BILANCIO CALABRIA: TUTTO COME PRIMA

La presentazione del bilancio 2006 e le linee da seguire per le scelte finanziarie del triennio 2006 forniscono l’occasione ai partiti ed alle forze sociali di ripetere un ”ritornello già visto” da quando si è istituito il regionalismo. La Giunta, cosciente che si tratta di poca cosa e soprattutto di “cosa sua” ritiene di far “ratificare” dal Consiglio regionale il suo elaborato. I sindacati e le altre forze sociali protestano per il mancato o scarso coinvolgimento nelle scelte fatte, il Consiglio si divide tra maggioranza e opposizione. La maggioranza “mugugna” e quasi sempre si divide anch’essa tra i sostenitori a oltranza e i critici, l’opposizione è sempre compatta contro ogni tipo di documento presentato dalla maggioranza.Il quadro è quello dell’anno precedente; quest’anno, per giunta, il Presidente preme per approvare (pardon ratificare) il bilancio (o meglio la finanziaria 2006) entro il 31/12/2005 e allora il clima diventa incandescente.Molto sommessamente vorrei fare qualche considerazione non partigiana, che può aiutare a riflettere. Intanto si può affermare, senza tema di sbagliare, che l’intendimento del Presidente è di per sé sacrosanto. Approvare il bilancio entro dicembre è l’aspirazione di tutti i Governatori; d’altra parte fa così il Governo Nazionale, fanno così le grandi Regioni del Centro-Nord; perché la Calabria non dovrebbe? Proprio per questo, perché si tratta della Calabria, caro presidente! direbbe l’ “emancipato” osservatore leghista. Ma, aldilà delle battute, l’aspirazione del Presidente non solo è legittima, ma anche giusta. L’esercizio provvisorio è sempre deleterio, anche se si tratta di un bilancio con pochi gradi di libertà.D’altra parte, per raggiungere l’obiettivo dell’approvazione in dicembre andava seguito un “iter” adeguato. La presentazione del documento doveva essere preparata con tutte le dovute consultazioni , così come fanno il Governo Nazionale e le grandi Regioni del Centro-Nord. I sindacati hanno ragione a lamentarsi per la mancata informazione, ritenendo leso il meccanismo sottoscritto della concertazione. La maggioranza ha ragione di dividersi perché pochi hanno partecipato alla stesura del documento.L’opposizione, come al solito, ha ragione a protestare sdegnosamente e forse anche ad abbandonare i lavori.Ma allora chi ha torto? Sembra proprio che ciascuno abbia ragione e torto nessuno. A mio modesto avviso però hanno tutti ragione per la forma ma hanno tutti torto per la sostanza; disgraziatamente per i calabresi è proprio così; ogni anno è stato così, da trentatre anni.Hanno torto paradossalmente tutti perché non hanno preso coscienza che quel bilancio o finanziaria che sia, è sempre un documento asfittico. E’ un insieme di poste fisse intoccabili con una modesta frazione utilizzabile con scelte di merito. E’ innanzitutto una regolamentazione di alcune spese; non è un vero bilancio, in cui si dovrebbero discutere e approvare le entrate e le uscite.L’elefantiasi della spesa sanitaria, i debiti pregressi e i mutui da pagare, le spese per gli enormi esuberi del personale dipendente, il cui elenco vero è ancora un mistero; le uscite per finanziare la gestione delle sedi e degli organismi di governo, con due sedi in Calabria e due a Roma, degni di uno Stato medio europeo; tutto questo è il male oscuro del bilancio regionale. Il resto, su cui si litiga, è composto da spiccioli.Prima di Natale, l’Assessore al bilancio ha lanciato un grido di allarme, nel timore di dover proporre alla Giunta la dichiarazione di dissesto finanziario. Se l’allarme fosse fondato, sarebbe veramente assurdo che non si prenda atto e non si passi ad una vera strategia politica che riesca a incidere nel medio-lungo periodo sia dal lato delle uscite che delle entrate. Per invertire la tendenza, infatti, dal lato delle uscite, sarebbe necessario una volta per tutte comprendere che la gestione efficiente della spesa è la condizione indispensabile per lo sviluppo economico sostenibile della Regione e che gestione efficiente significa anche gestione meno onerosa. Dal lato delle entrate, invece, occorrerebbe che tutti, forze sociali e politiche, maggioranza e opposizione, visto che produciamo meno della metà della ricchezza consumata, si proponessero di far crescere la produzione di beni nel quinquennio di legislatura, a tassi doppi rispetto a quelli medi della U. E. , discutendo insieme come fare. I vincitori dovrebbero muoversi per primi e proporre soluzioni nuove anche politiche e istituzionali. Altro che vantarsi di effimeri o virtuali successi; va fatta invece una riflessione profonda sullo stato di fatto in cui ci troviamo e alla fine vanno trovati i rimedi facendo “sistema”, evitando le sterili polemiche e le inutili e infruttuose rivendicazioni assistenziali dallo Stato e dalla Comunità Europea.E’ capace di sollevarsi e agire così la nuova classe dirigente della Calabria?La risposta è positiva se basata sull’incitamento della Chiesa e sulle idee dei giovani intellettuali ed amministratori, i quali, per la prima volta, gridano senza paura di voler vivere nella legalità, che è fondamento del progresso economico e sociale.Il tempo stringe, si ascoltino allora queste voci e non si continui con il solito ritornello delle inutili e alquanto fastidiose polemiche “provinciali”!Aurelio Misitiwww.procalabria.it