CALABRIA: PENSIAMO AL FUTURO

C´è più d´una ragione perchè dalla verifica regionale si sia usciti come sappiamo e, soprattutto, c´è più d´una ragione perchè la salute della Calabria sia quella che è. E per molti tratti queste ragioni coincidono.La discussione nei partiti di centrosinistra e fra questi e Loiero, non escludo ci sia stata, anche serrata e sostenuta, per dare assetti di governo più efficienti e rispondenti alle mille e una emergenze calabresi. Solo che per come stanno le cose, per il sistema politico calabrese, per l´attenzione che l´opinione pubblica dedica alla politica calabrese, per la ineluttabilità, presunta, delle vicende nostre (“Che vuoi fare… così vanno le cose, e non cambieranno mai”), nessuno o quasi si è accorto di queste discussioni, anche perchè bisogna giudicare dai fatti: i retroscena, quel che c´è stato a monte e di fianco, sopra o sotto, in politica, ma non solo, contano poco o niente.I fatti, appunto, ci consegnano un esecutivo ancora più ingombrante, con quasi tutti ai loro posti, e qualcuno diventato viceministro, un programma rivisto, e va bene (diciamo così). Ma qualcuno ha notato nuovo piglio, tensione diversa, voglia di voltar pagina? E´ francamente difficile dire che si respira un´aria (più) positiva e intraprendente. Perchè? I partiti si sono incartati? La frattura fra il presidente e gli alleati pesa come un macigno? La Calabria è davvero una brutta bestia da domare? A Roma ci vogliono male? Più di questo la Calabria non può ottenere e non merita? Bisogna a mio giudizio risalire alla radice, all´origine dei governi regionali di centrosinistra che, tutti, si sono mossi, fedelmente e rigidamente, entro l´alveo esistente da sempre di cercare di dare risposte esclusivamente all´interno della politica dei palazzi, in politique politicienne, avvalendosi di analisi, strumenti e personale che per alcuni anni s´erano mostrati anche idonei a galleggiare, ma con l´irrompere dell´Europa, dell´euro, della globalizzazione, dell´informatica, d´;un progressivo scollamento fra amministratori e amministrati, e soprattutto della crisi crescente della politica, si mostrano sempre più non solo inefficaci ma addirittura controproducenti al fine di costruire un sistema-Calabria.Ecco perchè la salute della Calabria e l´uscita della verifica hanno stesse matrici. Perchè, appunto, a mali vecchi s´è risposto con metodi vecchi, perchè si pensa, o ci si illude, che con qualche vertice, un certo vernissage, una qualche rotazione, si è pronti a partire innescando circuiti virtuosi di coinvolgimento di genti e di intelligenze. Cosa che non s´avverte affatto, anzi, sembra di leggere vecchie ma indimenticabili pagine dei nostri grandi scrittori che tratteggiano i calabresi come facili all´indignazione, ma anche sostanzialmente rassegnati, fatalisti, indolenti, in attesa perenne d´un godot che non c´è. Dopo Chiaravalloti e la sua giunta che avevano lasciato sgomenti i più, s´era fatta la bella pensata d´investire in politici più o meno scafati e navigati, tutti interni alle diverse e consolidate (?) nomenclature: sarebbe stato più che sufficiente a invertire la rotta. Ma quali primarie, quali aperture a circoli, associazioni eccetera, quale ricerca di una qualche discontinuità, che pure c´è stata e c´è nel Mezzogiorno (Puglia su tutti, Sicilia, Napoli… ), con i sempiterni e con la sempiterna cultura politica nostrana! ProgettoCalabrie essenzialmente, altri minori a seguire, hanno imboccato la via dell´omologazione e del (presunto) sostituismo, i partiti fermi e ingessati pur in presenza d´una serie inquietante di eventi, anche giudiziari, che a prescindere dall´esito e dal rilievo penale, un minimo di sussulto etico e comportamentale avrebbero dovuto provocarlo, questo è lo stato della Calabria. E Loiero e il centrosinistra non hanno finora saputo, potuto per dir meglio, indicarci una strada, che dico: uno spiraglio, diversi. Con imprenditori che vogliono far politica o affari nelle corti dei potenti, intellettuali quasi silenti, giovani che vivono nelle loro fantasie, speranze e angosce, come su un altro pianeta. E l´antistato, la malavita che impera, comanda e determina.Si poteva, si può, affrontare la galassia nostra con desueti ragionamenti, vecchi balletti, eterne chiacchiere? Certo che no, e allora, e ora? Ora si va verso la fine della consiliatura, sperando che non si perdano per strada ulteriori pezzi di speranza, che sia possibile instaurare un rapporto fra istituzioni e società, si possa ripartire su nuove basi, con diversi approcci, con altri uomini, verso il futuro che varrà. Ma bisogna cominciare a pensarci e a lavorarci da subito, chè le cose, e quelle più difficili e importanti soprattutto, non s´improvvisano nè le regala qualcuno. Pensiamo al futuro.di Massimo Veltri