Antonio Gentile e giornalismo servile

Erano, forse, 5 anni che non appariva in una intervista televisiva il Senatore Gentile, in realtà non appariva in generale sul territorio. Scomparso subito dopo aver acquisito l´ampio suffragio elettorale, dimentico di essere rappresentante di una popolazione piena di bisogni ed istanze, che aveva riposto in lui più di una speranza. Ma a Roma, come sappiamo, i nostri politici vengono attratti dalle lusinghe delle sirene e si perdono in una sorta di isola del godimento. Negli ultimi anni, è stato sempre così, da destra e da sinistra, Geppino Camo ne è un´altro esempio. La vicenda che ha visto poi protagonista il sottosegretario Galati ci apre il sipario di dove possa arrivare il ludico ed il godereccio romano. Ma al di là delle facili battute, dopo questa lunga assenza, l´apparizione di Gentile, una domenica mattina al cospetto di una nota giornalista cosentina, lascia perlomeno sorpresi. Certo la vicinanza delle elezioni, che lo vedrà protagonista, come ha confermato durante l´intervista, è l´unica vera motivazione della sua apparizione, ora tenterà di ricucire lo strappo con la gente che lo ha sostenuto. Una lacerazione lunga cinque anni, difficile da ricucire, che vedrà impegnata tutta la famiglia Gentile, in giro con i soliti argomenti, baci ed abbracci, che hanno sempre meno presa su una popolazione si bisognosa e da sempre sottomessa al potere, ma adesso sempre più rassegnata e meno credulona. L´intervista vetrina, non è stata certo una bella pagina di giornalismo, tutt´altro è stata l´ennesima triste prova del vassallaggio del giornalismo locale al cospetto della politica. Il motivo è chiaro, in questa regione in assenza di una classe giornalistica formatasi in ambienti culturalmente emancipati, e svincolati dalla politica, ha visto emergere volenterosi autodidatti, che purtroppo non hanno le caratteristiche salienti del giornalismo, ossia capacità di critica, autonomia nei confronti dei poteri, capacità di indagine ed approfondimento. Ecco allora che il Senatore è libero di sciorinare critiche, a destra ed a manca, più a manca, ovviamente, imperversa libero, anzi con il giornalista che gli dà le imbeccate e gli fa da spalla, in una sorta di teatrino, dove peraltro si replica la stessa scena da anni. Niente da eccepire sul comportamento dell´intervistato, che ha fatto la sua parte, ma una domanda su cosa avesse prodotto la sua presenza in Parlamento in questi 5 anni sarebbe stata cosa opportuna, era dovuta nel rispetto dei cittadini e degli elettori spettatori. Il prosieguo dell´intervista è stata poi il festival dell´ipocrisia e della falsità, irritante per chi come me la politica l´osserva e la studia, ma anche per la gente, ormai disincantata davanti a questi senatori di flauto, pardon suonatori, un esempio? Polti, la situazione occupazionale e il salto, alle nefantezze compiute con la legge 488, è breve. Chi è, che ha la ricetta per evitare le derive illegali della 488, il Senatore Gentile, naturalmente, che nella finta ignavia dell´intervistatrice detta le regole della nuova 488. Lui, proprio lui che parla di maglie larghe della legge, ma che solo quanche mese addietro nelle maglie, pur larghe, della giustizia è rimasto impigliato proprio per una questione di 488, che ci auguriamo lo vedano estraneo, ma da quì a dettare le nuove regole ed assurgere a paladino della giustizia è tutta un´altra cosa, non fosse solo che per una questione di opportunità. Il Senatore non conosce forse gli ultimi eventi che hanno visto protagonista il direttore dell´area di Sviluppo di Sibari? oppure i fatti che vedono coinvolte decine di imprese di PROCAL? Perchè di questi fatti non ne parla e non denuncia le malefatte ed le connivenze politiche? In molti di questi scandali spesso si arriva al primo livello, il secondo livello viene solo appena scalfito ma il terzo livello, quello, politico rimane sempre occulto. Questi sono gli argomenti che l´intervistatrice doveva tirar fuori, e non invece ciò che si è visto che ha rappresentato una delle peggiori pagine di giornalismo locale degli ultimi anni, se di giornalismo a questo punto si può parlare.Riceviamo e pubblichiamo