Annegati nelle lacrime di coccodrillo

Noi, umili frequentatori dei libri e delle terre d’Europa, calabresi che condividiamo con i nostri vicini &#45 di corsia &#45 il dolore dell’appartenenza ad una terra delirante, veniamo punti quotidianamente sulle piaghe ormai putrefatte. Raffaele Rio, dal suo privilegiato osservatorio statistico, c’informa quotidianamente dei disastri economici che alloggiano meschinamente dalle nostre parti. Addirittura il Newsweek, famoso settimanale americano, ci invia, a mo di lezione, un resoconto tanto drammatico quanto realistico sul coma che ha ammantato la collettività meridionale. E’ mortificante gridare al vento ciò che a noi, da tempo, appare assolutamente sufficiente per azzeccare la strada maestra del risanamento e dello sviluppo. Viviamo nella terra dei paradossi, annegati da deplorevoli lacrime di coccodrillo. Sono anni che si parla della creazione di una grande banca del sud quando questa, che esisteva da immemore tempo, una quindicina d’anni fa fu consegnata a buon prezzo ai ricchi padani. Mantenere l’acronimo CARIME (Cassa di risparmio del Mezzogiorno) per caratterizzare una banca bergamasca è quanto meno di cattivo gusto. E ancor peggio è leggere delle decine di milioni d’euro con cui la stessa ha chiuso l’ultimo bilancio perché sappiamo che questa ingente somma di denaro non ha poca ricaduta sul territorio. Creare reddito, infatti, non significa essere ricchi&#59 occorre che i soldi qui guadagnati siano qui spesi.E’ paradossale ascoltare da almeno un lustro le tante parole spese sul Mediterraneo in una regione che non ha mai legiferato sul tema predominante della new economy europea: la cooperazione. Seduti l’altro dì nell’Auditorium del S. Agostino a Paola, è stato triste sentirsi fare una lezione, per quanto mirabile e opportuna sia stata, dalla “lontana” Fosca Gennari, dirigente Alpitour, sugli assiomi dello sviluppo turistico che noi, calabresi umili frequentatori dei libri e delle terre d’Europa, conosciamo e vanamente urliamo da tempo. Siamo diventati i pulcinella della realizzazione, primi maestri delle giuste e opportune enunciazioni e ultimi discoli scolari delle loro possibili applicazioni. E’ una vita che ci spendiamo a raccontare che possedere tante risorse turistiche non è pari ad affermare che ne abbiamo fatto un prodotto: è ampiamente risaputo che il turismo lo fanno gli uomini e non la bella natura (Emilia Romagna docet). Ad Enti e Istituzioni ci avviciniamo costantemente per ripresentare la necessità di educare prima le tante PMI calabre alla pratica della collaborazione, di costruire poi la rete che con i suoi tentacoli rendi possibile l’interscambio. Sappiamo bene che molte delle PMI calabresi si caratterizzano per un forte orientamento etnocentrico e per un relativo orientamento al prodotto e alla vendita locale in un quadro europeo che impone, invece, l’apprendimento delle nuove regole del confronto competitivo nei mercati internazionali. Abbiamo fine contezza dell’opportunità ineludibile di investire sullo studio dei possibili mercati, soprattutto quelli esteri, perché creare eccellenze o certificare il processo di filiera non genera di per sé il fenomeno della vendita in un panorama economico fortemente contratto e caratterizzato da un trend negativo dei mercati interni. E’ il paradosso altro di una Calabria che ama sentirsi dire, affascinata come pochi dall’erudizione estranea, salvo poi invocare il ritorno di quei cervelli che qui, prima della loro fuga, non sono mai stati ascoltati. Le parole seppelliscono la capacità di chi potrebbe renderle fatti, nel povero meridione insultato da centinaia di convegni che, come disse Sandro Principe qualche mese fa a Trebisacce, rappresentano una delle nostre grandi pochezze. Lotteremo ancora, sin quando, stremati anche noi, sceglieremo di esplodere altrove. Alla sera però non bagneremo il guanciale di ipocrite lacrime di coccodrillo.Dott Ermanno Cribari