De Magistris e altro di Massimo Veltri

Di De Magistris e altrodi Massimo VeltriNon ci si può trincerare sempre dietro lo scontato: “Occorre vedere quali sono le risultanze e cosa dicono i verbali”, per prendere una posizione, una posizione politica. In merito allo sconcertante, allo scandaloso provvedimento del ministro Mastella sul giudice De Magistris, si può, si deve, sviluppare un ragionamento &#45 a prescindere. Già molto è stato detto e scritto, e fra tutte paiono molto convincenti le parole del direttore del Quotidiano della Calabria: “Ma insomma, in quali condizioni ci troviamo, per assegnare a uno dei più squalificati esponenti della prima repubblica il ruolo di ministro della giustizia?”. Se l&acute&#59avesse fatto un ministro dei governi Berlusconi, quello che ha fatto Mastella, vi immaginate che bagarre si sarebbe scatenata? Come, un ministro, lì lì per essere iscritto nell&acute&#59elenco degli indagati, che propone all&acute&#59organo di autogoverno della magistratura la rimozione del magistrato poco rispettoso, e del suo superiore gerarchico perchè “non avrebbe vigilato” (….). Ma dove siamo arrivati? In che mondo viviamo o ci vogliono far vivere? E c&acute&#59entra solo Mastella, oppure non è più verosimile l&acute&#59ipotesi dell&acute&#59insieme degli indagati &#45 tutti eccellenti &#45 di De Magistris, che ha fatto muovere il ministro? Un ministro ora spalleggiato da Cossiga, che si dichiara d&acute&#59accordo con lui, e non è ben chiaro se è una solidarietà con voluto effetto boomerang o meno, e che vede in posizioni attendiste Violante… che vuole leggere le carte. Ma almeno una cosa l&acute&#59ha detta, a differenza di tutti, dico tutti, gli altri esponenti diessini che brillano per silenzio tombale. Eppure stanno costruendo il partito nuovo, e questo partito nuovo non dovrebbe badare pure a queste cose, essenzialmente a queste cose? Ma no, si dirà: quel che conta è l&acute&#59organigramma, la sistemazione delle poltrone, che vuoi che significhi la piazza, il popolo….Una volta si faceva la distinzione fra giustizialista e garantista, con tutti ad affannarsi a iscriversi nel librone dei garantisti, a partire da chi sempre era stato un terribile forcaiolo e uno dei fautori o degli autori della soluzione politica per via giudiziaria. Ora se ne parla di meno, molto di meno, anche perchè la platea degli inquisiti, almeno qui in Calabria, è così estesa che diventa oggettivamente difficile dire qualcosa e risultare credibili, da parte del nostro ceto politico. E ha ragione Mancini quando invece di depositare un&acute&#59interrogazione che lascia il tempo che trova chiama in causa il capo dello stato, presidente del CSM. E ha ragione D&acute&#59Avanzo, su Repubblica, quando enumera i vari casi scandalosi in diverse procure, nei vari tribunali calabresi, a fronte dei quali tutto tace. Ma tutto tace anche in riferimento alle reiterate, e a mio parere scientemente costruite, esternazioni di Nicola Gratteri, che in convegni, sulla stampa, in televisione, prende, e come, posizione. Con Bertinotti che, in difficoltà, s&acute&#59arrampica sugli specchi a W l&acute&#59Italia, con i tratti in costruzione dell&acute&#59autostrada in mano tutti alla camorra, con l&acute&#59esecutivo che invece di legiferare in risposta e in contrasto all&acute&#59illegalità è assolutamente inerme. Avete sentito qualcuno obiettare, confutare, smarcarsi rispetto a queste parole, un tempo si diceva pesanti come macigni, ma ora purtroppo digeribili subito? D&acute&#59altronde, dove lo mettiamo quel capolavoro di ipocrisia e di omissività con il quale il comportamento di Visco in merito alla vicenda comandante della guardia di finanza viene bollato come illegittimo ma non illegale? Non è un capolavoro, e qualcuno ha detto qualcosa? Con un articolo non si cambia niente, con un&acute&#59intervista neanche, ma con dieci, cento, mille prese di posizione, con una pratica quotidiana improntata alla dignità, alla correttezza, alla legalità e all&acute&#59equità, forse sì, qualcosa si riesce a cambiare: speriamo prima che sia troppo tardi.