Anno Zero di Pippo Callipo

DICHIARAZIONE STAMPA DELL’IMPRENDITORE FILIPPO CALLIPO DOPO LA TRASMISSIONE “ANNO ZERO” DEL 19 OTTOBRE 2006 SULLA CALABRIA.“Noi calabresi onesti non ci riconosciamo nell’immagine che i nostri politici hanno dato della Calabria nella trasmissione di Michele Santoro andata in onda Giovedì scorso. Dobbiamo gridarlo forte, perché altrimenti qui è la fine. Un conto è la Calabria della politica, così come è stata crudamente rappresentata da ‘Anno zero’ e dai politici presenti in studio, un conto è la Calabria di chi lavora e vive in questa bellissima regione che, purtroppo, paga un prezzo altissimo per responsabilità non proprie, ma a causa di una parte della politica che forse non si rende neppure conto dei danni che sta provocando, a noi imprenditori sani, a noi professionisti, a noi gente comune, a noi cittadini che amiamo la nostra regione e che dobbiamo ribellarci alla condizione di inferiorità civile e democratica cui la trasmissione ci ha involontariamente relegati. Noi calabresi non siamo remissivi e conniventi col malaffare o con la criminalità.Purtroppo però spesso il nostro disagio &#45 anche espresso ed urlato, come a me è più volte capitato &#45 non è recepito dallo Stato e dalle sue articolazioni, cosi si resta in una solitudine che fa venire a galla solo il peggio che pure in Calabria c’è e che nessuno intende negare o sottacere. Sto ricevendo decine e decine di telefonate di amici di tutta Italia, di imprenditori semplicemente sbalorditi del quadro calabrese proposto dai nostri politici nella trasmissione di Santoro e faccio fatica ad affermare le ragioni della Calabria onesta che nonostante le difficoltà, i ricatti ambientali e la presenza di una criminalità invasiva, c’è, ed è forte, pulsa, ma non trova spazio nelle istituzioni, nelle sedi dove si fanno le scelte importanti&#59 fa fatica persino ad esprimersi perché ogni spazio è occupato dalle clientele, dall’assistenzialismo politico, dalla politica vecchia che non cambia mai e premia i peggiori e fa andare via i talenti e le nostre migliori intelligenze.Non avrei voluto più parlare di politica, perché capisco che alcuni percorsi debbano fare il loro iter fino alla fine per svelare i contenuti di cui sono portatori, ma dopo la trasmissione di Santoro non è più possibile il silenzio di tutti noi che, a causa delle incapacità della politica a migliorarsi ed a migliorare la qualità delle Istituzioni, rischiamo di finire non più fuori dall’Italia ma fuori dall’Europa civile e confinati in un limbo in cui nessuno vuole più mettere piede. Ma ci rendiamo conto di cosa significhi offrire all’Italia uno spettacolo cosi degradante delle nostre Istituzioni e dei suoi principali uomini di governo? Cosa significhi far credere all’Italia ed all’Europa che in Calabria tutto è mafia e che la mafia controlla tutto e addirittura le Istituzioni, che è dentro la politica e che la politica, anche quella da cui ci attendevamo un cambiamento, è prigioniera di zone grigie, di affarismi, di un vecchio modo di gestire le risorse pubbliche? Anzitutto significa che ci giochiamo ogni possibilità di attrarre investitori pubblici e privati e che il nostro sviluppo economico ed ogni possibilità di rilancio turistico e ambientale, sociale e culturale, dopo trasmissioni come quella di ieri, sono seriamente compromessi.No, non si può tacere lo sdegno che i calabresi liberi debbono avvertire, occorre reagire a questo scempio politico, e dobbiamo farlo veramente tutti, imprenditori, professionisti, impiegati, disoccupati. Dobbiamo reagire e fare in modo che la Calabria degli onesti ritrovi un suo protagonismo e dialoghi col Paese, cosi come occorre che la buona politica, che pure c’è, reagisca, esca da questa cappa di compromessi opachi e stia accanto alla gente, comprenda il disagio di chi fa sviluppo in Calabria anche grazie alla fiducia di cui godiamo e capisca che se viene meno la fiducia del Paese &#45 cosi come sta accadendo da qualche anno &#45 persino nella parte pulita della nostra regione rischiamo di divenire lo zimbello d’Europa. A tutto ciò dobbiamo reagire, non per il nostro personale interesse, ma per l’interesse delle nuove generazioni, dei nostri figli che subiscono gli effetti negativi di un’idea pessima sulla Calabria e per l’amore verso questa terra che davvero non merita di essere cosi maltrattata.” Filippo CallipoPizzo, 20 Ottobre 2006