Candidature, Giochi Fatti?

Quali sono i significati della candidatura al parlamento nazionale del segretario regionale Ds e vicepresidente della giunta regionale Nicola Adamo? Adamo è leader unico e incontrastato del partito, ha una delega molto forte alla Regione, è il contrappeso da sinistra all´azione di governo centrista di Loiero, solo da un anno e mezzo gli elettori lo hanno premiato per governare in Calabria, e a dieci giorni dall´incoronazione di Carlo Guccione a nuovo segretario regionale, saluta tutti e va a Montecitorio. All´interno di una logica che vede gli apici dei partiti trasferiti nelle istituzioni (è il caso per esempio anche di Franco Bruno, Margherita, ma non di Nappi in Campania, nè si riscontrano casi simili in Puglia e in Basilicata) la candidatura di Adamo ci sta tutta, non è un´anomalia, anzi, ma permangono ugualmente, sempre all´interno della logica dominante del primato degli apparati, talune considerazioni da offrire alla riflessione. La prima: che succederà alla Regione? Mario Pirillo scalpita, di suo e in nome e per conto di Loiero, tanto da insistere e insistere per candidature diverse se no, minaccia, si va con altre liste. E´ più di uno che dai seggi regionali si candida al parlamento: che quadro vedremo dopo le elezioni? Nella delegazione Ds alla Regione, con l´ingresso di Mimmo Talarico, che subentra ad Adamo, si hanno, con Tonino Acri, almeno due non ortodossi, non dalemiani cioè e comunque non filoadamiani. I rapporti di forza e l´effettivo confronto centro-sinistra come si modificheranno e articoleranno, a meno che non si vada addirittura all´azzeramento e alle urne?Nei Ds, poi, l´ascesa a Roma di Adamo si configura come un terremoto. Lo sconcerto e lo scontento di Franchino, segretario di federazione a Cosenza, per molto tempo irretito e illuso circa una sua propria candidatura; l´ennesimo no a Pietro Midaglia, da lustri dato in pole position per un seggio al senato o alla camera, e ancora una volta rimasto al palo; più in generale l´affermazione di un personale politico che è sempre e solo quello e non lascia spazio e opportunità di crescita a nessun altro, neanche a chi è vicino e viene solo usato. Poi c´;è la questione Talarico il quale così lascia via libera a Rende a scelte socialiste ma si siede laddove, da posizioni critiche si diceva, può occupare postazioni di “disturbo” rispetto ai soliti noti. Non sono cose di poco conto, alle quali si aggiunge come dato addirittura prevalente l´ormai prossima incoronazione di Carlo Guccione a segretario regionale. Non è un mistero per nessuno che Guccione è espressione diretta di Fassino il quale lo voleva segretario addirittura in autunno perchè gestisse la fase delle candidature, e fra Fassino e Adamo (e anche Minniti) non c´è affatto un rapporto idilliaco. Entrato Guccione ci sarebbe stata, permanendo Adamo in Calabria, un “bel” rapporto teso, fatto di mediazioni, scontri, divisioni d´area eccetera (che poi Guccione possa e sappia rimettere in moto un partito stagnante, verticistico, eterodiretto resta da vedere, ma i tempi ci diranno, è inutile cercare di anticipare qualsiasi cosa). Era il caso di sgombrare il campo, insomma, sempre che una volta a Roma Adamo si “disinteressi” delle cose calabre. Poi c´è la ghiotta occasione di capitalizzare al massimo la legge elettorale, e inoltre l´aver fiutato l´aria circa una serie di fatti recenti (Pignataro, Soriero, Bianchi candidati sotto altre bandiere) e meno recenti (la questione Cosenza, chiamiamola così, con una serie di annessi e connessi), così che girandola da una parte e controgirandola dall´altra alla fine s´è arrivati al dato. Principe fuori, Franchino fuori, Regione in preallarme, insomma non è un belvedere.La questione è sempre quella: che ne facciamo della Calabria, come la si costruisce una classe dirigente.Di Massimo Veltri