali, mentre due terzi degli italiani erano contrari all’indulto, proposto nel modo come poi è stato approvato, due terzi della politica hanno invece determinato una decisione, che a mio parere nonostante il periodo vacanziero e le sedute notturne, segnerà profondamente il rapporto di fiducia tra elettore ed eletto, è l’ennesima rottura di quel patto che la gente mal sopporterà. D’altra parte mi pare di percepire che la misura è ormai colma, le risposte della politica non soddisfano in modo più assoluto le giuste istanze di una popolazione che si vede sempre più erodere quel poco di benessere raggiunto in anni di sacrifici. Questo perché? La risposta è molto semplice, uno stato civile si dà delle regole e delle leggi, ma il rispetto di queste non basta, la percezione dei comportamenti immorali, è alta in una società in forte crisi sociale ed economica. E così le regole e le leggi che regolano la vita dei cittadini sembrano opprimenti ed ingiuste rispetto ad una piccola parte della popolazione che pur non mantenendo comportamenti rigorosi e etici, forse pure non illegali, vive una realtà completamente diversa dalla grama quotidianità, di gran parte della gente. Il mondo della politica, e dei furbetti che intorno a questa ruotano, rappresentano un microcosmo, ormai individuato, avulso dalla realtà quotidiana della gente. Un microcosmo fatto di benefit, di ogni genere, che va dal guadagno garantito, alla salute garantita, al benessere garantito, all’impunità garantita. Come può sentirsi un cittadino alle prese con i mille problemi della quotidianità, nei confronti di una società che è premiante solo con chi è contiguo alla politica, e poi, la politica trascorre gran parte del suo tempo a legiferare ancora una volta ad “personam” in una giostra convulsa che vede destra e sinistra convergente su tutto ciò che è vantaggio personale o corporativo. La sensazione del cittadino, è quella della incomunicabilità, dello scollamento insanabile, e si rivolge così a quel mondo associativo che accoglie le istenze ma che non può trovare le soluzioni. la politica lo sa, e la politica risponde con meccanismi elettorali che rendono la libera espressione del voto un esercizio sempre più inutile, meccanismi che autogratificano una classe dirigente che si propone in modo autoreferenziata. Il sistema elettorale in essere a livello nazionale, che qualcuno vorrebbe adottare in Regione, è una aberrazione della democrazia. Questa politica non ha motivo più di rispondere alla gente, come alla gente non ha risposto, ecco che si vive nella società decadimento morale che trova la sua giustificazione nell´esempio, della politica. L´interesse personale prevale davanti a tutto, la gente misura l´attività della politica attraverso gli atti amministrativi, il livello di benessere generale, la qualità dei servizi pubblici, servizi che costano sempre di più rispetto ad una qualità sempre più scadente. In Calabria in particolare tutte le speranze riposte in una giunta di centro sinistra, sono naufragate in un mare melmoso, è quasi un eufemismo definirlo così, nel quale si agita, solo per restare a galla, senza produrre nulla, una classe dirigente, che è la stessa da decenni. Ma quello che in modo dirompente, spezza il delicato rapporto cittadino-istituzioni, è la presa di coscienza dei comportamenti di una classe dirigente che ha dimenticato l’etica, così i comportamenti seppur non illegali dei pubblici amministratori, appaiono agli occhi della gente immorali. Questa è la percezione del contesto che è stato creato in Calabria, un contesto istituzionale consociativo, che vede la politica parte promotrice ed attiva, in una strutturazione della gestione del potere che vede coinvolti tutti i poteri forti regionali e non, utilizzati in modo concertato e strumentale per preservare i provilegi di una piccola parte di popolazione a scapito delle condizioni di vita di milioni di Calabresi. Una classe dirigente che ha fagocitato i milioni di Euro di “agenda 2000” ora alla fine, che aveva una dotazione di 20.000 euro per cittadino compresi vecchi e bambini, chi li ha visti è il caso di dire? Chi ha il coraggio di dire che fine hanno fatto le risorse di agenda 2000, stipendi da favola, nella media da 10.000 a 20.000 euro mensili, auto blu, consulenze d’oro, pur di non allargare la base beneficiata di questo fiume di danaro si danno incarichi multipli o familistici, è emblematico il caso di un dirigente regionale, come quasi tutti, anche lui nel passato raggiunto da avvisi di garanzia, che ha accumulato ben 5 incarichi di grande gratificazione economica, un numero imnenso di