ALLARME DEGLI ARTIGIANI PER L’ENNESIMO CRACK DI UNA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO

ALLARME DEGLI ARTIGIANI PER L’ENNESIMO CRACK DI UNA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO

di Caterina Spina

Questa volta è la CNA di Cosenza a lanciare l’allarme per il commissariamento di Banca Brutia BCC.

Così, una dopo l’altra, le BCC italiane vengono acquisite e accentrate sotto un unico ombrello.

Nessuno crede più alla casualità, sospettando che ci sia un disegno preciso che espropria i legittimi proprietari, ovvero i soci, i pensionati, gli artigiani, i commercianti e gli imprenditori, per regalare attività, patrimonio e sportelli alla cosiddette banche amiche.

Dietro sembra esserci la fine regia della cosiddetta “Banda d’Italia”, come ama definire l’Istituto centrale l’ex senatore Elio Lannutti.

Il meccanismo, ormai consolidato, è sempre lo stesso: le manine anche.

Sempre gli stessi sono i commissari nominati per il loro “specifico curriculum” e per un pedigree d’eccellenza, ma anche le parentele importanti o i ruoli di rilievo che sorgono in contesti massonici.

Il gioco è sempre lo stesso: si portano a sofferenza il maggior numero di conti affidati, alcune volte battendo il record in soli 10 giorni, si attua una revoca unilaterale, una richiesta di rientro o un passaggio a sofferenza, senza neanche passare dalla posizione d’incaglio ma, cosa ancor più grave, senza dei veri motivi tecnici come sconfinamenti e altro.

Un vero e proprio “killeraggio” che alimenterà il mercato del danaro prestato a usura, piaga di sempre del Meridione.

Gli artigiani sono le prime vittime di questo sistema, in quanto spesso soci della banca, perché vedranno azzerato il loro investimento/risparmio, come è già accaduto decine di volte l’ultimo caso Banca di Cosenza BCC, due Mari, ecc..

E poi, ironia della sorte, la stessa banca di cui sei socio ti chiude l’affidamento e ti chiede in soli 5 giorni il rientro di tutta la posizione affidata, “tout court”, senza tentativi di mediazione o senza sentire le ragioni dell’impresa.

L’obiettivo è il passaggio a sofferenza per deprezzare l’Istituto di credito e favorire il trasferimento ai salvatori che, guarda caso, risultano essere quasi sempre gli stessi.

Forse sarebbe il caso che l’autorità giudiziaria inizi ad approfondire la questione, scandagliando i meccanismi dei fallimenti pilotati e quelli di arruolamento dei commissari stessi.

Certo è che a soffrirne è il già lacerato tessuto economico locale e la piccola e media impresa artigiana, vero è proprio pilone di sostegno dell’intera economia meridionale.