Comitato d´affari politica, massoneria i nomi

Inchiesta Catanzaro. Anonima testimone svelerebbe intrecci tra politica, affari e massoneria News del 19.00Avrebbe raccontato di come agiva il comitato d´affari, gli intrecci politici, economici e finanziari che avrebbero permesso di portare a termine business rilevanti, truffe, frodi; la sua identità è ancora top-secret: è lei, che avrebbe raccontato al sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Luigi De Magistris, di collegamenti insospettabili, di amicizie con esponenti politici di primo piano, non solo calabresi. Le sue dichiarazioni sarebbero alla base della raffica di perquisizioni e informazioni di garanzia notificate oggi dai carabinieri del comando provinciale di Catanzaro su ordine del pm De Magistris a politici, militari, agenti segreti e imprenditori con reati che vanno dalla truffa alla violazione della legge sul finanziamento ai partiti politici, dall´;associazione a delinquere alla violazione della legge Anselmi sulle organizzazioni segrete, alla corruzione.«Ho deciso di rendere le mie dichiarazioni in quanto, dopo la perquisizione alla società “Why not”, mi sono resa conto che è enecessario che si sappia la verità circa la correttezza che contraddistingue i lavori della società e circa i rapporti che in questi anni io stessa e la “Why not” abbiamo avuto con Antonio Saladino, prima che gli stessi si interrompessero dopo una lunga serie di liti anche violente», fa mettere a verbale la «gola profonda» che ha scoperchiato l´affaire. Sulla base delle dichiarazioni della donna De Magistris, attraverso l´attività investigativa, ha individuato «la sussistenza di condotte criminose finalizzate alla consumazione di truffe e corruzioni con riferimento, in particolare, all´erogazione di fondi pubblici». Reati che, secondo il magistrato, sarebbero stati «consumati, soprattutto, attraverso la costituzione di una schermi-societari che consentono di spostare il denaro con maggiore facilità e creare condizioni per la realizzazione del prezzo del reato attraverso assunzioni di persone che rappresentano, in taluni casi, anche la conbtroprestazione del delitto». Dall´analisi, scrive il sostituto procuratore De Magistris, «delle compagini societarie e dei flussi economico-finanziari emerge uno scenario devastante circa la gestione di denaro pubblico e della pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali». «Le indagini preliminari – prosegue il pm De Magistris – hanno anche evidenziato comuni colleganze affaristiche, riscontrate anche da altra attività investigativa e dall´esame di materiale sequestrato all´esito di precedenti perquisizioni, tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte ad «opposti schieramenti», in tal modo delineandosi un controllo, si potrebbe dire «blindato», di fette rilevanti della spesa pubblica, in settori determinanti dello sviluppo». Secondo il pm De Magistris, dall´inchiesta «è emersa la costituzione di vere e proprie lobby affaristiche, costituite con modalità tali da rimanere occulte e non consentendo di individuare i partecipanti alle stesse (tenuto anche conto dell´appartenenza a ramificazioni significative delle istituzioni di taluni solidali), svolgendo attività diretta ad interferire sull´esercizio delle funzioni di istituzioni, amministrazioni pubbliche e di servizi pubblici esenziali di interesse nazionale».Secondo la Procura di Catanzaro, «dall´esame delle visure camerali è emerso un coacervo di società, collegate tutte riconducibili a soggetti comunque coinvolti nell´attività investigativa, tanto da far ritenere che si tratti di imprese finalizzate alla consumazione dei delitti di truffa e corruzione ed utilizzate, anche, quali contenitori per la raccolta ed il successivo reimpiego di somme di denaro». La Procura di Catanzaro, sulla base delle valutazioni finora acquisite, è convinta che «artificiosamente siano state costituite una serie di società, create ad hoc, per fare profitto illecito ed ottenere commesse nell´ambito degli appalti e delle gare e per perpetrare ingenti truffe ai danni della comunità europea nell´ambito dei finanziamenti pubblici di volta in volta confluiti presso le casse della Regione Calabria da parte dell´Unione Europea, utilizzando spesso le società per piazzare, quale controprestazione sinallagmatica, persone che hanno prestato loro opere in favore dei vari solidali». Non solo. Dall´;esame analitico delle compagini societarie, ed anche attraverso la verifica delle visure di tipo storico, «è emerso che diversi nominativi di persone coinvolte, soprattutto taluni indagati, compaiono in diversi assetti di società, spesso con ruoli apicali, talvolta uscendo da alcune per rientrare in altre di medesimo oggetto sociale. Tenuto conto, altresì-scrive il magistrato- che le società interessate, che sembrano costituire un collaudato sistema di scatole cinesi, hanno quasi sempre come oggetto sociale il settore ambientale (rifiuti o acque), quelloo immobiliare, quello finanziario, quello informatico, quello dei servizi e del terziario, e che risultano rapporti e transazioni per il reimpiego, verosimilmente, delle somme illecitamente acquisite con società fiduciarie». Dalle indagini sono emerse «donazioni di denaro (attraverso bonifici) tra alcune società coinvolte e nominativi di persone interessate dalle indagini». Le persone coinvolte, in base al decreto di perquisizione emesso dal sostituo procuratore De Magistris, sono 20, ma non è affatto escluso che nell´inchiesta possano essere presto coinvolti personaggi politici di livello nazionale con incarichi ministeriali. Nel frattempo, in attesa di clamorosi sviluppi, le persone che oggi hanno ricevuto le informazioni di garanzia sono Francesco Bonferroni, 69 anni, consigliere d´amministrazione di Finmeccanica; Pietro Macrì, 43 anni, presidente della società Met Sviluppo, dirigente del settore terziario della Confindustria di Vibo Valenzia; Luigi Filippo Mamone, 57 anni, dirigente della Regione Calabria; Francesco De Grano,40 anni, dirigente della Regione Calabria; Maria Angela De Grano, 37 anni, sorella di Francesco De Grano con cariche in diverse società. Informazioni di garanzia anche al gen. Paolo Poletti, 51 anni, capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza; Valerio Carducci, 59 anni, indicato quale punto di riferimento di Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere in Calabria, con ambienti parlamentari; Gianfranco Luzzo, 67 anni, ex assessore regionale alla Sanità della giunta Chiaravalloti e attuale presidente del consiglio del comune di Lamezia Terme e ora esponente dell«Italia di Mezzo»; Mario Pirillo, 62 anni, assessore regionale all´Agricoltura nell´attuale giunta Loiero; Massimo Giacomo Gennaro Stellato, 44 anni, già ufficiale della Gdf, in forza a Padova nell´intelligence; Gian Mario Stellato, 38 anni, fratello dell´ufficiale in servizio a Padova; Vincenzo Bifano, 46 anni, indicato come persona vicina ad Antonio Saladino; Gerardo Carnevale, 42 anni, collaboratore del consigliere regionale dei Ds Antonio Acri, 65 anni, anche lui raggiunto da un´informazione di garanzia. A completare l´elenco, Nicola Adamo, 50 anni, già segretario regionale dei Ds e attuale vicepresidente della giunta regionale della Calabria; Brunella Bruno, 31 anni, in forza al Cesis; Armando Zuliani, 45 anni, imprenditore; Francesco Indrieri, 48 anni, commercialista; Salvatore Domenico Galati, 40 anni, collaboratore del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli; Piero Scarpellini, 57 anni, imprenditore che avrebbe la sua attività nella Repubblica di San Marino. Non risulta indagato, ma ha subito una perquisizione, l´ex presidente delle Compagnia delle Opere Giorgio Vittadini.(fonte www.qn.quotidiano.net)