Convertirsi per convertire

Catanzaro, 14 Novembre 2007Inefficace, poco incisiva e “fuori tempo massimo”, ma, soprattutto, del tutto generica, ipocrita e “farisea” la “Nota” (e già di per sé questo la dice lunga sulla linea scarsamente impegnata e di basso profilo tenuta, sistematicamente, nella lotta contro la ‘ndrangheta, dalla Chiesa calabrese), pubblicata dalla Conferenza episcopale calabra, guidata, attualmente, dall’arcivescovo di Reggio Calabria, Vittorio Mondello.Fermo, cioè, restando :• uno scandalo dalle proporzioni pari a quello che ha coinvolto direttamente la Curia di Cosenza nella Sua gestione, a dir poco “indecente e indegna sul piano umano” dell’Istituto socio&#45sanitario “Papa Giovanni XXIII” e che ha scosso e addolorato profondamente le coscienze di tutti i Calabresi credenti e non, nel constatare le condizioni di profondo degrado, abbandono, indigenza e colpevole indifferenza( da parte di chi aveva l’obbligo non solo istituzionale, ma anche il vincolo evangelico e la vocazione all’Amore cristiano del servizio agli ultimi) in cui erano costretti a “vegetare” quegli uomini e quelle donne, già resi dal loro grave disagio psicologico e dal male di vivere, del tutto inconsapevoli di sé e, quindi, totalmente dipendenti dagli altri e bisognosi di assistenza, ma soprattutto, di vicinanza, solidarietà e condivisione umana&#59 e chi, se non la “Madre”( ???!!!), ma, in questo caso, più correttamente sarebbe opportuno parlare di crudele e spietata “Matrigna”, la Chiesa cattolica, apostolica, romana e, nello specifico, chi meglio di un sacerdote, supportato da un’intera Curia, avrebbero potuto e dovuto garantire ed esercitare tale magistero d’Amore?• un trasferimento quanto meno, anomalo, improvvido e inspiegabile, quale quello di monsignor Bregantini, unico instancabile testimone di denuncia e di lotta, nello Spirito e nella Carne, alla devastante e devastata illegalità, ingiustizia, sofferenza, al sistema di disuguaglianze, di sfruttamento e di mancanza di lavoro(la disoccupazione in Calabria è la più alta dell’Europa e si registrata un flusso di emigrazione giovanile, questa volta intellettuale, pari se non superiore a quella degli anni Settanta), ormai cronicizzati nella nostra infelice e dis&#45perata Regione&#59• la condizione di costante emergenza in cui sono costretti a vivere, in Calabria, commercianti e imprenditori, sottoposti al racket, a minacce, intimidazioni, danneggiamenti e attentati a macchinari, automezzi e intere aziende&#59• la non individuazione, ancora, dei mandanti a livello politico&#45affaristico, a più di un anno dall’esecuzione “eccellente” del Vicepresidente Fortugno e delle innumerevoli minacce a magistrati, politici e amministratori&#59• la gravissima e devastante strage di Duinsburg, che testimonia, se ce ne fosse ancora bisogno, la ramificata e pervasiva penetrazione economica internazionale della ‘ndrangheta, prima azienda calabrese per fatturato&#59• un’economia calabrese asfittica e agli ultimi posti in tutti i settori produttivi, con un “sommerso” assai consistente e comitati d’affari politico&#45religioso&#45affaristico&#45criminale&#45massonici che vedono controllori e controllati, ruoli politico&#45istituzionali di differente e opposta appartenenza politica e alti magisteri di valenza etico&#45civile, ancor prima che religiosa, in perfetta sintonia di intenti, obiettivi e metodi, clientelari, illeciti, puramente mercantili e rispondenti a meri calcoli di costi e benefici, di mercato e, quindi, di profitto economico e di potere&#59i Calabresi, ma direi tutti gli Italiani, doverosamente, si attendevano dalla Chiesa calabrese e nazionale una netta e dura presa di posizione contro la ‘ndrangheta, ma, in primo luogo, una piena assunzione di responsabilità, una diretta richiesta di perdono rivolta ai poveri ammalati dell’Istituto “Papa Giovanni XXIII”,(non si può pensare di lavarsi la coscienza con un dono di poche migliaia di Euro, come compensazione ad un “furto” di ben 70 milioni di Euro, di cui si ignora a tutt’oggi la destinazione, ma, soprattutto, di reati di violenza e offesa continuate alla dignità della persona, di violazione sistematica dei diritti