Candidato a Napoli di L. de Magistris

Una frase di Don Milani ha sempre accompagnato la mia vita, risuonando dentro l’ animo come un’esortazione all’impegno attivo, che spesso richiede coraggio e, forse, un pizzico di saggia follia.

Soprattutto quando si tratta di un impegno che fin dall’inizio si preannuncia gravoso, anche in termini personali, ricolmo di rischi e di insidie.
Soprattutto quando lo si reputa doveroso.
Questa frase di Don Milani è in verità una domanda, una domanda semplice e difficile allo stesso tempo, perché obbliga ad una sola risposta.
Chiedeva Don Milani: “Che senso ha avere le mani pulite e tenerle in tasca?”. Qualche settimana fa, ho cominciato ad interrogarmi anche io, dopo il pantano delle primarie del centrosinistra e di fronte alla pressione affettuosa rivoltami da associazioni e movimenti, semplici cittadini e semplici cittadine.
Così ho risposto nell’unico modo possibile: non serve a niente che io abbia le mani pulite se poi le nascondo nelle mie tasche. Non serve a niente che sostenga la necessità di una primavera etico-politica per il Paese se poi non mi impegno in prima persona, se non lo faccio per la città che mi ha visto crescere e che ho amato profondamente e, soprattutto, che amo ancora oggi.
Così alla fine ho superato le fisiologiche titubanze e ho rotto gli indugi, scegliendo di candidarmi sindaco a Napoli, sapendo quanto la sfida anti-sistema sia ardua. Esiste infatti un partito trasversale in Campania: quello del non cambiamento, quello della conservazione dello status quo, quello dell’opposizione verso una pacifica rivoluzione etico-politica. La stessa rivoluzione che la cittadinanza richiede e che stiamo cercando di attuare nella corsa a palazzo S.Giacomo. Utilizzo il plurale perché sono convinto che Napoli è dei suoi abitanti e loro debbano riprendersela, sottraendola ai clan, ai comitati d’affari, ai potentati politici, al furto delle sue risorse e dei suoi beni comuni da parte di questi soggetti. Per questo lo slogan scelto per la campagna elettorale è stato “Napoli è tua”. Senza i cittadini di Napoli questa rivoluzione, di cui mi sento semplice strumento, non è possibile.

E’ stata, la mia, una scelta di amore e passione, di sentimento, di rabbia e di rispetto per una città che avrebbe tante definizioni ma che per me ne ha una sola: è la MIA città.

E’ la NOSTRA.

Adesso però dobbiamo riprendercela.

 


Biografia

 

Ho 43 anni, sono sposato ed ho due figli maschi. Mi sono diplomato al liceo classico “Pansini” di Napoli nel 1985.

Dopo il diploma, mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Napoli, la Federico II, dove ho conseguito la laurea a 22 anni, con 110 e lode.

Nel 1993, a 26 anni, ho superato il concorso in magistratura. Dopo il tirocinio, svolto sempre a Napoli, ho iniziato ad esercitare le funzioni giudiziarie, quale Sostituto Procuratore della Repubblica, presso il Tribunale di Catanzaro, dove sono stato impegnato dal 1996 al 1998.Mi sono occupato, da subito, di inchieste riguardanti la corruzione e la criminalità organizzata.

Nel 1999 sono tornato a Napoli, per mia volontà, dove ho svolto le stesse funzioni di Pm fino al 2002. Anche a Napoli mi sono dedicato ai reati commessi dalla criminalità dei cosiddetti colletti bianchi, oltre ai reati del crimine organizzato in generale.

Dal 2003 al 2008 sono ritornato a fare il Pm in Calabria, precisamente a Catanzaro, dove sono stato titolare di indagini rilevanti, tra le quali quelle note come Toghe Lucane, Poseidone e Why Not. Ciò che è accaduto dopo, a seguito delle mie indagini -che hanno riguardato l’intreccio fra spezzoni della politica e comitati d’affari oltre che le logge massoniche- è cronaca conosciuta: il trasferimento, l’esproprio delle inchieste e delle mie funzioni di magistrato.

Nel 2009 sono stato eletto parlamentare europeo come indipendente dell’Italia dei Valori, ottenendo 500mila voti. In Europa rivesto il ruolo di presidente della Commissione controllo dei bilanci. Quest’anno, inoltre, sono diventato responsabile del Dipartimento nazionale giustizia del partito.
L’esperienza europea di questi due anni è stata fondamentale per conoscere meglio le mancanze e i bisogni del mio Paese, in particolare del Mezzogiorno. La Commissione controllo dei bilanci, infatti, porta avanti un compito di rilevanza centrale non solo per le istituzioni comunitarie, ma per la stessa democrazia europea: garantire la trasparenza dell’investimento dei finanziamenti che l’Ue destina ai paesi aderenti, in primo luogo ovviamente l’Italia, dove lo sperpero del denaro pubblico a vantaggio dei soggetti lobbistici e della mala politica è stato, purtroppo, un fattore determinante nella storia recente.
In Europa, come parlamentare, ho sempre cercato di non perdere il filo diretto con la mia città, Napoli, ma anche con il Paese. Le interrogazioni da me presentate alla Commissione e al Consiglio hanno infatti riguardato la politica della sicurezza messa in atto dal governo, quindi il delicato tema dei diritti dei migranti (espulsioni di clandestini, rimpatri forzati di massa e caso Rosarno), ma anche il provvedimento dello scudo fiscale, contro il quale mi sono battuto insieme ad altri colleghi di altre formazioni partitiche. Molto intensa e coinvolgente, infine, la battaglia per la libertà di informazione e per la trasparenza nell’impiego dei fondi comunitari destinati alla ricostruzione dell’Abruzzo post terremoto.
Proprio la vicenda de L’Aquila mi ha spinto, come presidente della Commissione, a presentare interrogazioni, ma soprattutto a visitare la città per incontrare i rappresentanti istituzionali, con l’intento di monitorare e garantire un investimento chiaro e opportuno delle risorse stanziate dall’Ue.
Per quanto riguarda la Campania, ho presentato diverse interrogazioni sull’emergenza rifiuti: in particolare contro la discarica di Chiaiano, che contrasta con la legislazione comunitaria in materia ambientale, dove ci siamo recati in visita insieme ad altri colleghi parlamentari, e in merito alla cosiddetta “Terra dei fuochi”.
Altre interrogazioni hanno invece riguardato la riqualificazione dell’ex sito industriale di Bagnoli, dove è stata accertata una violazione della normativa sugli appalti pubblici, e la vicenda degli operai Fiat di Pomigliano d’Arco, compressi nel loro diritto costituzionale di sciopero. Accanto a questo, ho richiesto parere della Commissione e del Consiglio, sempre mediante interrogazione, anche in merito al crollo di Pompei e alla privatizzazione della gestione dell’acqua.

Il resto della mia biografia mi piacerebbe scriverlo a Napoli, insieme ai cittadini e alle cittadine che mi vorranno sostenere nella corsa alla carica di sindaco.