Di Pietro sui Servizi Segreti

LaStampa: Ministro, facciamo un passo indietro. Racconti di quando gli 007 ce l’avevano con lei.ADP: «Eh, senza voler fare di tutta un’erba un fascio, e facendo sempre salve le istituzioni, è vero che nei servizi segreti ci sono certi mezzi, si usano determinati metodi, e c’è un tale alone di irresponsabilità, che sembra un telefilm. E c’è il pericolo, se non c’è maturità professionale, data la sete di potere di qualcuno, anzi chiamiamola ubriacatura, insomma c’è il pericolo che si vada fuori dai compiti istituzionali».LaStampa: Spiando i magistrati…ADP: «Appunto. Io personalmente ho vissuto da questo punto di vista, da parte di alcuni ufficiali del Gico della Guardia di Finanza, un’attenzione smodata. Ipotesi assolutamente fantasiose. Pioggia di dossier. Lettere anonime. Ho dovuto subire non pochi torti. E mi sono riuscito a difendere perché venivo da quella esperienza che sapete. Ma m’immagino i poveri cristi… C’è da restare stritolati per come ti vestono un abito addosso. I servizi segreti sono un arma fondamentale, ma pericolosissima. Un po’ come i bisturi: indispensabile per il chirurgo, ma se vuole ammazzare la moglie è micidiale»LaStampa: Come Pool eravate nel mirino del Sisde, giusto?ADP: «A quel tempo, con i miei colleghi, abbiamo subito di tutto e di più. Si scoprì che alcuni soggetti rispondevano a singoli esponenti istituzionali. Nel mio caso, poi, Bettino Craxi, per giustificare la conoscenza e l’uso illegittimo del mio traffico telefonico, disse che quei dati li aveva ricevuti da un capo della polizia, dal prefetto Vincenzo Parisi, che nel frattempo è morto anche lui».LaStampa: Insomma a lei, pm di punta che indagava su Tangentopoli, la spiavano tutti: Finanza, polizia, Sisde, Sismi. Manca qualcuno?ADP: «Craxi, con quella sua spavalderia, lo ammise apertamente».LaStampa: Passando all’oggi, che ne pensa di questo Sismi che spiava di nuovo i magistrati? Ci vede l’iniziativa di qualche singolo sconsiderato oppure una direttiva che veniva dall’alto?ADP:«Non v’è dubbio che questo “servizio” fatto da pezzi del Servizio, scusate il gioco di parole, è stato fatto su richiesta di qualcuno che poteva richiederlo. Lo ripeto, nel mio caso la richiesta venne addirittura da Craxi. Però resta il fatto che si tratta di richieste illegittime. Ma tanto, si sa, quando ci sono in gioco le progressioni di carriera, o addirittura le riconferme in certe stanze, e queste scelte dipendono da chi ha il potere in mano, allora s’incontrano le ambizioni smodate e scatta la compravendita di favori».LaStampa: Perdoni, Di Pietro, allora anche lei pensa che c’entrano i vertici di allora. Il famoso Nicolò Pollari. Ma lei non l’aveva difeso, l’ex direttore del Sismi?ADP: «Io difendo le istituzioni. Con Nicolò Pollari, così come con Roberto Speciale, io dico che non ci si può essere questa dicotomia. Da una parte si dice che hanno commesso atti gravissimi, e intanto gli si concede posizioni di grande privilegio. Questa tattica ha il fiato corto. Ci vuole coerenza. Sul conto di Pollari, comunque, io ho votato contro, in Consiglio dei ministri, quando il governo ha opposto il segreto di Stato all’indagine su Abu Omar. No. I magistrati vanno aiutati a indagare, non ostacolati! E non mi va bene che siano stati criminalizzati di fronte alla Corte costituzionale».