Chi controlla i controllori?

Occorrerebbe poter approfondire la storia pregressa dell´attuale Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, dott. Mario Delli Priscoli.Il Suo ruolo, infatti, gli conferisce il potere enorme, nonché la responsabilità di determinare, in sostanza, attraverso le Sue decisioni, come venga applicato in Italia, al di fuori e al di là di meri richiami, ammonizioni, moniti, dotte disquisizioni e analisi storico-giuridiche, ma nella prassi quotidiana e nei fatti, il principio dell´uguaglianza di tutti i cittadini dinnanzi alla legge.Perchè di questo, essenzialmente, si tratta e perchè dei due l´una.La coincidente tempestività di due atti:l´indagine disciplinare aperta nei confronti del gip Clementina Forleo e la riformulazione delle accuse nei confronti del pm Luigi De Magistris, sembrano voler distrarre l´attenzione, se non oscurare, la gravità dei reati ipotizzati, nelle rispettive indagini, dai due magistrati.Gli effetti di tali decisioni, infatti, non ricadono solo sulla testa e sull´attività professionale dei due suddetti magistrati, ma, finiscono col trasmettere, indubbiamente, un segnale assai negativo, se non devastante.Tanto più se, come accade nel cosiddetto “caso De Magistris”, la decisione assunta dal Procuratore generale avviene, solo, a pochi giorni dalla prevista convocazione della I Commissione del CSM, che dovrà valutare l´eventualità di un allontanamento del suddetto Pm dalla Procura di Catanzaro per incompatibilità ambientale.Come non interpretare, cioè, tale atto in limine del Procuratore Generale se non con la chiara volontà di bloccare l´indagine sul “caso De Magistris” portata avanti e, soprattutto, già in dirittura d´arrivo, dal CSM?Come, inoltre, in tale circostanza, non sottolineare l´evidente nesso tra la decisione assunta dal Procuratore Generale e il fatto che la recente riforma Mastella dell’ordinamento giudiziario non consente ad alcuna Commissione del CSM di poter intervenire su questioni oggetto di un´iniziativa disciplinare?L´;intenzione evidente è, insomma, quella di convogliare “il caso De Magistris”( ma anche quello del gip Clementina Forleo) in un unico procedimento davanti alla “Disciplinare”.Si intende, in sostanza, fermare l´accertamento giunto ormai al traguardo della I Commissione del CSM, la quale sarebbe obbligata così a bloccare la sua indagine e a trasmettere i suoi atti al Procuratore Generale, perchè, come è stato detto, la riforma giudiziaria, guarda caso, non consente al CSM di poter intervenire sugli stessi comportamenti oggetto di un´;iniziativa disciplinare.Se ne deduce che:- Se la I Commissione del CSM sarà costretta a passare la mano, rimane in piedi il solo procedimento disciplinare a carico del Pm Luigi DE Magistris;- Anche se il CSM ha rinviato al 17 Dicembre prossimo la decisione sulla richiesta di trasferimento in via cautelare del Pm De Magistris Mastella, con ciò stesso contestando allo stesso Ministro la non sussistenza degli estremi per un trasferimento d´;urgenza, la Procura Generale della Cassazione potrebbe, non solo, non tener conto del fatto che non ci siano più gli estremi per un trasferimento d´urgenza, ma anche e soprattutto, giungere all´appuntamento del 17 Dicembre con una sua già pronta e definitiva conclusione del procedimento, chiedendo il rinvio a giudizio disciplinare dello stesso Pm De Magitris.Solo chi non vede, non sente e non parla, e non già, purtroppo, per certificate patologie pregresse, bensì, più semplicemente, perchè non vuol vedere, sentire e parlare, può negare che tale operato della Procura Generale, ponendosi nella prospettiva della classica e inevitabile domanda:”Cui prodest?”, rischia, così, di giovare, tutelare e confermare l´indirizzo del potere esecutivo, fornendogli un’utile e ben autorevole sponda.Si tende, cioè, non solo, a intimidire, scoraggiare, ostacolare, impedire e delegittimare quei magistrati ancora liberi e per nulla integrati nel sistema di normalizzazione e contaminazione dei ruoli e delle funzioni(vedi i componenti della Magistratura che svolgono incarichi extragiudiziari), ma anche, come negarlo, a