Consiglio Regionale e costi della politica

IL Consiglio regionale e i costi della politica(di Silvio Gambino)In questo momento non dovrebbe interessare davvero a nessuno la ricerca delle buone pratiche seguite dalle altre regioni per risparmiarci il più convinto apprezzamento per il ‘nuovo corso” inaugurato alla Regione, per come intitolava ieri il suo pezzo Paolo Pollichieni su questo giornale. Non ultimo perché voglio riconoscere nell’apertura della nuova stagione un qualche influsso positivo dovuto alla spinta corale impressa alla politica da parte del mondo associativo e dalla stampa più aperta. In primissima fila questa testata che ora ci ospita.Il costo della politica nelle istituzioni centrali, come in quelle regionali e locali, era ed è ancora troppo alto per non sottolinearne tutte le inadeguatezze e l’urgenza a provvedere nel senso di un suo più deciso contenimento. Qualche timido passo in avanti era stato già anticipato dal nostro Parlamento e dal Governo&#59 ora il Consiglio regionale della Calabria imprime una netta accelerazione nella giusta direzione, che è anche quella attesa da parte della società civile impegnata a seguire le sorti della politica. Una sincera condivisione dell’operato dei consiglieri e del Presidente del Consiglio che ha guidato una scelta di pregio. Lo facciamo in modo convinto anche se in questo momento una parte della società, fra cui chi scrive, si è posizionata dialetticamente nei confronti del Consiglio. Lo ha fatto per contrastare una scelta inopinata e (soprattutto) incomprensibile, quella di abrogare una disposizione legislativa al cui esito la certezza del diritto con riferimento ai termini della pubblicazione degli atti sul BURC e della stessa tipologia degli atti destinati alla pubblicazione nei fatti è venuta meno. Il Comitato referendario andrà avanti nella raccolta delle firme, appena la procedura formale lo consentirà e speriamo che diventi corale la pretesa della società calabrese nei confronti di una interpretazione della trasparenza che non ammetta né dubbi né possibili manomissioni. Il Consiglio, a sua volta, è impegnato nella discussione della questione. Si tratta di capire, anche in questo caso, se sarà più veloce la società civile o quella politica. Staremo a vedere.In Calabria in questo momento è attivo un numero davvero alto e variegato di associazioni, con una declinazione più o meno intensamente politica delle relative finalità associative. Osservando da questo angolo visuale, si vuole dire insomma che possiamo guardare con una qualche speranza al futuro della Regione se riusciremo, tutti, a mettere in rete la politica istituzionalizzata, i partiti politici e appunto questa società che si organizza in modo libero. Chi lo farà vincerà la sfida della partecipazione, che è poi la sfida della democrazia. Si tratta di provarci con umiltà ma con determinazione. Da parte di tutti.Quanto alla politica istituzionalizzata, il nuovo corso avviato dal Consiglio regionale lascia ben sperare. Si tratta però di recuperare i due anni passati senza grandi risultati decisionali&#59 si tratta di mettere mano alla piena attuazione dello statuto regionale in tutte le sue previsioni. Fra queste, non ultime, quelle relative al Titolo II sulla partecipazione popolare, la cui consultazione e partecipazione, appunto, potrà risultare di tutta positività nell’ottica della ripresa di dialogo fra politica e società, che certamente non conosce un’ottima stagione. Naturalmente, sempre che questo dialogo interessi a qualcuno! Fra le tematiche su cui una Regione che conosce il dramma e la iattura delle mafie non può non intervenire, con urgenza e senza rinvii, rientra certamente quella della riqualificazione della rappresentanza e quella dell’apertura della politica istituzionalizzata alle donne e ai giovani. Una legge sull’ineleggibilità e sull’incandidabilità appare non più rinviabile. Come pure non appare più rinviabile una legge che superi l’attuale vergognosa esclusione delle donne dall’accesso alle cariche elettive. Naturalmente parlo di esclusione fattuale e non certo formale. In ogni caso, se è pur vero che per la Corte costituzionale non risulta limitabile l’elettorato passivo delle persone non condannate con sentenza definitiva, rimangono comunque molte strade ancora percorribili all’interno dell’attuazione regionale della disposizione costituzionale novellata (art. 122) nonché della legge statale di principi in materia. Perché non aprire un foro di discussione pubblica sul punto? E’ vero o no che siamo tutti d’accordo che i condannati in primo grado debbono, in qualche modo legalmente accettabile, fare un passo indietro per non coinvolgere le istituzioni rappresentative nei loro problemi giudiziari? Lo stesso Francesco Forgione, Presidente della Commissione antimafia ci ha recentemente ricordato con la sua lodevole iniziativa che delle scelte in questa direzione vanno fatte, senza perdere altro tempo. Nelle more di una decisione legislativa, sul punto rimane aperto il campo della politica dei partiti. E’ appunto ai partiti e alle liste elettorali che si è rivolto il Presidente dell’Antimafia al fine di sottoscrivere un Codice per le prossime elezioni amministrative. Con questo Codice i partiti e le liste elettorali si impegnerebbero ad escludere dalle liste elettorali anche i candidati che risultino solo rinviati a giudizio e pertanto ancora presuntivamente innocenti. Siamo disposti a parlarne in Calabria? Soprattutto sono disposti a parlarne i partiti di sinistra e quelli di destra?Come si vede lungo il percorso delle buone pratiche c’è ancora molto da fare. Nessuno chiede che si faccia tutto e subito. Per questa ragione personalmente leggo con favore il nuovo corso del Consiglio regionale come discontinuità con il recente passato.Naturalmente non demordo dall’obiettivo della trasparenza. Colgo l’occasione, a questo proposito, per dire ai cittadini calabresi senza appartenenze politiche, alle associazioni e ai partiti di sinistra e di destra che ci incontreremo a Lamezia il giorno 21 aprile per promuovere le adesioni al Comitato referendario e per organizzare i comitati referendari provinciali. Per vincere bene e con il concorso di tutti una lotta per la trasparenza, che poi è una lotta per la partecipazione e per la democrazia! A ben cogliere, si tratta di una iniziativa di sostegno alle buone pratiche della Regione avviate con la riduzione dei costi della politica. Non è certo l’antipolitica che ci muove ma la volontà di avere un Consiglio regionale di alto profilo. Omettevo di dirlo e sarebbe stato imperdonabile. Accanto alla riduzione dei costi burocratici del Consiglio quello che soprattutto appare meritevole di apprezzamento e di consenso nella recente decisione consiliare è la destinazione delle somme risparmiate alla istituzione di borse di studio per i capaci e i meritevoli. Chapeau!