Dopo Telcal, Crai e Cud fallisce Tesi

Dopo CRAI, CUD e TELCAL, è il momento di Tesi. Non si può più tacere, negli ultimi 20 anni abbiamo visto nascere, crescere e morire, numerose società nell’ambito delle nuove tecnologie, nate con roboanti presentazioni, come il toccasana per una regione in pieno recesso economico. Questo è il solito teatrino, dove si recitano scene già viste in venti anni di inganni e vere e proprie truffe, a danno di una regione che conta ormai 300.000 famiglie indigenti. In venti anni di operatività non si è visto alcun risultato da parte di queste quattro aziende, che hanno un bilancio a dir poco zoppo con sole uscite e un’unica voce in entrata i trasferimenti pubblici, o comunitari. E’ venuto il momento di avere il coraggio di ammettere il raggiro operato a discapito della collettività, e tagliar corto con questi carrozzoni che hanno imbarcato centinaia di giovani provenienti da selezioni a esser buoni addomesticate, ma comunque ammessi ed inseriti senza aver fatto alcun concorso dove l’unica regola è stata la raccomandazione o peggio ancora l’antico sistema nepotistico. Possibile che nessuna di queste strutture, costate centinaia di miliardi delle vecchie lire, e come ci hanno fatto credere piene di menti eccelse quasi scienziati, pescati solo sulla base di competenze altissime, riesce a stare sul mercato da sola. Questo è il quesito che noi di CalabriaLibre ci poniamo. Mentre centinaia di piccole aziende, del terziario avanzato, pur con grandi sforzi, riescono a trovare spazio e dare lavoro a migliaia di giovani calabresi volenterosi e competenti. Migliaia di miliardi pubblici sprecati in attrezzature e lauti stipendi senza produrre alcunché di utile. Ma come tutti questi cervelli non riescono ad essere competitivi sul mercato? Oppure sono solo preoccupati di mantenere privilegi e posti come se fossero loro stati assegnati dal padreterno o per destino, il quale si sarebbe, invece, dimenticato di altre migliaia di cittadini calabresi che ogni giorno devono lottare per far quadrare i conti, lsu, lpu e disoccupati, pensionati e professionisti. La collettività non può e non deve più accollarsi il costo anzi i baratri finanziari creati da queste aziende fantasma, che i dipendenti si rimbocchino le mani si costituiscano in cooperativa e si confrontino sul mercato con le loro capacità, il loro impegno e con il loro sudore, la collettività potrebbe generosamente concedergli in uso le magnifiche attrezzature di cui sono dotati e che fino adesso sono stati solo sopramobili ad alta tecnologia. Se non si accettasse tale proposta allora è evidente che si riconosce di non essere tecnicamente capaci di svolgere per il mercato quel lavoro per cui si è profumatamente pagati, allora signori tornate pure a casa, non ci sono risorse per voi se non dopo aver soddisfatto tutti gli altri disoccupati, e più sfortunati giovani calabresi. La gente di Calabria è stanca di sostenere i costi di migliaia di parassiti, si abbia il coraggio di assumersi tutte le responsabilità. Non si perseveri con i privilegi di coloro che hanno avuto solo la fortuna di essere figli di, o figliastri di, nipoti di ecc. ecc. Sappiamo pure che per anni molti dipendenti di questi enti hanno percepito stipendi o sussidi senza aver dovuto neanche recarsi sul posto di lavoro. Ciò non deve essere più possibile esiste una morale ed una costituzione che recita che tutti i cittadini devono avere le stesse possibilità di accesso al lavoro, se così non è stato, così dovrà essere.