configurare come “abnormi” i loro comportamenti, solo perchè, anche se in pochi, non dimostrano alcuna soggezione, protervia, come pure timore, reverenza, particolare considerazione e trattamento, quando le indagini riguardano politici di qualunque appartenenza.Rimane altresì evidente a tutti come le nuove incolpazioni( termine, ahimè orribile e da vituperare)del Procuratore Generale nei confronti del Pm De Magistris proseguano nel ricalcare la pessima impostazione e l´orientamento ormai dominanti, già ampiamente cavalcati, in passato, dal Governo Berlusconi, e oggi da quello Prodi, che mirano ad isolare e accusare il giudice che lavora seriamente, indaga, è costretto a denunciare intimidazioni, ostacoli e impedimenti istituzionali, minacce e pressioni(del tutto fondate) e ad esporsi, addirittura, mediaticamente, per difendersi dall´accerchiamento orchestrato e sistematico cui è sottoposto da parte, paradossalmente, di quegli stessi poteri e istituzioni che dovrebbero invece sostenerlo e garantirgli serenità ed equilibrio nelle Sue funzioni, poiché comuni dovrebbero essere gli obiettivi a tutela di uno Stato di Diritto.Accade così, come in una classica repubblica delle banane o in un regime sud-americano, che non tanto si vada a vagliare e verificare, come sarebbe logico e giuridicamente essenziale, la veridicità e la fondatezza delle accuse e, quindi, ad accertare l´esistenza o meno dei reati contestati e, in verità, assai gravi, per perseguirli(come la distrazione di cospicui fondi comunitari destinati alla depurazione e, comunque, allo sviluppo di aree arretrate del nostro Paese; come l´esistenza di illeciti comitati d´affari interistituzionali; o come l´ingerenza, la contiguità, la “collusione” l´interventismo e il vero e proprio protagonismo della politica tout court che ha utilizzato tutto il potere che le deriva dal suo ruolo pubblico ed è giunta addirittura ad esercitare influenza sul ruolo di arbitro che avrebbe dovuto essere quello dell´allora Governatore della Banca d´Italia Fazio) nell´Economia e nella grande Finanza con l´obiettivo dichiarato di cambiare l´assetto economico italiano, creando nuovi potenti centri di potere, costituiti da banche, giornali, assicurazioni, in una spartizione e in un controllo speculari ed equamente condivisi e, perché no, concordati tra Sinistra e Destra, bensì venga sindacata l’azione del magistrato coraggioso di turno che, manco a dirlo, ha “osato” procedere, come si suol dire, “senza guardare in faccia a nessuno”, rifiutando qualsiasi vassallaggio e cicisbeismo. Eppure è proprio tale inaccettabile e torbido intreccio di interessi tra gli stessi cosiddetti poteri forti e la politica che non consente alcun riformismo e lo testimonia il sistematico arenarsi delle vere e strutturali liberalizzazioni, (nell’ambito di fondazioni bancarie e istituti assicurativi) o, quando esse avvengono (vedi il caso della Telecom) si traducono e si risolvono in nuovi oligopoli con posizioni dominanti sul mercato, anche per l’inesistenza in Italia, di una vera mentalità imprenditoriale e, quindi, di un’omologa e degna di tal nome classe di riferimento (come esiste in Europa e negli U.S.A), la quale accetti in proprio e in prima persona tutti i rischi di competere in un mercato libero e globalizzato, senza rigidi patti di sindacato e sistemi di scatole cinesi, che hanno consentito, per esempio, al dott. Tronchetti Provera di controllare un’azienda strategica come la Telecom, rischiando in proprio quasi nulla, salvo lasciarla, poi, in difficili condizioni, e nonostante ciò, ottenere una supervalutazione delle azioni e un’assai congrua buonuscita.Accade così che si possa realizzare un sistema di corruzione pervasivo e, direi, strutturale, che non è quello esercitato e controllato delle varie mafie, bensì uno ben più pericoloso, poiché interessa le stesse istituzioni e i gangli più sensibili dello stesso Stato di Diritto. Possono sedere, così, paradossalmente, intorno allo stesso tavolo, per sottoscrivere accordi, non solo affaristici, tutte le varie degeneri e corrotte componenti economiche, politiche, burocratiche, corpi