ALLA REGIONE CHE FACCIAMO?

di Massimo VeltriChi ha strumenti per interrogarsi, ora deve adoperarli al massimo, per cercare di capire quello che sta succedendo, e darsi una mossa. Al riparo da pulsioni giustizialiste, eccessi garantisti, pietismi complottistici, spirito, assurdo, di rivalsa. Pacenza viene arrestato, poi scarcerato, e meno male, con capi d´imputazione ancora in piedi, non tali, sembra, da far scattare le manette, ma insomma.. Dopo tre settimane Adamo, da diverso giudice, viene inquisito e per fortuna non arrestato, insieme alla moglie e al braccio destro, oltre a un manager informatico. Le imputazioni sono tutt´altro che acqua fresca, e si riferiscono a un periodo che risale fino a quando in Regione c´;era il centrodestra. Nel frattempo l´attivita amministrativa alla Regione langue, con una verifica infinita, Loiero che destabilizza il centrosinistra, i Ds che non sanno se Lo Moro è con loro, così come Principe, la Margherita che parla di programmi (…), Guccione che, giustamente, dice Ma con chi ce la possiamo prendere se alle elezioni abbiamo stravinto e l´opposizione non c´è? Prima c´;era stato Fortugno, il Burc, i fondi europei non spesi, il pantano. Com´è che a fine estate 2006 una serie di nodi giudiziari, nell´;impotenza della politica, vengono al pettine? C´è chi crede ancora alla dabbenaggine dei giudici, e al loro operare svincolato da suggestioni, perlomeno oggettive, politiche e di potere? Da quanto tempo si chiacchiera e si sussurra di inciuci, trasversalismi, affarismi, non accompagnati, si badi bene, da un pur minimo agire a favore della collettività? Da quando si dice che la personalizzazione della politica e l´;intreccio sempre più perverso fra politica e affari sta uccidendo il sistema? Voglio dire che Pacenza e Adamo (due diessini di punta, e solo diessini sono inquisiti: che significa?) sono colpevoli, vanno perseguiti? Certamente no, chè, è ovvio, la giustizia deve fare il suo corso, e fino a prova contraria… Voglio dire che, più semplicemente, lo stallo e il degrado calabrese sono al capolinea, che vuoti non sono consentiti, ed ecco che nella debolezza della politica si introduce il potere giudiziario. Quel potere giudiziario col quale, peraltro, troppe volte s´è flirtato, puntando a ottenere per quella via risultati politici, e continuando ad affermare o invocare un primato della politica che di fatto non c´è, e non perchè c´è un destino rio e malvagio o perchè i poteri forti (dio!) lo impediscono, ma perchè la politica si muove poco e male e non sa proporsi con protagonismo. Credo e spero che tutti usciranno puliti dalle vicende giudiziarie: resta il progressivo crollo di autorevolezza e credibilità di questo ceto politico, e non solo per i guai con la giustizia, ma per il nulla che produce, per il continuo braccio di ferro, per le liti. E allora? Allora, iniziavo queste righe, esortando a interrogarsi, chi sa e può e vuole, sul come uscirne: non con pannicelli caldi e medicamenti pietosi, ma con veri e propri interventi di cesura, strutturali. Alimentare il dibattito, libero e responsabile, uscire fuori da facili schematismi e improponibili fatalismi, abbandonare il furbismo e l´opportunismo può servire, non poco. E se non lo fa la stampa, che pure in agosto s´è vista al centro di dibattiti e posizionamenti vari, non tutti in verità all´altezza della situazione, chi lo può fare?