Ai ragazzi di Locri

Cari, vorrei cercare di affiancare il vostro pensiero e la vostra azione vestendomi di solo buon senso e, attraverso questo, dare qualche modesto consiglio all’impeto che la vostra verde età spesso agisce in solitudine. Di certo saprete che la Storia dell’Umanità ha subito spesso dei grandi sobbalzi e ha deviato il suo corso perché moti giovanili ne hanno frustato l’anima. D’altronde è pure vero che le grandi epoche hanno sovente principiato da movimenti rivoluzionari. Mi pare abbastanza evidente, però, che i vostri propositi muovono contro il sopruso e la prepotenza e che, quindi, non possono (e non devono) da loro essere alimentati. Mi sembra altrettanto scontato che ora voi siate nelle condizioni di favorire un cambiamento nelle cose tristi e malsane della nostra Terra, avendo acquisito la benevolenza di tutta un’intera nazione. In queste condizioni fate bene a calcare la scena per mantenere alta l’attenzione e per alimentare la simpatia che vi sta magicamente ammantando. Ma è necessario che voi prestiate attenzione a non farvi strumentalizzare. Le fiaccolate e i raduni, le assemblee e le tavole rotonde, scaturite dalla vostra esigenza di gridare NO alla mafia, organizzatele in modo che VOI e non altri abbiate la giusta visibilità&#59 disdegnate della presenza ingombrante di alcuni politici che, attraverso le vostre anime bianche, vorrebbero appropriarsi dei meriti e del vostro candore (anch’esso bianco). Ricordate che la Mafia non è fatta soltanto da brutti ceffi armati che, attraverso la palese violenza delle estorsioni, degli omicidi e dei furti, sposano la legge della violenza. Esiste una Mafia altra, ben più pericolosa e infida, che si veste in giacca e cravatta e che spesso parla e scrive anche a vostro nome, i curatori del “particolare” a scapito del “pro&#45tutti”. Sono i veri vigliacchi e i grandi autori del disastro calabrese. Avrete di certo notato come qui, paradossalmente, il consenso ci è chiesto prima dei programmi e non viceversa. Molti nostri rappresentanti nelle Istituzioni si servono della povertà in cui viviamo, dell’assenza di qualificati servizi, della nostra e vostra disperazione per ottenere voti in cambio di promesse “ad personam”, peraltro il più delle volte non mantenute. Questo, tenetelo bene a mente, non è dignitoso per chi elegge ed è disgustoso per chi vuol farsi eleggere. Democrazia è governo del popolo per il popolo, ma da noi per troppo tempo è stato governo di pochi per pochi. Siamo noi che abbiamo promosso la politica degli “ottimati”! E il risultato è sotto i vostri occhi: amministratori inquisiti e spesso condannati, servizi inefficaci se non esistenti (vi siete chiesti del perché i vostri genitori pagano le tasse?), organi d’informazione ingessati, paura spalmata in tutte le case, povertà e disoccupazione dilaganti. Pensate soltanto al destino dei locali insediamenti di quella famosa Information Technology che, ciclicamente, diviene cavallo di battaglia delle forze politiche che vorrebbero vederla come trainer dello sviluppo: nella sola provincia di Cosenza in pochi anni hanno chiuso CUD e CRAI&#59 il consorzio Telcal, finanziato con 409 miliardi delle vecchie lire, è letteralmente sparito, Carisiel e Intersiel sono sul punto di fallire. Dopo le tante manifestazioni è ora che voi diate vero corpo alla vostra protesta. Riunitevi, quindi, parlate e informatevi, e propagandate l’uso magistrale della vera unica grande arma che avete a disposizione: il voto elettorale. Per la dignità di un popolo si deve lottare affinché tutti abbiano di che mangiare, perché si possa vivere certi della tutela dei propri diritti, perché si possa parlare liberamente, perché ci si possa curare tutti adeguatamente e bene. Combattete per una Calabria in cui le professionalità e le capacità siano viste, accettate e promosse. Ma soprattutto, quando sarete chiusi in solitudine nell’unico luogo dove la libertà è regina assoluta, regalate il vostro segno ad una persona e ad un partito che siano espressione delle vostre idee e non della voglia di arrivare a qualunque costo. Non fatevi affascinare dalla ricchezza facile, promuovete la legalità sempre e ovunque, anche se questo dovesse costarvi tanto. Plaudite ad uomini come Sergio Abramo (ve lo dico da militante nell’area di centro&#45sinistra) quando invita tutti a rimboccarsi le maniche e a lavorare insieme senza distinzione d’appartenenza alcuna, o come Aurelio Misiti, orgoglio della cultura nostrana che, attraverso associazioni come Pro Calabria e CalabriaLibre, regala molto del suo tempo per sostentare l’agognato sviluppo del Sud. E se non riuscirete in ogni modo ad ottenere nulla, allora andate via, in quei posti dove la vostra dignità sarà tutelata a prescindere se sarete o no servi del potere. E, vi prego, non gridate più “Ammazzateci tutti”, la vostra vita è infinitamente preziosa per regalarla ad un manipolo di uomini insignificanti. Vi sia di massima consolazione non solo il pensare ad una giustizia divina, ma a quei fatidici 10 minuti che i responsabili del dramma calabro vivranno quando, come tutti (“A Livella” docet), sentiranno la fine dei loro giorni vicina. Allora il film della loro vita passerà inesorabile davanti ai loro occhi e il rimorso procurerà loro un dolore acutissimo e intollerabile che, forse, continuerà in eterno.Ermanno Cribari