DON PIERINO SPA

DON PIERINO SPA Tratto da L´espresso del 16 agosto 2007Ben 164 sedi in Italia, 74 nel mondo. E poi terreni, pascoli, casali, appartamenti. Ecco il patrimonio del prete sotto accusa. Ma il bilancio resta un misterodi Marco LilloQuando il cardinale Francesco Marchisano gli ha chiesto di dimettersi, imitando il leader dei Legionari di Cristo, per difendersi dall´;accusa di molestare i suoi ragazzi, don Pierino ha risposto: “Giammai. Io non guido un´associazione religiosa, ma laica”. Don Pierino ha ragione. La Comunità Incontro è un´associazione privata. Nessuno può mettere bocca sulle sue 164 sedi italiane e nemmeno sulle 74 residenze estere. Ancora più difficile vedere i suoi conti. La comunità per legge stila un bilancio ogni anno, ma sono in pochi ad averlo visto. A chi chiede lumi replicano: “Non parliamo con la stampa”. Scelta comprensibile in questo momento delicato, con don Gerlmini indagato dai pm di Terni per abusi sessuali sui giovani ricoverati.Ma la trasparenza amministrativa non è mai stata una priorità della comunità. Sul sito Internet non c´è traccia del bilancio. Bisogna andare alla Camera di commercio a Roma per scoprire che la Comunità Incontro, organizzazione non lucrativa a fini sociali, è presieduta da una sconosciuta: Umbertina Valeria Mosso, avvocato di 86 anni. Il comitato direttivo è composto dalle persone più vicine a don Pierino, come Claudio Legramanti e Claudio Previtali e dal ´don´, che è il segretario generale, ma con ampi poteri di gestione. Il patrimonio è in gran parte composto da terreni e fabbricati rurali. Una vecchia passione. Già nel 1965, un anno prima di darsi ai tossicodipendenti, il sacerdote aveva comprato la splendida tenuta di Caviggiolo con tanto di maniero e riserva di caccia a Barberino del Mugello, sull´;Appennino toscano. I giornali dell´epoca raccontano che gli assegni per 200 milioni di lire (del 1965) consegnati alla Società Idrocarburi per l´acquisto, erano scoperti e il tribunale inflisse tre mesi di galera a don Pierino. Oggi quel possedimento è di Alfio Marchini, ma la comunità vanta tenute che non hanno nulla da invidiarle.La prima pietra sulla quale Gelmini ha costruito l´;impero è Amelia. In questo borgo in provincia di Terni, nel 1979, dopo una serie di disavventure economiche e penali, Piero Gelmini adocchiò un frantoio abbandonato, il Mulino Silla, e ne fece la sede della sua nuova attività. Il comune concesse di buon grado il rudere in comodato d´uso, ma presto i rapporti si guastarono. Amelia, 11 mila abitanti, era guidata dall´ex leader della Cgil Luciano Lama e le personalità forti del sindaco e del prete-imprenditore diedero vita a una riedizione di Peppone e don Camillo. Erano gli anni del boom delle comunità e don Pierino non badava troppo al codice urbanistico. I piccoli casali abbandonati diventavano imponenti ostelli. Mensa, campo di calcio, sotterranei, tutti edificati a fin di bene, ma tutti abusivi, furono immediatamente segnalati da Lama alla Procura. Alla fine tutto fu sanato, grazie anche ai socialisti della giunta. Intanto la comunità cresceva al ritmo di 12 mila presenze annuali. Oltre al comodato sul mulino (dovrebbe scadere nel 2018) la Comunità ha acquistato nella provincia di Terni boschi, uliveti, vigneti e pascoli per una ventina di ettari, più fabbricati sparsi tra Cenciolello, Porchiano e la strada di Orvieto per una settantina di vani.All´;inizio degli anni Novanta don Pierino comprò il convento di Santa Monica, nel pieno centro della città, pagandolo 600 milioni di vecchie lire. Il sindaco Lama insorse e la cittadinanza raccolse 4 mila firme contro l´apertura di un albergo nel centro. “Ma quale albergo”, replicò offeso il don, “ci metterò dieci suore di clausura”. Nel 2003 la comunità cede il convento a una società privata amministrata dal commercialista della curia di Terni e partecipata da una famiglia che fabbrica ascensori. E l´albergo? Sarà realizzato, insieme a una chiesa e a un po´ di appartamenti per il comune. Ma non da don Gelmini, bensì da una società romana che ha rilevato l´;immobile pochi mesi fa. Lo stop del Santa Monica spinge don Gelmini fuori dall´Umbria, una regione rossa dalla quale non si sente amato. Anche il centro odontoiatrico che sta per aprire ad Amelia, grazie a un celebre volontario della comunità, l´ex ministro Francesco De Lorenzo, non è stato finanziato dalla Regione.Negli anni Novanta don Pierino medita di spostare la capitale del suo impero in Emilia Romagna, sull´Appennino tra Casola Valsenio e Castel del Rio. La onlus rileva 400 ettari e una serie di casali sparsi tra le provincie di Ravenna e Bologna. L´immensa tenuta era di una cooperativa che aveva tentato l´attività agrituristica senza successo. Attraverso la cooperativa Terra Nostra, il braccio imprenditoriale della comunità, don Gelmini ottiene anche un finanziamento Ue per realizzare uno stabilimento zootecnico per 130 pecore e 80 mucche. Il progetto però fallisce. Gran parte dei casali sono abbandonati, gli ospiti oggi non arrivano alla decina ed è in corso una trattativa per svendere tutto a poco meno di un milione di euro. A Roma la comunità possiede anche un appartamento in via delle Milizie, mentre in provincia di Bergamo, ad Ardesio, ha acquistato nel 1989 una ventina di terreni per 25 mila metri quadrati.Da dove arrivano i soldi per comprare? Lo Stato non è mai stato troppo generoso. Il fondo nazionale per la lotta alla droga ha pagato solo 277 mila euro nel dicembre del 2001. Qualche regione stanzia contributi per progetti specifici, come il Lazio, che lo scorso anno ha pagato 35 mila euro. Gli introiti più importanti arrivano dalle rette per i tossicodipendenti ricoverati. Le convenzioni variano a seconda della regione e le tariffe oscillano tra i 34 e i 50 euro al giorno, a seconda della diagnosi e del trattamento. Con punte di 130 euro per i soggetti a ´doppia diagnosi´, cioè i malati di mente tossicodipendenti. Il mutamento dello scenario delle tossicodipendenze fa però facendo diminuire le presenze. I nuovi drogati da ecstasy e coca preferiscono i servizi ambulatoriali. Mentre gli eroinomani, che possono restare in comunità fino a due anni, sono in calo netto e costante.Negli ultimi due anni intere regioni come Calabria e Umbria, e Asl come quelle di Varese e Bergamo, e della città di Milano, non hanno inviato nemmeno un assistito alla comunità di don Pierino. Restano i tossici cronici: ragazzi ospitati a spese delle famiglie che pagano circa 300 euro al mese e i detenuti. Nel 2006 sono stati 2 mila e 750 quelli che hanno scontato la pena in comunità. Complessivamente il ministero della Giustizia ha pagato per loro 93 mila e 600 euro. Ma il vero benefattore si chiama Silvio Berlusconi: nel 2005 ha donato 10 miliardi di vecchie lire per alcuni interventi in Thailandia e poi altri 450 mila euro per l´emergenza Tsunami, stavolta mediante le sue holding.