a celani scrivo le mie dimissioni

Caro Celani,vorrei pubblicamente annunciare, tramite la tua rubrica, il mio doloroso abbandono di CalabriaLibre. Questa associazione, venuta al mondo più di un anno fa, veniva battezzata alla Casa delle Culture con il classico depliant che riportava:“CalabriaLibre nasce da un’idea di un gruppo di imprenditori ed esponenti il mondo della cultura calabrese. Essa si manifesta come strumento d’interfaccia fra il popolo e coloro i quali sono delegati a governarlo. Angherie, soprusi, ma anche spaccati di civiltà e angoli di bellezza potranno essere trasmessi dal basso verso l’alto per non far provare ai cittadini mai più la sensazione di “non esserci”, l’atroce sentire che tutti noi spesso avvertiamo allorquando nei palazzi pare che nessuno ci veda e ci senta. Servirà, d’altronde, ad avvicinare gli amministratori della cosa pubblica ai reali tanti problemi e alle poche soddisfazioni che vivono nelle anime della nostra Terra. CalabriaLibre è inoltre un contenitore d’intelligenze e professionalità che ha preso a riempirsi già durante la campagna elettorale a favore dell’attuale Presidente della Regione Calabria, On. Agazio Loiero. E’ quindi anche la vetrina di menti alte, determinate e consapevoli del proprio valore, le quali potrebbero produrre qualificati filoni progettuali.”Una serena compagine di amici si era proposta di guadagnare quota in un viaggio assai pericoloso. Alati alla Icaro ci rendevamo conto che la cera, forse, non avrebbe resistito al calore che alzavano la febbre delle anime stanche e l’infuocato dibattito politico. Questo sogno comunque nutriva se stesso con veemenza, traendo energia dall’afflato meraviglioso dei componenti il gruppo. Tutti fortemente vicini all’area di centro&#45sinistra intendevamo tuttavia CalbriaLibre come un contenitore di libere coscienze, completamente trasversale ai partiti dell’intero arco costituzionale. Eravamo coscienti della nostra vulnerabilità, dicevo, ma non pensavo che le lance si sarebbero forgiate al nostro interno. Non c’è stata malafede, non cattiveria, piuttosto, credo, grande incapacità politica di qualcuno di noi e, probabilmente, la voglia ossessiva di poter contare al cospetto di un costituente Governo Regionale allora assai vicino al sodalizio. Il sogno pian piano cominciava a conformarsi alle umane cose, facendo diventare la patrocinata trasversalità una bandiera (quella di IDV), prima, iniziando a riempire lo spazio web di invettive, spesso gratuite, contro gli esponenti di questo Governo Regionale, poi. Già allora presi le distanze pubblicando sul sito dell’Associazione una lettera ad Aurelio Misiti (appoggiato fortemente da CalabriaLibre alle ultime politiche) per mezzo della quale lo informavo che non l’avrei votato. Scherni e diatribe fra di noi, pubblicati indecentemente sul portale, hanno infine reso la torta un indigesto pastone. L’ho scritto anche su CalabriaOra, caro Celani: io contrasto fortemente la Calabria dei detrattori a tutto tondo, in un momento in cui, invece, si dovrebbe far tutti quadrato e, insieme, cercare di rendere finalmente decorosa la vita di quanti popolano questa sciagurata terra. I rapporti autentici si costruiscono attraverso pacche e urla, forti litigi e strette di mano, ma soprattutto mediante indigestione di tempo (“ppe canuscia nu cristianu ti c’ha de mangiare ccu iddru nu chilu i sale). CalabriaLibre ha dimostrato invece di passare con leggera disinvoltura da un frettoloso giudizio sui fatti prodotti dalla Giunta Loiero ad un ancor più scalpitante allontanamento dai componenti la stessa.Domenica CalabriaOra titolava l’articolo sull’emendamento approvato in Consiglio Regionale circa la scelta di non pubblicare tutti gli atti: Pesante affondo di CalabriaLibre, “Roba da dittatura sudamericana”. Il virgolettato farebbe pensare che gli esponenti dell’Associazione pensino unanimemente che la Giunta Loiero produca terrorismo filo&#45argentino e che i consociati si sentano come dei desaparecidos. Io non ci sto! Un atteggiamento consono alle peculiarità di CalabriaLibre avrebbe, invero e più opportunamente, dovuto esigere spiegazioni circa le motivazioni che hanno portato il Consiglio Regionale ad approvare tale emendamento, non strappare la corda della ghigliottina al primo convulso leggere.I fatti politici che hanno prodotto benefici alla collettività sono sempre storicamente passati da un contenzioso discusso democraticamente e mediato dalla responsabilità di dover agire in rappresentanza della gente. I politici eletti e i media in generale devono avvertire questo grave peso, gli ultimi quanto i primi. Se le missine urla di Pisanò lanciate dalle pagine di Candido fossero state intese dalla collettività come giudizio oggettivo su Giacomo Mancini, Cosenza oggi sarebbe probabilmente un piccolo paesotto disgiunto dall’Italia che conta, e non una città che negli ultimi vent’anni ha popolato di sua beltà le pagine di rotocalchi nazionali e internazionali. Ricordo infine ai miei amici di CalabriaLibre che l’altro dì il Consiglio Regionale ha approvato il bilancio, insieme alla norma che regolamenta la pubblicazione degli atti sul Burc, nel quale entrano voci di spesa assolutamente nuove e politicamente assai significative che muovono verso il concretarsi dei principi di solidarietà e difesa della dignità del lavoro.Un ultimo suggerimento al pur bravo Direttore di CalabriaOra: non potrai certo contraddirmi se spesso il tuo giornale, perché ancora imberbe, sembra ricalcare il canovaccio del SECOLO XIX degli anni settanta. Se proprio vogliamo fare giornalismo d’inchiesta, oltre che di Loiero e Pirillo (per i quali non troverai mai nulla di oggettivamente grave), occupati di tutti gli alti politici che ci rappresentano ad ogni livello. Lo sporco, se proprio deve essere annusato e palesato, deve essere cercato ovunque, altrimenti non fai inchiesta, ma punti il dito ossessivamente su un obiettivo, la qual cosa, a lungo andare, potrebbe sembrare non più moderno giornalismo americano, ma becero giustizialismo alla Peron.Ermanno Cribari