intermedi, apparati dello Stato, alti vertici delle forze dell’ordine, pezzi della Magistratura, potentati locali e nazionali riconducibili alle libere professioni, all’imprenditoria (vedi i palazzinari), alle gerarchie ecclesiastiche e a parti delle stesse istituzioni, logge massoniche coperte, servizi segreti(autori di tali e tanti depistaggi nella storia italiana) e parti vincenti della criminalità organizzata.Le stragi di Capaci e di via D’Amelio e non solo quelle, si spiegano, solo, nel contesto di un simile patto folle e aberrante, in nome del quale chi scopre le carte e chi non ci sta (siano essi politici, magistrati, funzionari e così via) viene, dapprima, posto in condizioni di non nuocere, insomma, neutralizzato, delegittimato, allontanato da incarichi particolarmente delicati, oppure, qualora ciò non bastasse, eliminato fisicamente con tutti i costi devastanti dell’operazione e i danni collaterali.E’ così che istituzioni originalmente democratiche, tuttavia rese, da chi, scelleratamente, le ricopre o meglio le occupa indegnamente, non più autorevoli, né tanto meno indipendenti e autonome, bensì degradate, opache ed “agite” non secondo i dettami costituzionali, ma per servire interessi particolari, insomma “umani troppo umani”, divengano chiaramente autoritarie, per autotutelarsi ai vari livelli di casta, gruppi di potere, consorterie, grandi burocrati corrotti e corruttibili e via dicendo, innestando una pericolosa deriva dalla quale lo Stato italiano non sembra immune e vaccinato, nonostante l’esperienza del Fascismo e del Berlusconismo, di cui, attualmente, è visibile il contagio epidemico che ha colpito la stessa compagine del Centro-Sinistra(leggi PD).Ecco perché il ben servito, il trasferimento, l’indagine disciplinare, come addirittura l’attribuzione di reati e di violazioni di procedure e, ancor prima, le innumerevoli interrogazioni parlamentari, le ispezioni ministeriali, le delegittimazioni, l’isolamento, le intimidazioni e minacce, insomma ogni forma di controllo, sono rivolti nei confronti di chi indaga piuttosto che verso chi delinque, compie illeciti, abusi di potere e indebite interferenze e pressioni, falsa i bilanci, fa incetta in ogni modo di azioni, per motivi puramente speculativi, accumulando plusvalenze non tassabili, evadendo il fisco e le norme del mercato. E’ in atto da tempo un tentativo chiaro e preciso, di matrice politico-istituzionale, perfettamente trasversale alle due attuali Coalizioni, di normalizzare la Magistratura inquirente e giudicante, ponendola, come in un vero e proprio regime autoritario che si rispetti, sotto il controllo dell’Esecutivo; tale disegno si era già avviato, a partire, non a caso, dal lontano governo Craxi, ma non ha un particolare colore politico, perchè è condiviso pienamente dalla Destra, dal Centro e dalla Sinistra.Si è proseguito, quindi, toccando livelli parossistici e a dir poco indecenti e con una sistematica aggressione ai poteri giurisdizionali del tutto volgare e grossolana, con il governo Berlusconi; oggi, giocando più di fioretto e con l’apparente apertura al dialogo e al confronto costruttivo, ci si è inoltrati su quella stessa strada, con l’attuale governo Prodi, attraverso la “pax mastelliana” con più perfidia mista a blandizie, insomma con maggiore stile, anche se la sostanza rimane invariata: si vuole garantire l’impunità della classe politica.Ecco perché La Corte di Cassazione con l’annessa Procura generale, che non godono certo di una tradizione democratica, né tanto meno di un esercizio autonomo e indipendente, quanto imparziale ed egalitario della giustizia, è sufficiente richiamarsi ai tempi lontani della I commissione guidata dal giudice Carnevale, ma anche a momenti più recenti, come ci ricordano le vicende del “caso Preciti” e dei dottori Pacifico e Squillante, forse dovrebbe, a sua volta, essere sottoposta ad un organo ulteriore di controllo, previamente bonificato, che ne verificasse la trasparenza, l’autonomia e l’indipendenza di indagine e di giudizio, finché essa stessa si dimostrerà non più sensibile al canto delle varie sirene della politica.Da Hannah