COLPO DI RENI DEL SUD?

In una recente intervista a un giornale italiano il premier britannico ha dichiarato di aver fiducia nel futuro dell´Europa, in quanto ritiene che la Germania, la Francia e la Gran Bretagna concorderanno una strategia unitaria di sviluppo, che sicuramente sarà accettata dai paesi come Italia, Spagna, Polonia nonché dagli altri diciannove. Nessun osservatore politico italiano ha avuto la benché minima reazione. C´è da domandarsi: siamo o no un grande paese, e non solo per numero di abitanti, ma per dimensioni del PIL, non lontanissimo da quello dell´Inghilterra, e poco meno del doppio di quello spagnolo e triplo di quello polacco? Al premier britannico va data una risposta.E tuttavia una spiegazione ragionevole va pure trovata, vista la sconcertante considerazione di un amico dell´Italia come il primo ministro britannico. Qualcuno individua la causa di questo convincimento nella situazione debitoria, in quanto il nostro debito pubblico ha superato il 106% del PIL; ma questo non può giustificare da solo il declassamento. Bisogna considerare altri elementi come la ridotta competitività del sistema economico, la insignificante produzione di beni ad alto contenuto scientifico, la scarsa produttività nell´alta formazione e nella brevettazione. Vi è però un´altra e principale ragione spesso trascurata: il Mezzogiorno produce poca ricchezza rispetto al resto del paese. Il PIL nazionale ne risente e si distacca sempre più da quello dei tre grandi; è come se l´Italia avesse 40 milioni di abitanti e non 57. Le classi dirigenti italiana e meridionale hanno questo complicato problema da risolvere.Si può spiegare tutto questo con la presenza in quei territori dei vertici mafiosi? Si può pensare che un popolo così intelligente si metta nelle mani di organizzazioni malavitose, che non dovrebbero avere consenso nel territorio? Questo è il punto centrale: va creato un clima ostile alla criminalità, rendendo la vita impossibile ai criminali sia con sistemi di prevenzione che con una politica di rinnovamento e di sviluppo sociale.In questo Sud vi è il primato della Calabria, che occupa stabilmente gli ultimi posti di tutte le graduatorie sui livelli di vita della popolazione. Le vicende della sfortunata regione, da circa un mese, occupano intere pagine dei giornali italiani ed esteri e sono citate da tutte le televisioni.Non se ne può più, infatti, delle trasmissioni televisive e degli articoli dei giornali sulla “ndrangheta”. I calabresi onesti, che sono la grande maggioranza, vogliono vedere servizi sui giovani di Locri, sui sacrifici dei contadini che ancora sopravvivono con il reddito della terra, sulla dedizione di tantissimi amministratori onesti e capaci che tengono alto il lume della speranza, sui carabinieri dei grandi centri e dei paesi sperduti, che ogni giorno assicurano la vita normale delle comunità; vogliono che non si sfrutti il lutto di una famiglia per fini elettorali, sentendo frasi trite e ritrite il più delle volte poco veritiere.Lasciamo agli studiosi di approfondire le cause di quanto oggi registriamo e ai giudici di svolgere il loro serio e rischioso lavoro senza clamori, evitando le esternazioni personalistiche.Detto questo però i meridionali devono trarre una grande lezione da quanto accade intorno alla Calabria e dimostrare al mondo che nell´emergenza le forze sane sono tutte unite.Insomma, come più volte abbiamo auspicato, occorre fare sistema, così come hanno sempre fatto le regioni settentrionali. Il governatore della Calabria, persona capace e meritevole, può e deve mettere in atto una strategia di coinvolgimento nel governo della “cosa pubblica” della maggioranza e dell´opposizione con l´obbiettivo di vincere le emergenze (criminalità, sanità, disoccupazione intellettuale, abusivismo), passando poi all´impresa dello sviluppo. Così saranno sconfitte le forze della conservazione, oggettivamente al servizio di coloro che vedono il Sud come una colonia, dove, con i fondi dell´assistenza, si consuma quello che il Nord produce.