Appello alle Associazioni Calabresi

Cari amici della Rete per la Calabria, cari amici di tutto il mondo associativo Regionale, i gravi fatti che sono accaduti in questa Regione, l’inascoltato appello fatto al governo regionale di rimettere il mandato nelle mani degli elettori, l’ancor più grave situazione dell’illegalità diffusa e pervasiva fino ai massimi livelli dell’apparato politico&#45amministrativo, la lentezza della società civile a percepire i segnali di disgregazione socio&#45economica e la sua pretestuosa litigiosità, mi hanno condotto alla determinazione di fare un appello, un appello all’unità del mondo associativo, che è espressione della società civile, come espressione della società civile, è, non a caso, tutto l’apparato che amministra noi tutti, politica compresa. Un mondo indefinito quello della società civile, dove nascono incomprensioni e lotte intestine tra giovani e meno giovani, tutti politicamente dalla stessa parte, ma tutti terribilmente l’un contro l’altro armati. Mai più giovani che digrignano i denti, e si azzannano, appena possibile, mai più provocazioni e risposte istintive e laceranti, mi appello al comune senso della misura, ed al rispetto della persona, non può esserci nessun progetto se alla base si disconoscono le regole più elementari, della civile convivenza. Ognuno, come è uso fare in questa terra, è proteso a difendere il proprio orticello, che poi orticello non è, perché quel deserto che è alimentato dalla malapolitica, avanza, avanza inesorabilmente, fino a fagocitare tutto e tutti, solo tutti insieme all’unisono possiamo arginare questo fenomeno. Quello dell’associazionismo è un mondo che conosco bene che mi ha visto sulle barricate fin dal lontano 1990, e non perché fossi deluso dal qualcuno che mi aveva promesso, o perché fossi insoddisfatto della mia vita professionale, per fortuna piena di soddisfazioni, ma fin dal giorno del mio ritorno, ho sempre percepito un profondo senso di ingiustizia, un infinito senso di rassegnazione e di subalternità di una intiera popolazione ad una classe dirigente, incolta, prepotente, e vile, vile perchè dei bisogni della gente ne ha fatto uno strumento per raccogliere consenso, e voti. Nelle fratture che possono crearsi nel mondo associativo si insinuano, in modo subdolo, i grimaldelli della politica, vecchi militanti delusi pronti a riallinearsi o giovani abbagliati dalle lusinghe di soldi facili e di facili carriere. Ma non è della classe politica Calabrese e dei loro metodi, che voglio parlare, perchè penso che in tutti noi c’è ormai la consapevolezza dell’inadeguatezza di una classe dirigente che ha mostrato tutti i suoi limiti, in termini di capacità amministrativa, di rinnovamento, di rispetto della legalità. Mi sento un veterano, di questo variegato mondo, un veterano che qualche volta si chiede se ne vale la pena continuare a sperare e a lottare, se questa regione e la sua gente merita il sacrificio di singoli combattenti, di paladini della libertà e della giustizia, oppure merita i pessimi rappresentanti politici che essa stessa esprime. Le numerose battaglie vinte, anche in 50 o in 10 o anche da solo, mi danno la certezza che oggi ci giochiamo tutti una grande occasione, c’è la possiamo fare, ma solo se questa volta si è tutti uniti, senza tentennamenti senza se, senza ma. Questa volta la posta in gioco è grande, e forse anche il prezzo da pagare sarà alto, ognuno pagherà il suo, ma senza piegarci senza mai guardare indietro e soprattutto senza rimpianti, anche a me tocca pagare un prezzo e lo pago quotidianamente essendo stato rimosso dalla direzione di un’azienda Speciale della Camera di commercio di Cosenza, per mancato allineamento con il Commissario nominato dal Governatore, nonostante questi sia stato dichiarato da una commissione medica nel “90 permanentemente inabile al lavoro, e per questo prepensionato, il quale mi ha pubblicamente definito un “querelatissimo Carneade” perché in questa regione se denunci con nomi e cognomi ti querelano, ma nonostante tutto eccomi qua con voi tutti a combattere giuste e sacrosante battaglie. Ho fatto cenno ad alcune mie vicende personali, non per una qualsivoglia sorta di narcisismo, ma solo perché ritengo che abbiano un grande valore didascalico, soprattutto per le nuove generazioni. E soprattutto a loro che voglio rivolgere questo mio appello, ritroviamoci sulle grandi battaglie di grande tensione morale, cerchiamo di volare alto, come alte sono le idee e i progetti che ci vedono protagonisti. Le beghe, i contrasti, di giovani che emulano comportamenti e vecchi vizi della politica, danneggiano tutti, danneggiano soprattutto quel grande progetto di mettere insieme tutta la società civile regionale, facendo il gioco di chi vuole tarpare le ali ad un progetto che tenta di prendere il volo. Il mondo associativo, non ha bisogno di prime donne o di generali, preferirei interlocutori i quali, alzano la voce o si impossessano prepotentemente del microfono, non per amore di rissa o per conquistare il proscenio ma perché veramente indignati e spinti dall’intima esigenza di testimoniare un disagio diffuso, questa regione ha solo bisogno di gente concreta che si rimbocca le maniche e che lavora perché un intero popolo riacquisti quella dignità che quaranta’anni di mala politica gli anno fatto perdere, la dignità di dire no, a chi chiede il voto promettendo lavoro o altro, dire no a chi chiede il pizzo, dire no a tutte le facilitazioni che hanno un prezzo da pagare in termini di dignità o di libertà. Tutti abbiamo bisogno di tutti, dobbiamo fare argine compatto, allo straripare dei poteri forti, alcune volte pure occulti, abbiamo bisogno di giovani coraggiosi che offrono il loro petto per difendere la sete di giustizia dei familiari delle vittime della mafia, abbiamo bisogno di giovani che abbiano il coraggio di denunciare, rischiando di essere denunciati, abbiamo bisogno di giovani che predispongano strumenti democratici per l’affermazione dei diritti dei cittadini, abbiamo bisogno di imprenditori coraggiosi, di cattedratici, di gente per bene, con la passione per la giustizia, piena di buona volontà per compiere tutti insieme un grande sforzo per riscattare la nostra terra, per riappropriarci della nostra dignità di uomini per smettere di sopravvivere, come rassegnati servi della gleba.Forza allora tutti a Reggio Calabria il 17 Febbraio 2007Giorgio Durante presidente Calabrialibre membro del direttivo della Rete per la Calabria