De Magistris, poteri forti

Contro de Magistris un’associazione di stampo istituzionale.
Si profila sempre con più chiarezza il quadro nel quale si inserisce la vicenda de Magistris, Il Coordinamento regionale per l’etica e la legalità, già comitato per de Magistris, interrompe il silenzio stampa, resosi necessario al fine di non rendere una vicenda seria in una disputa da stadio, con opposte tifoserie. La questione è seria, troppo seria, ne va la credibilità delle nostre stesse istituzioni democratiche a tutti i livelli.
Oggi ci appaiono più chiare tutta una serie di cose a partire dal silenzio del Capo dello Stato sulle questioni da noi sollevate e poste alla sua attenzione. Noi  cittadini diciamolo non abbiamo interlocutori, forse  perché distratti da altre questioni non meno importanti , ma oggi un segnale da parte della politica e dello Stato deve venire, ogni pezzo di questo Parlamento deve dire con chi sta, Mastella, coraggiosamente lo ha fatto, Antonio di Pietro pure e tutti gli altri? I partiti una posizione devono prenderla, la gente vuole riconoscere i buoni dai cattivi. Certo è che nella vicenda, specifica dal momento in cui è entrata la politica, i poteri di apparato si sono organizzati, si sono associati per pianificare la delegittimazione di de Magistris e dei suoi collaboratori, ma chi si è mosso contro il Magistrato? Mastella per primo ha capito l’importanza delle tre inchieste aperte e portate avanti dal PM Napoletano, Poseidone, Toghe Lucane e Why Not, inchieste che aprivano scenari mai prima intravisti, intrecci tra magistrati, politica ed imprenditoria che tutti insieme  si adoperavano al fine di mettere le mani sui fondi pubblici, per poi trarne reciproco vantaggio, non solo in termini economici.
Ma  la questione non si fermava tra la Calabria e la Lucania ma andava ben oltre, fino a Roma, nei palazzi che contano, ecco perché de Magistris andava fermato, ecco perchè sono partite le ispezioni del guardasigilli. Certo non era facile incaricare persone per bene, per cui si è pescato nel torbido, cooptando soggetti  compromessi o magari anche un po’ ingenui o che dovevano solo difendere posizioni acquisite o anche solo il posto di lavoro dei propri rampolli, questa era la qualità degli arruolati per costruire quel castello di menzogne che doveva servire a distruggere non solo professionalmente l’incauto Magistrato. I figuri che si sono di volta in volta agitati ed adoperati per tale opera, in qualche modo avevano scheletri negli armadi o altri interessi, forse proprio per questo non potevano rifiutare il lavoro sporco, la protezione politica ai massimi livelli poi non mancava, la vicenda che vede coinvolto Mancino vice presidente del CSM ne è l’ennesima prova,  e questo ringalluzziva, ancor di più i mastini scagliati contro  il sempre più isolato magistrato partenopeo sostenuto solo dalle Associazioni regionali più coraggiose e da un grande movimento di opinione,che ha visto migliaia di cittadini scendere in strada.
Tutto questo ordire, nonostante la cortina fumogena alzata  da certa stampa e televisione,  non è sfuggito alla pubblica opinione, le tessere pian piano andavano a comporre un  mosaico inquietante, che era proprio quello immaginato da de Magistris e da parte di molti che hanno avuto a che fare con queste istituzioni, anche per motivi lavorativi o professionali, noi questo scenario lo abbiamo descritto più volte a partire da un paio di anni addietro. In tutto questo contesto,  ovviamente restano  aperte le questioni giudiziarie, che andranno avanti per anni, fino a spegnersi lentamente magari in un nulla di fatto, restano i fatti legati ad una realtà regionale che per questi motivi non ha mai potuto vedere lo sviluppo ed il benessere diffuso come nel resto dell’Unione Europea , dove un nutrito gruppo di ingordi oligarchi, politici, burocrati, politici, magistrati infedeli  ed imprenditori , un vero letamaio, hanno  fagocitato tutto compresa la speranza di un futuro migliore.
Rete per la Calabria
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