Agricoltura, a rischio oltre 100 aziende.

Era il 2001 quando nell’ambito del Piano Operativo Regionale, venivano presentati, decine di Progetti Integrati di Filiera, i cosiddetti PIF. Era un modo nuovo di affrontare i problemi del settore in Calabria, cercare di mettere insieme uomini, mezzi ed aziende per realizzare delle vere e proprie filiere produttive, dalla produzione alla commercializzazione. Dal 2001 ad oggi solo una parte dei progetti presentati, sono stati realizzati, molti altri languono per inadeguatezza degli apparati regionali o per zoppia della normativa resa operativa. In realtà non tutte le misure del POR sono state attivate, considerato che molte di esse sono interdipendenti il risultato pratico è la solita grande confusione. Certo non tutte le colpe sono addebitabili all´amministrazione regionale, la situazione del credito ed il rapporto banche-impresa, in Calabria è anomalo rispetto al resto del contesto Europeo, ma abbiamo anche il dovere di dire che la classe imprenditoriale regionale, stessa, è il più delle volte, impreparata a gestire i finanziamenti ed i processi di sviluppo ed innovazione. Certo in tutto questo la classe politica regionale ha le sue responsabilità, nell’accelerare o frenare, in relazione o in corrispondenza degli appuntamenti elettorali, un malcostume che affonda le sue radici fin dalla nascita della Repubblica, i tempi poi della burocrazia fanno il resto, La Calabria è una delle poche regioni italiane, che ha un’operatività degli uffici finanziari di 4/5 mesi reali, a parte il lungo black-out Dicembre-Marzo poi ci sono i mesi estivi, Giugno-Settembre, quando poi ci sono appuntamenti elettorali, tutto fermo. In questo non idilliaco quadro generale si muovono gli imprenditori e le loro imprese, che hanno modi e tempi completamente diversi rispetto a quelli del contesto amministrativo regionale, nel quale ambito sono costrette a muoversi. Alcuni PIF, in particolare, che coinvolgono centinaia di aziende, sono in una sorta di incomprensibile “stand-by”, da tempo, aziende che operano in settori importanti dell’agricoltura e della zootecnia calabrese, come le carni di qualità certificata, oppure della produzione e lavorazione dei fichi secchi, che soprattutto nella provincia cosentina rappresenta una fonte importante di reddito per le famiglie, sono in attesa dei decreti di ammissione ai benefici delle varie misure del POR Calabria. Le strategie politiche e le lungaggini burocratiche rischiano di creare un danno rilevante all’economia già debole delle aziende agricole, ma in alcuni casi potrebbero, addirittura, arrecare danni ingentissimi ed irreparabili, come nel caso delle oltre 160.000 piantine di fico dottato che sono in attesa di essere trapiantate nelle aziende del PIF del Fico essiccato del Cosentino, il cui termine ultimo di messa a dimora, potrà essere il mese di Marzo 2006. Ci sono processi aziendali nel manifatturiero ma soprattutto nell’agricoltura che il trascorrere del tempo rappresenta occasione irripetibile ed in quando tale cruciale per la vita dell’azienda stessa. Immaginiamo che nel giro di 2/3 anni una pianta o un animale inizia il suo ciclo produttivo, un ritardo di pari durata provoca conseguenze inimmaginabili a tutto il tessuto produttivo, già debole del sistema agricolo regionale, alcune volte sembra riaffiorare dal passato il fantasma della legge regionale 2 del 1988, che diventò un vero e proprio girone infernale per migliaia di giovani Calabresi, e che ha trovato sbocco solo dopo oltre 12 anni, con una sua ricaduta su un residuo, sparuto drappello di giovani tenaci e combattivi ma comunque provati dall’infernale meccanismo politico-burocratico della Regione Calabria, il ripetersi di situazioni analoghe sarebbe oggi intollerabile, nessuno pensi di sottrarsi alle responsabilità, dategli da un ampio mandato popolare.