Appello Cooperativa Valle del Bonamico

La Cooperativa Valle del Bonamico con rammarico prende atto di una lettera della Prefettura di Reggio Calabria già del 15/04/2011 con la quale si informa la Regione Calabria ell’esistenza di un fermo interdittivo nei confronti della cooperativa stessa per la certificazione antimafia.Il rammarico è profondamente sentito perché il giudizio è ingeneroso e le motivazioni adottate sono sostanzialmente basate sulla normale frequentazione che i membri del Consiglio di Amministrazione della cooperativa hanno tenuto in questi anni dal 1995 a oggi con “soggetti appartenenti alla criminalità organizzata della Locride”. Già nel 1996 analoghe obiezioni erano state sollevate. La pregiudiziale negativa fu allora superata proprio perché lo scopo della cooperativa era, ed è rimasto, quello di aiutare giovani, che avevano avuto precedenti difficili, a uscire, tramite il lavoro onesto e realizzato in cooperativa, dalla palude mafiosa. Il risultato è stato raggiunto, se è vero che mai i soci della cooperativa, dopo il loro ingresso, sono stai coinvolti in situazioni criminali o rilevanti penalmente. Il lavoro in cooperativa si è dimostrato valido antidoto alla logica deviante della mafia. L’OCSE ha censito la nostra cooperativa tra le best practices in agricoltura sulla base sia del giudizio della qualità tecnica delle attività, sia per i circa 500 posti di lavoro creati, sia per l’impatto sociale realizzato. Numerosi articoli, libri, resoconti giornalistici e tesi di laurea hanno evidenziato, in molteplici occasioni e a diversi livelli, l’esistenza e la consistenza di fruttuosi risultati realizzati nella Locride dalle cooperative
agricole, a partire da grandi fatiche e percorsi non facili. Né va dimenticato che, proprio tramite il coraggio della Bonamico, tante altre iniziative sono sgorgate da questo filone sia nella Locride che in Calabria. Lo stesso progetto Policoro ha tratto spinta da questo nostro esempio, anche se poi ha camminato su proprie strade con analogo coraggio e frutti positivi. Il cambiamento che la Calabria vuole vivere chiede che questo filone di antimafia sia custodito intatto. Affrontare consapevolmente il rischio è parte integrante  dell’aspetto educativo in ogni azione sociale: ce lo insegna una tradizione di santi e di maestri, che non hanno avuto paura di sporcarsi le mani per liberare dalla strada dell’errore altri fratelli e sorelle. Crediamo perciò che anche lo Stato e i suoi apparati Istituzionali divengano consapevoli che questa è una essenziale strada per vincere la mafia – vero è che finora le Istituzioni hanno dato fiducia al nostro lavoro e ciò ci ha confortato nell’impresa. Facciamo perciò appello alle forze della cultura, dell’università, della chiesa, della politica perché riflettano con noi e spingano per mantenere intatta la nostra linea fondativa, che è percorsa dal dolore e dall’errore verso la legalità, in attuazione della quale anche lo Stato ha positivamente accompagnato il cammino della cooperativa. Senza fiducia e riconoscimento delle Istituzioni la cooperativa non può che cessare di esistere. Il cammino compiuto, i frutti raccolti, i legami con tante altre realtà regionali e le tante visite ricevute da ogni parte d’Italia ci danno motivo e orgoglio per proseguire la nostra linea originaria, confidando che anche la Prefettura possa porre in atto un ripensamento, ampliando il proprio sguardo agli aspetti sociali positivi della nostra storia, restituendo il certificato antimafia alla cooperativa.