Calabriaora, Calabrialibre l´aveva detto.

Calabrialibre: Il coraggio di osare, la certezza di subireQuasi un anno addietro un gruppo di amici, di estrazione laico riformista, si sono costituiti in una libera associazione, delusi dal quinquennio, Chiaravalloti nel quale hanno latitato la buona amministrazione e la progettualità finalizzata allo sviluppo economico-sociale del territorio amministrato. Calabrialibre nasce libera, non come i centri studi degli anni 70, o come altre centinaia di associazioni, paraventi di militanza civile di partiti politici, in pratica specchietto per le allodole per attrarre consensi e persone allontanatesi dai partiti tradizionali. La libertà di espressione ed una forte volontà di cambiare lo stato delle cose, sono state le linee guida di tutta l’attività associativa, che vede militare al suo interno persone di ideologie diverse ma culturalmente affini, con un’unica grande idea, l’affermazione attraverso la proposta alla politica, di una forte spinta innovativa e di una reale volontà di cambiamento. Ma nell’immediato, già ci fu detto “ma chi ve la fa fare, tantu ‘un cangia nente”, e probabilmente è vero. Il dibattito politico, ci ha visto prima vicino all’attuale giunta regionale, fortemente voluta, e poi man mano che le cose apparivano chiare, abbiamo iniziato a prenderne le distanze. Abbiamo percepito quello che l’uomo comune della strada percepisce, e cioè che gli atti amministrativi positivi sono quelli che vanno ad incidere sul miglioramento delle condizioni economico-sociali della popolazione e sull’ambiente nel quale questa vive. Ma già l’assoluta mancanza di reale discontinuità con il passato, ci ha allarmato sulla reale portata del cambiamento dei vertici regionali, poi è iniziato il girotondo delle nomine, alcune volte un vero e proprio girotondo, e poi parentopoli, e poi bancopoli, e poi elettoropoli, e poi interinopoli, e poi pensionopoli, e poi incaricopoli, e poi informopoli, e poi sanitopoli, e poi ambientopoli e poi burcopoli (lo scandalo degli omissis del Burc). Questo è il quadro nel quale si è sviluppato il dibattito politico regionale, a parte la pagina nera del delitto Fortugno, che non è certamente avulsa da questo quadro, ma che in questo contesto c’entra, eccome. La nostra associazione, insieme a qualche altra, ha tentato di essere, una piccola voce, fuori dal coro, indipendente, e perciò a rischio, che utilizza internet come megafono e la stampa quando possibile. Certo non abbiamo avuto né il tempo né la forza di scrivere su tutto o di denunciare fatti ed atti messi in essere in questi otto mesi, ma lo abbiamo sempre detto, e qui lo ribadiamo con veemenza, i fatti di rilevanza giudiziaria non ci riguardano, questi attengono all’attività degli organi giudiziari ed inquirenti, ma i fatti politici, o a questi collegati, quelli dell’etica dell’amministratore, e della cattiva amministrazione sì, ci interessano come cittadini ed elettori, ma soprattutto come padri ed educatori. Non tutti i fatti o atti legalmente inattaccabili sono moralmente giustificabili, e non secondo la nostra morale ma secondo quelle regole non codificate che si manifestano ed esplicitano in comportamenti eticamente coerenti. I fantasmi siamo noi, abbiamo esordito alla presentazione del manifesto di Calabrialibre, ignorati dalla politica dei palazzi e dimenticati dai burocrati a questi referenti. Tutto questo poco edificante quadro, cosa poteva stimolare nella mente di noi batostati cittadini, se passano anni per avere valutato un progetto, costato sacrifici inumani, di cui non si sa neanche più dove sia, mesi per ottenere una prestazione sanitaria, per giunta scarsa, senza poter più fare un bagno in mare, per colpa di un ambiente terribilmente compromesso, e così via, saremmo credibili se ci esprimessimo in termini positivi, nei confronti dei nostri amministratori? Avremmo voluto scrivere Bravo Loiero, che ha ripulito il palazzo da lazzaroni e faccendieri, e così via per tutti gli altri. Questo è ciò che non siamo riusciti a dire, e di quello che, invece, abbiamo detto dobbiamo rispondere, in sedi che non ci hanno mai visto protagonisti. Proprio i soggetti in questi giorni oggetto d’attenzione della magistratura, ci hanno scagliato contro le forze dell’Ordine chiedendo addirittura l’oscuramento del Forum. Questo è il prezzo da pagare in questa regione per aver alzato la testa, per aver raccontato, per aver dibattuto liberamente, per aver ospitato articoli, pareri e commenti, come avviene liberamente da decenni sulla rete in tutto il mondo, e per aver difeso quel tozzo di pane che ancora ci rimane, ma che vogliono togliere ai nostri figli. Ci hanno tolto la salute, l’ambiente, la cultura, il lavoro, ed ora anche la libertà di espressione e magari anche quella personale. Questo è ciò che ci offre quella sinistra “moderna” che abbiamo fortemente voluto, in alternativa ad un centro destra, che ha fatto le stesse, pessime, cose, con sempre le stesse pessime persone. L’asprezza del dibattito politico, ma soprattutto quello sull’etica, che ci ha visto protagonisti, è dovuto ad un naturale moto di ribellione di chi vede ridursi sempre più i margini di una vita dignitosa, e di un futuro sereno per la propria prole, dove invece si allarga il divario tra chi sta sempre meglio e prende tutto, e chi invece non riesce più a portare a casa quel tozzo di pane, o non riesce a pagare il fitto di casa. C’è poco da raziocinare, quando non riesci a soddisfare i bisogni primari, dei tuoi cari, quando non riesci a trovare spazio in un mercato sempre più occupato dalle stesse entità, che non lasciano cadere neanche più le briciole dell’opulento banchetto, e che non ti danno neanche più l’opportunità di spigolare. Ma non era la sinistra che diffondeva messaggi di giustizia sociale e migliore distribuzione delle risorse? O forse ricordiamo male la storia, che pure abbiamo studiato? Questa è forse, quella, la sinistra moderna, della finanza spregiudicata, che persino a quella liberista, fa un baffo? Il percorso movimentista che ci ha visto protagonisti in meno di un anno ci ha consentito di essere per il momento ectoplasmi, ma non più fantasmi, restiamo in attesa di diventare persone, uomini e donne titolari di diritti, che come tali vengano dalle istituzioni e da chi le rappresenta, considerate. Intanto per ora iniziano a vederci ed a sentirci, e prima o poi dovranno ascoltare le nostre semplici istanze che sono fatte di rivendicazioni semplici di giustizia sociale, di libero accesso: alle risorse pubbliche, all’innovazione tecnologica, alla cultura, al mondo del lavoro, alla sanità, ed alla libertà di espressione senza atteggiamenti censori, e consentiteci di concludere, con fierezza, certi di lottare per una giusta causa, con “e adesso querelateci tutti”, parafrasando i coraggiosi ragazzi di Locri, che si sono imbattuti in un’altra forma di violenza prevaricatrice. Calabrialibre