Anagrafe bovina: Pignataro interviene sulla Sial

CATANZARO. L’on. Fernando Pignataro con un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri della sanità, delle politiche agricole, delle finanze, degli interni e della giustizia, chiede se il ministro competente, ritenga opportuno aprire un’indagine conoscitiva su una vicenda che nel suo complesso “presenta diverse storture ed anomalie che allo stato attuale non hanno trovato spiegazioni ragionevoli in grado di eliminare qualsiasi dubbio sulla regolarità dell’affidamento dei vari servizi alla Sial, in modo particolare quello relativo alla “tristezza delle arance” che non risulta essere presente nell’oggetto sociale della nota società”. In un secondo quesito chiede inoltre quali iniziative di “propria competenza, oltre alla citata Ordinanza ministeriale del 14 novembre 2006, i ministeri interessati intendano adottare al fine di fare chiarezza sulla gestione dell’As n. 6 di Lamezia Terme e sul servizio veterinario regionale, che ha subito in modo ingiustificato la sottrazione di un servizio che nel resto d’Italia continua ad essere di assoluta competenza dei servizi veterinari interni. Si tratta di una vera e propria vergogna che ha causato un ingente sperpero di denaro pubblico che se meglio investiti avrebbero potuto comportare sia la stabilizzazione di tutti i veterinari calabresi precari e sia addirittura creare nuovi posti di lavoro. Infatti, contrariamente a quanto avviene nel resto d’Italia, la Regione Calabria ha istituito con una legge regionale (in sanatoria 11&#451&#452006), ratificando e concretizzando un percorso già avviato dalla giunta Chiaravalloti, una società mista (SIAL SERVIZI SPA, Lamezia Terme, pubblico 51&#37 (Regione Calabria) privata 49&#37 (Italia Lavoro) il cui amministratore delegato, e socio per la parte privata è il dott. Antonio Saladino (inquisito da De Magistris per il famoso caso “Why Not”) per gestire l’anagrafe animale con un elevato ricorso ad ingenti risorse finanziarie (circa 1.500.000 euro ad anno), nonostante l’anagrafe bovina sia di esclusiva pertinenza del Servizio Veterinario delle aziende sanitarie, per l’inserimento delle nascite, morti e trasferimenti animali nella banca dati nazionale. Paradossalmente, a differenza della Regione Calabria, in Piemonte per lo stesso servizio sono gli allevatori a pagare da 50 centesimi ad 1 euro a capo bovino. In precedenza lo stesso servizio era affidato e gestito direttamente dai Servizi Veterinari interni con un notevolissimo risparmio di spesa pubblica e sempre paradossalmente con risultati di efficienza del servizio certamente migliori (appena 136.000 euro nel 2003). Ma ciò che più deve indignare è il fatto che sempre la Regione Calabria ha affidato alla Sial Servizi s.p.a. un progetto sulla “Tristezza delle Arance” per un importo di 3 milioni di euro, nonostante la ferma contrarietà delle associazioni di categoria sia perché in Calabria non vi è un’emergenza tale da indurre l’Unione Europea a versare 3 milioni di euro e sia perché la selezione di personale o appunto la tristezza delle arance, non risultano tra le competenze comprese nell’oggetto sociale della Sial. In conclusione, mi pongo un interrogativo. Per quale strano motivo non è stata finora aperta alcuna inchiesta sul caso, mentre invece i giornalisti Raffaele Spada ed Emanuele Giacoia che con grande professionalità denunciarono questi fatti sui giornali, risultano iscritti nel registro degli indagati? Per tutte queste ragioni, è ora che venga fatta luce su di una questione che sino ad oggi ha solo riempito le pagine dei giornali calabresi, senza che sia mai stata data una risposta chiara, trasparente e definitiva”.