Ancora sulla questione morale

In tempi passati, La sinistra storica in Italia, impersonata dai comunisti, pretendeva di avere una sorta di primato morale. Gli eredi dei comunisti di ieri hanno evidentemente cambiato idea e comportamento, è come se da una dimensione fintamente etica i Ds fossero passati a una dimensione fintamente liberista, e la trasformazione appare radicale se si guarda a numerosi fatti comprese le ultime vicende di finanza italiana. Questo peculiarità o primato, il partito di Fassino e D’Alema non l’ha certamente più. Colpa dei tempi che cambiano e forse anche del sistema bipolare. In ogni caso i comunisti post-comunisti sembrano essere in corsa per mostrarsi eguali a tanti altri, spregiudicati come tanti altri, condiscendenti come tanti altri, su punti essenziali dell’etica e della morale, sul conflitto d’interessi, sul rapporto fra politica e affari, fra politica e comunicazione, fra giustizia e politica. Questo loro adeguamento all’economia della globalizzazione ha molte similitudini con modelli di sviluppo di molti postcomunisti dell’Europa dell’ex blocco sovietico, tuffatisi nell’economia di mercato, con l’idea che il capitalismo non sia un sistema basato su regole e norme, ma che assomigli invece all’immagine statica che Marx si fece dell’economia di mercato, quando descrisse il capitalismo speculatore e selvaggio. Questo capitalismo caricaturato si sono messi ad emulare. In un paese non normale come l’Italia, tutto viene metabolizzato, e spesso anche dimenticato, ed il rientro in politica attiva di politici a suo tempo coinvolti in fatti anzi misfatti di prima repubblica, come se la seconda fosse meglio, le riabilitazioni post-mortem di altri, servono solo a traghettare comportamenti eticamente censurabili come incidenti di percorso o peggio ancora fatti ineluttabili e naturali di chi ha il potere di gestire ed amministrare. Insomma la politica si è autoassolta, ma intendiamoci non è solo una questione di giustizia o magistratura è il percepimento dei comportamenti eticamente scorretti, che sta cambiando. In Calabria tutto questo è amplificato, i confini tra il lecito e l’illecito è più labile, e la politica come espressione della società, rappresenta perfettamente questo modo di leggere i comportamenti degli amministratori, anzi il loro comportamento, si insinua perfettamente, nella sinuosa “border-line” tra l’illecito ed il comportamento eticamente scorretto. La questione morale è grave non considerarla o considerarla una questione antiquata o astratta, e liquidarla affibbiandole l’attributo sprezzante di moralismo, sia bene inteso, ciò equivale a una rottura del contratto sociale e a una defezione delle persone più illuminate. Questo vale per ciascun cittadino e qualsiasi politico, in Italia come in Calabria; per la destra, il centro e la sinistra. Ciascuno ha l’obbligo di porsi la domanda sul corretto modo di agire prima ancora e indipendentemente della rilevanza giuridica del comportamento, l’agire morale riguarda la fase che precede la linea di confine a partire dalla quale i comportamenti diventano penalmente rilevanti, non è detto che il confine venga poi superato. E non sempre i comportamenti non corretti sono legalmente perseguibili, questo in realtà è un falso problema. All’Informazione ma ancor di più alla Magistratura non è demandata l’osservazione dei comportamenti degli amministratori nel senso dell’etica, ma solo se questi comportamenti sono penalmente rilevanti. Ma come appartenenti alla cosiddetta società civile, ci corre l’obbligo di dire, con possibilità di dimostrarlo con dati di fatto, che molti atti messi in essere dalla politica locale e regionale, soprattutto da parte della classe dirigente diessina pur se penalmente (forse) non perseguibili, questo non sta a noi stabilirlo, non per questo diventano legittimi ed eticamente corretti. Giorgio Durante Presidente di CalabriaLibre