Bova, Pollichieni e l'Udc…

E così da oggi (sabato 2 gennaio 2010) Peppe Bova annovera un altro sponsor: il direttore di Calabria Ora Paolo Pollichieni e, di conseguenza, il giornale da lui diretto. Quella che appare come l’ennesima opera di trasformismo ed incapacità di fare pulizia all’interno dei propri partiti in Calabria viene presentata da Paolo Pollichieni, addirittura, come opera contro “la conservazione, il riciclaggio e la transumanza politica, capace di trasformare la Calabria in un laboratorio politico che anticipi lo scenario nazionale”.

Oibò…! Paolo Pollichieni, quindi, invece di preoccuparsi di andare a vedere da quali uomini è formato in Calabria l’ Udc, trasforma l’ultima trovata di Peppe Bova in realizzazione che vale “l’impegno politico di una vita e l’accantonamento da qualsiasi egoismo personale”.Obiettivo di tale turatura di naso e bendatura di occhi, oltre ad una manifesta incapacità di indicare ai calabresi fatti e misfatti con nomi e cognomi, è “battere le destre e l’accordo di potere che si cela dietro l’asse Scopelliti-Gentile”. Non vi è alcun dubbio che vi sia un indecente accordo di potere fra Scopelliti e Gentile, basta vivere in Calabria per saperlo. Ma scegliere il male minore per la nostra Regione non è di certo il massimo, specie alle soglie del 2010. Quale alternativa propone, infatti, il centrosinistra e Paolo Pollichieni all’indecente duo rappresentato da Scopelliti e Gentile? E quale credibilità potrà mai avere un giornale che ha dimostrato, in tale occasione (e non solo in questa, per la verità) tanta faziosità? Giusto per non parlare in astratto e chiamare le cose con nome e cognome, è bene allora ricordare al finto smemorato Paolo Pollichieni alcuni dati. Innanzitutto, chi è per i calabresi “perbene” (ci si augura che tale etichetta non sia di esclusiva proprietà di Pollichieni e che anche altri possano usarla) il “trasparente” (così si definisce egli stesso) Peppe Bova? Giuseppe Bova, che oggi blatera di “trasparenza, criteri democratici e bla, bla, bla…” è quel personaggio che nel 2003 era vicepresidente del Consiglio regionale e quindi membro dell’Ufficio di Presidenza allorquando, a spese dei contribuenti calabresi, regalò 47 borse in pelle “Nazzareno Gabrieli” e penne Montblanc a tutti i consiglieri regionali per una spesa di oltre 25mila euro!

Il tutto come regalo di Natale. Anno del Signore, il 2003. Per tale “trasparentissimo” atto, il 27 gennaio 2006 la Corte dei Conti calabrese, con sentenza n. 109, ha condannato Giuseppe Bova ed i consiglieri Antonio Borrello, Domenico Rizza, Franco Pilieci e Luigi Fedele (quest’ultimo quale ex presidente del Consiglio regionale) a risarcire l’erario, scrivendo in sentenza (definitiva da oltre 3 anni) che “l’imputazione a carico del bilancio pubblico di spese dirette a soddisfare interessi meramente privati degli amministratori non risponde ai criteri di efficacia, efficienza e soprattutto di legalità dell’azione amministrativa. Si tratta di responsabilità giuridica stricto-sensu, rigorosamente accertata in tutti isuoi elementi costitutivi”. Più chiaro di così… ! Possibile che l’ “attento” direttore di Calabria Ora Paolo Pollichieni non sia mai stato portato a conoscenza di tale sentenza? O la giudica così irrilevante da doverci sorvolare e spendersi ora per Peppe Bova tanto tranquillamente? Oppure dobbiamo farci l’abitudine ad avere politici calabresi condannati dalla Corte dei Conti per gravi violazioni di legge? La cosa ancora più grave è che il giornale diretto da Paolo Pollichieni non ha mai avuto nulla da dire su tale sentenza, ritenendo evidentemente normale, anche nell’era del “dopo Fortugno” che avrebbe dovuto essere improntata alla massima trasparenza, avere un presidente del Consiglio regionale (Giuseppe Bova) definitivamente condannato dalla Corte dei Conti per un atto (regali di Natale a sbafo dei contribuenti) a dir poco indecente.

Vogliamo poi parlare del decreto di proscioglimento dell’ex segretario dei Ds reggino Lillo Zappia, coinvolto nella Sanitopoli reggina? In quel decreto, pur di proscioglimento, il gip ha però rimarcato “la sconcertante e silente arrendevolezza e accondiscendenza di Giuseppe Bova dinanzi alle richieste dell'imprenditore (in odore di mafia) Giovanni Minniti, amico personale di Zappia”. E scusate se è poco…!
In fondo, Giuseppe Bova è anche quel personaggio che, come sottolineato più volte da giuslavoristi di fama nazionale come Ichino (peraltro parlamentare del Pd), Martone e tanti altri, ha elargito effettivi rapporti di lavoro subordinato a scadenza (anziché creare lavoro stabile ed effettivo), camuffandoli in stages della Regione Calabria per risparmiare su tutti gli oneri indiretti. In sostanza, il trasparente Giuseppe Bova si è inventato una vera e propria dissimulazione per regalare “lavoro” per due anni (nessuno stage dura così tanto in nessuna parte d’Italia) a giovani che, alla fine dello stage, non potranno però trovare vero lavoro nelle amministrazioni ospitanti (così nel bando). Né Giuseppe Bova è mai riuscito a spiegare al professore Ichino a cosa servano per le centinaia di laureati calabresi i tre mesi iniziali di “percorso formativo di orientamento e accompagnamento all’inserimento”, trattandosi di un “percorso” del tutto indifferenziato e scollegato alle specificità di ciascun singolo “progetto formativo”. Dulcis in fundo, tali stage voluti da Bova, e destinati sulla carta ad addestrare i giovani all’innovazione nelle amministrazioni pubbliche, si sono addirittura svolti in amministrazioni che tale innovazione non l’hanno ancora neanche sperimentata!
Passiamo ad altro: vogliamo parlare dei 586mila euro (soldi pubblici) spesi per pagare ben 14 persone inserite da Bova nella sua struttura della presidenza del Consiglio regionale? Oppure dei 29mila euro di stipendio per l’autista di Bova?