fondamentali, tra i quali quello alla salute, sanciti e garantiti dalla nostra Costituzione e dalle Dichiarazioni internazionali), insomma, un riconoscimento di colpe, di strutture di peccato sociale all’interno della Chiesa(pedofilia, materialismo, omosessualità, eccesso di privilegi e di ricchezze) e di omissioni gravi e un aperto atto di pubblica denuncia, di accusa e di condanna di ogni tentazione materialistica, economico&#45affaristica ben presente all’interno del clero, come pure di ogni forma di contiguità, collusione, connivenza, “omertà” e silenzio dello stesso clero nei confronti del malaffare, della corruzione e della ‘ndrangheta.E, al contrario, nonostante un così notevole ritardo e un altrettanto silenzio assordante, entrambi assai criticabili, come accade omologamente nella politica, al solito, la Montagna o il Pachiderma, alla fine, ha partorito un misero topolino, una “Nota”, appunto, del tutto generica, nella quale ci si guarda bene dal fare una severa, quanto necessaria autocritica, un “Mea Culpa”, dall’assumere, in sostanza, anche se in “zona Cesarini”, concrete, specifiche e mirate decisioni.Ebbene niente di tutto ciò e dopo tutto questo tempo, bensì, udite, udite, insensibile e incurante dello stupore e della meraviglia generale, nonché della comprensibile indignazione e dell’aperto e totale dissenso della parte di popolazione più consapevole e avvertita, la Cec (Conferenza episcopale calabrese), anziché quanto meno fare proprio il “Documento”, pur moderato, elaborato, addirittura nel gennaio scorso, nel Convegno regionale della Caritas, svoltosi a Falerna e dal titolo forte ed emblematico “E’ Cosa Nostra” o, ancor più e meglio, di presentare un Suo Progetto integrato, serio e praticabile, di azioni, fatti concreti e iniziative dal forte impatto in termini di inversione di tendenza e di radicale Cambiamento di rotta all’interno della Chiesa e nella Sua azione pastorale sul territorio martoriato calabrese, come esigerebbe il contesto ambientale, si limita, in modo si direbbe stiptico e anoressico, a presentare una semplice “Nota”, come se ci trovassimo in condizioni di ordinaria amministrazione dell’esistente e sempre guardando al “bruscolino” negli occhi degli altri e non all’enorme “trave” che rischia di rendere cieco il Suo occhio, quello appunto della Chiesa&#45Istituzione, per la sua stessa secolare permanenza.La visione della Chiesa&#45Istituzione risulta, insomma, volutamente, strabica: vede solo quel che vuole vedere.Nelle cinque Sezioni in cui si suddivide la citata “Nota” vengono, così, sciorinati i soliti ovvi e paludati ammonimenti, in assoluta autoreferenzialità, già a partire dal titolo, espunto dal Vangelo “Se non vi pentirete, perirete tutti allo stesso modo”, e svuotato, però e neutralizzato nel suo portato storico rivoluzionario, naturalmente rivolto sempre all’esterno della Chiesa , a tutti gli altri, credenti, non credenti, materialisti ed atei, “Urbi et Orbi”, dopo aver rimosso, addomesticato e normalizzato il più radicale ed evidentemente, non condiviso, “E’ Cosa Nostra” della Caritas, senza che sia presente alcun riferimento esplicito e chiaro alla necessità improcrastinabile di una bonifica radicale, una purificazione, un rinnovamento e un ricambio, in primo luogo, all’interno della stessa Chiesa anch’essa profondamente malata e corrotta.La Chiesa insomma risulta, da tempo, anch’essa pervasivamente contaminata dal male e dal peccato e ciò appare evidente a tutti, eppure, nella “Nota”, non figura alcun richiamo o quanto meno correzione fraterna(anche se, vista la recidività dei comportamenti illeciti e immorali e delle inadempienze di alcuni prelati, si renderebbe opportuno solo la loro rimozione, sospensione “a divinis” e riduzione allo stato laicale) rivolti a quanti, tra gli stessi ecclesiastici più o meno alti e potenti, hanno disvelato, solo a seguito di difficili, lunghe e ostacolate indagini giudiziarie, quanto meno un utilizzo illecito di fondi pubblici, una finanza, per così dire, “allegra e creativa” a danno degli ultimi, dei più poveri e deboli, quegli stessi che sono beatificati da Cristo nel Discorso della Montagna, a scopi esclusivamente personali e