commissari e sub commissari di enti già falliti, una classe dirigente che dagli anni settanta si mangia le nostre risorse, che sistema congiunti, che elargisce finanziamenti a parenti ed amici, che garantisce la politica dalla quale a sua volta è garantito. Una classe dirigente regionale che ha prodotto in realtà lo sfascio, nella formazione, nell’ambiente, nella sanità, nelle infrastrutture, nel turismo, nella cultura, nell´innovazione tecnologica, ma che è sempre la, in prima fila a perseverare a far ancora danni, con la sola finalità, con i suoi consociati di garantire il benessere di quella piccola parte di fortunata popolazione che si muove in quel contesto. Ciò che è accaduto, tempo fa, all’Assessorato al lavoro, è solo la punta di un iceberg, in quel caso, con l’aggravante di appartenente al partito della Rifondazione Comunista, in poco più di 4 mesi aveva trasformato l’assessorato in un’azienda familiare, alla quale davano il loro contributo collaboratori sponsorizzati da altri politici, o funzionari faccendieri buoni per ogni tempo. Una sorta di scambio di partner; un po’ come accade in parlamento (la p minuscola è voluta) che per non assumere direttamente la propria moglie l’onorevole assume quella di un altro, il tutto crea un vorticoso scambio di coppia, un’impressionante orgia di benefit e milioni di euro. Ma, questo occorre dirlo, l’ingenuo Assessore è solo una vittima sacrificale di una faida interna, alla politica, una vicenda che comunque ha sollevato il velo su un contesto che è un vero e proprio verminaio. D’altronde il metodo è un metodo diffuso e legittimato, ma sicuramente immorale, nella percezione della gente, un metodo che impera da almeno 25/30 anni, ma mai così spudoratamente adottato. Il presidente ed i suoi collaboratori lo sanno, dirigenti inquisiti, magistrati e giornalisti alla corte del presidente, garantiscono impunità e continuità al sistema, una corte di potenti che si sono tirati dietro mogli, amanti e concubine, figli, figliasti e nipoti. La gente lo immaginava, lo sentiva dire, ma non lo sapeva con provata certezza, non aveva però come oggi ha, contezza delle dimensioni del fenomeno. Una comunità in forte depressione economica, che vede sperperare così il pubblico danaro, può avere le reazioni più inaspettate, forse anche violente, al senso di rassegnazione al quale un intero popolo si era ridotto, segue il forte sdegno ed il contrasto emotivo, di una dirompente rabbia interna, che prova repulsione verso una classe politica, riconosciuta inetta, e nullafacente, ma ora pure truffaldina e nepotista. In una regione dal reddito così basso con grandi fasce di popolazione alle soglie della povertà, ciò è troppo, davvero troppo. Non si possono chiedere sacrifici a chi ha già dato tutto, a chi ha perso anche la speranza, di un futuro migliore, senza rischiare una rivolta sociale dalle conseguenze incalcolabili. La gente ha consapevolezza, che c’è una parte della società che vive ed ingrassa a dismisura, attaccata alle mammelle della Regione che drena danaro da Roma e da Bruxelles da 30 anni, danaro servito solo ad allattare migliaia di parassiti, incapaci e sanguisughe, un fiume di danaro che in 30 anni non ha portato sviluppo, sicurezza, salute, benessere, cultura. Potremo continuare per ore, potremmo elencare tutti i dirigenti nominati dalla nuova Giunta, come quelli di cui si era dotato Chiaravalloti e confrontarli con quelli degli ultimi 20 anni, poche o nessuna differenza, molti di questi nomi li abbiamo letti nelle cronache giudiziarie, qualcuno di questi rimasto invischiato nelle maglie della giustizia, e messosi a riposo, forse anche per godersi i copiosi risparmi, è stato oggi richiamato dal Presidente per affidargli un incarico assai delicato, e ben retribuito. Penso che, con Loiero, fortemente votato dai calabresi, la politica ha perso l’ultimo treno, per cercare solo un’inversione di tendenza, questa purtroppo non c’è stata, anzi. Questo è ciò che si percepisce dalla visione del contesto regionale un contesto che mortifica milioni di calabresi giovani e vecchi, missini e comunisti, democristiani e socialisti, tutti indignati per il livello così basso raggiunto. Vorrei che la politica prendesse atto di ciò, facendo autocritica, ascoltando gli umori raccolti da quel mondo associativo che è rimasto l’unico vero interlocutore dei cittadini, per cercare di recuperare quel rapporto di fiducia, necessario per ogni progetto di sviluppo economico sociale, ma per fare ciò non si può prescindere da un ritorno al rigore, all’etica, ai fatti amministrativi veri.Giorgio Durante presidente Calbrialibre