 

Passando all’Udc, ecco invece qualche esempio di chi si nasconde sotto la sigla di tale partito in Calabria. Quell’Udc che, evidentemente, non imbarazza per nulla né Bova, né Pollichieni!

  1. Senatore Gino Trematerra, presidente regionale dell’Udc. E’ sotto processo a Cosenza, quale ex assessore regionale alla Formazione professionale, per i reati di falso, truffa ed abuso d’ufficio nella vicenda dei corsi regionali per il rilascio di diplomi fasulli per massofisioterapisti.
  2. Michele Trematerra,consigliere regionale (capogruppo dell’Udc alla Regione), figlio di Gino. Vincitore di un concorso all’Asl di Castrovillari per un posto di medico oculista nell’ospedale di San Marco Argentano. Peccato che il reparto in quell’ospedale neanche esistesse quando Michele Trematerra vinse il concorso.
  3. Mario Mazza, avvocato, sindaco di Gioiosa Jonica, vice-segretario regionale dell’Udc calabrese, i cui fac-simili elettorali vennero trovati a migliaia nelle case dei boss mafiosi della Locride durante una perquisizione domiciliare ordinata alla vigilia delle elezioni del 1 aprile del 1992 dal magistrato Nicola Gratteri.
  4. Dorina Bianchi, eletta alla Camera dei deputati nel 2001 con l’Udc, partito all’epoca alleato con la Cdl di Berlusconi. Trasvolata nell’Ulivo per le politiche del 2006, rieletta nel 2008 con la Margherita, è ora di nuovo risaltata con l’Udc dopo aver, nella sua vita parlamentare, votato tutti i provvedimenti del governo Berlusconi dal 2001 al 2006, e poi quelli contro Berlusconi dal 2006 al 2008. Insomma, una persona dalle idee politiche molto chiare (si fa per dire…).
  5. Rocco Anello, ex consigliere provinciale di Catanzaro, coinvolto nello scandalo di Telekom Serbia.
  6. Giorgio Barresi, ex consigliere comunale di Lamezia Terme, arrestato nel 2002 e nel 2003 per usura, associazione mafiosa ed estorsione. Rimase ferito in una sparatoria avvenuta a Sambiase mentre si trovava in compagnia del boss di Lamezia Vincenzo Iannazzo. La presenza di Barresi nel consiglio comunale di Lamezia Terme, unitamente a quella di Giuseppe Ruberto (pure lui dell’Udc) portò nel 2002 allo scioglimento per infiltrazioni mafiose di quel consiglio comunale.
  7. Franco Pilieci, condannato insieme a Giuseppe Bova dalla Corte dei Conti per la vicenda dei “regali di Natale del 2003” a spese dei contribuenti (regali totalmente fuori legge e, come rimarcato dalla Corte dei Conti, “tesi a soddisfare interessi meramente privati”)
  8. Roberto Occhiuto, recordman dei contratti a tempo determinato nelle sue strutture di consigliere regionale (come denunciato nel 2006 dalla stessa Calabria Ora diretta all’epoca da Paride Leporace). Occhiuto è da un anno volato in Parlamento.
  9. Pasquale Tripodi, approdato all’Udc dopo un passato da socialista e nell’Udeur. Inutile soffermarsi su tale personaggio perché il direttore Paolo Pollichieni conosce molto bene i suoi misfatti (compreso l’arresto del collaboratore di Tripodi, trovato in possesso di 2 pistole con matricola abrasa, un revolver, una bomba a mano, munizioni e altre cosucce simili) e sa quantizzarne la pochezza.
  10. Si tralascia, infine, il fatto che nell’Udc calabrese abbiano militato, prima della sospensione o del cambio di casacca, personaggi come Pasquale Inzitari, Domenico Crea, Pino Galati, Dionisio Gallo (4 anni per mafia), e che molti consigli comunali calabresi, amministrati proprio dall’Udc, siano stati sciolti per infiltrazioni mafiose (da ultimo Gioia Tauro il cui sindaco era l'arrestato Giorgio Dal Torrione dell’Udc).

L’elenco dei misfatti dell’Udc calabrese potrebbe continuare a lungo, ma quanto riportato basta ed avanza per definire come indecente (per non dire altro) l’allargamento di Bova all’Udc, e semplicemente ridicole le simpatie manifestate da Pollichieni e da Calabria Ora per siffatta operazione.

P.S. Non sono del Pdl, né di alcun partito. Vorrei solo avere una Calabria pulita e giornalisti calabresi senza il salame sugli occhi.

Pietro Gerace, Crotone