D´Alema e le tre carte

“Più che le tre punte, quella del centrodestra somiglia alla strategia delle tre carte. Avete presente il gioco in cui ci sono tre carte su un tavolo che vengono mosse da un prestigiatore? Ogni qualvolta si crede d´aver scelto la carta sotto la quale si nasconde il simbolo che si vuole individuare puntualmente si sbaglia, e sbuca il simbolo scelto da colui che manovra le carte. Ecco, con la nuova legge elettorale sotto ogni carta che si crede di scegliere c´è LUI (Silvio Berlusconi, ndr). E´ inutile pensare che per un cambiamento reale si possano votare Fini o Casini, comunque vada vincerà Berlusconi, e naturalmente nulla sarà diverso da come è oggi. Questa legge, definita dal suo stesso autore (Calderoli, ndr) una “porcata”, non è un ritorno al proporzionale, è semmai un referendum”.Questo il punto di massima ironia del comizio di D´Alema di ieri sera a Piazza dei Bruzi.Quarantadue minuti nei quali il presidente dei DS ha arringato la folla con argomentazioni valide, proteste vibranti ed ammissioni di colpe. Un segmento temporale nel quale il politico è stato capace di toccare ogni argomento, dalle bufale del Governo su: pensioni, cultura, politica estera e guerra in Iraq; agli elogi a Rifondazione Comunista per la coerenza dimostrata rispetto all´adesione al programma dell´Unione.Un comizio appassionato, ricambiato dagli applausi di una folla già riscaldata dagli interventi di Maria Rosa Calipari, Nicola La Torre e Nicola Adamo, culminato nell´auspicio di una svolta che veda il sud protagonista della politica nazionale.Si è meravigliato D´Alema, per non aver trovato sul palco le bandiere dell´Ulivo, ha spiegato che sotto questo nome si cela il simbolo di un progetto politico di grande portata e di indiscutibile validità, un sistema studiato per eliminare ambiguità e incoerenze dai rapporti che regolano la convivenza di variegati punti di vista rispetto all´azione di un Governo che vuole puntare sulla forza del gruppo per governare degnamente l´Italia. Un discorso conciliante che ha puntato sull´indiscutiblità di Romano Prodi in quanto leader e che ha difeso i cambiamenti avvenuti in seno all´universo simbolico in mutazione all´interno della sinistra italiana.Presentatosi sul palco in un nero cappotto lungo fino alle caviglie, l´ex Presidente del Consiglio ha suscitato applausi spontanei quando ha lodato lo sforzo della popolazione meridionale per tenersi al passo coi tempi nonostante i chiari ostacoli di una politica filoleghista, sforzi che però non bastano a contenere l´emorragia rappresentata dalla fuga dei cervelli e quindi dei figli di questa terra che la politica di un Governo di Centrosinistra aiuterebbe a risanare.”Da Garibaldi ai movimenti Partigiani si è sempre parlato del Vento del Nord portatore di cambiamento e benessere, è ora d´interrompere questa seppur nobile tradizione e fare in modo che la storia ricordi il Vento del Sud come positivo agente per il ricambio dell´aria che si respira oggi in Italia”. Con queste parole il presidente dei DS ha chiuso il suo intervento tra gli applausi scroscianti della folla che si accalcava sotto al palco per stringergli la mano. A giudicare da come ha esposto ogni sua tesi non c´è motivo per sorprendersene.Francesco Frangella