privatistici, clientelari e di pura “casta”, dimostrandosi, per la verità, assai perspicaci e addentrati, anche per il ricorso e la complicità di canali privilegiati, nella pratiche di investimenti, magari, in società “off&#45shore” o, comunque, destinati a cosiddetti paradisi fiscali protetti e lontani.Lo stesso Presidente della Cec, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria, Vittorio Mondello, nell’introduzione della citata “Nota” tenta di giustificare la linea omissiva e del tutto inadeguata scelta dalla Cec, motivandola con la volontà di “non intralciare il lavoro della Cei” (sic), quest’ultima impegnata, anch’essa con notevole quanto colpevole ritardo, nella ripresa del Documento sul Mezzogiorno d’Italia.Morale della favola: tutto rimane bloccato, in sospeso e in attesa (non si sa se di una nuova strage o chissà cosa), non viene assunta alcuna decisione concreta e, ancora una volta, tutto viene rinviato “sine die”.In una memorabile omelia di Sua Eminenza il cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo, mentre nella città dominava un’efferata guerra di mafia, l’autorevole e prestigioso alto prelato denunciò i corresponsabili, molteplici e ingiustificati ritardi e temporeggiamenti e tuonò indignato:” Mentre a Roma si decide, Sagunto viene espugnata!”La “Nota” risulta semplicemente un invito “buonista” agli altri, all’extra&#45Chiesa, al laicato, alle famiglie, alle istituzioni, ad eccezione della stessa Chiesa.Si vuole, insomma, intenzionalmente, ridurre il messaggio entro i margini di una pastorale tradizionale, generale, astratta, come la si potrebbe proporre e applicare in altre realtà territoriali, senza volersi assumere in carico la specificità dello spaccato calabrese che richiederebbe ben altri interventi, progettualità di sistema di reti integrato e inter&#45istituzionale, di cooperativismo consorziato e di servizio gratuito di affiancamento e supporto al disagio giovanile, nella Scuola, nella Famiglia, divenuto nucleo primario di micro e macro&#45criminalità, di faide e devianze, di illegalità, immoralità, consumismo e materialismo più sfrenati, per quella “colpa originale” di familismo amorale” addebitata storicamente al Sud.La stessa “Nota” procede, poi, come se nulla fosse accaduto nel frattempo, imponendo e caricando, come al solito, sugli altri, pesi, obblighi, divieti, frantumando così l’analisi ai propri rispettivi “orticelli” da coltivare e presidiare.Accade così, paradossalmente, che, nella “Nota”, la Chiesa&#45Istituzione si rivolga ai Credenti con la seguente affermazione ( credo approvata a maggioranza e con forti dissensi al Suo interno, anche se questo rimarrà ai più ignoto e segreto) in cui si permette di richiamare quei “troppi (naturalmente tra gli stessi credenti e non all’interno del clero secolare e regolare), “anche tra quanti partecipano attivamente alla vita ecclesiale, che corrono il rischio di una dissociazione tra la fede professata e l’etica, giungendo spesso a comportamenti compromissori che contraddicono la verità del Vangelo”.Questo è davvero troppo, si è superata ogni decenza, misura, dignità e decoro!Registro, viceversa, che se esiste una gravissima dissociazione, ma parlerei piuttosto di una conclamata e manifesta schizofrenia tra Parola e azione, Fede e comportamenti, predicazione e pratiche di vita, questa appartiene di diritto alla Chiesa&#45Istituzione e di ciò essa debba fare pubblica ammenda, prima di richiamare e ammonire gli uomini comuni e le altre istituzioni, applicando così la corretta evangelica interpretazione del principio evangelico “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.Attendo, quindi, che la Curia cosentina, ma tutta la Chiesa locale e il Vaticano riconoscano, prima i loro peccati e compiano fino in fondo la necessaria autoconversione, per poter chiedere, poi, legittimamente, anche agli altri, di convertirsi e purificarsi anche loro.Francesca Veraldi P.S. Chiedo venia degli eventuali errori, non ho curato la forma, sono andata alla sostanza della questione: spero di esserci riuscita, poiché la vicenda dell’Istituto “Papa Giovanni XXIII” mi ha dilaniato e mi ha reso una persona nuova, diversa da quella di prima.