E’ L’ORA DELLE SCELTE

E’ L’ORA DELLE SCELTE PER IL BENE DELLA CALABRIADi Pippo Callipo*E’ paradossale quanto sta accadendo in Calabria. Assistiamo, da un lato, ad un dibattitostraripante che mette al centro le infinite chiacchiere della politica; dall’altro, però, la stessa politica- vista come onnipotente – è del tutto assente laddove c’è bisogno di risposte: mercato del lavoro esviluppo, sanità, edilizia, legalità. Incapace persino di rappresentare i rischi che la regione corre conil federalismo fiscale. Si mostrano i muscoli nel rivendicare candidature e posti di comando, ma siè impotenti quando c’è da approvare il “Piano Casa”, il Piano sanitario o di assicurare agliimmigrati di Rosarno assistenza socio-sanitaria. L’aggettivo “sconclusionata” – per definire questaclasse dirigente – non è demagogico. Basti sfogliare la recente relazione non di uno scriteriato, madella Corte dei Conti, che inchioda le politiche di spesa della Regione a responsabilità oggettive.Ritardi nell’approvazione dei documenti contabili, programmazione inesistente, arbitrarie manovreper occultare i debiti, irregolarità contabili, non rispetto del Patto di stabilità, disordine nelcontenzioso, confusione dei dati sui pignoramenti, l’uso dei “derivati”, disservizi e sprechi nellasanità collassata da un debito (circa 3 miliardi) che affossa il welfare e grava sulle spalle di tutti noi(aumento massimo della pressione fiscale per i cittadini e le imprese), ritardi e assenza di strategianella gestione dei fondi comunitari. Da qui la domanda: una politica del genere serve alla Calabria?Una politica così serve all’equilibrio di questo sistema malato, che assicura tanto a chi èdentro e nulla a chi è fuori, ma non serve alla Calabria. La sfida che abbiamo lanciato consistenel dotare la politica di una strategia per lo sviluppo, ben sapendo, però, che senza il rinnovamentodel ceto dirigente risultati non ce ne saranno. Lungo questo sentiero l’incontro tra le persone cheamano la Calabria è auspicabile. Ci sono parole chiave di cui oggi la Calabria non può fare ameno: rinnovo della classe dirigente, riqualificazione della spesa, eticità nell’azioneamministrativa, legalità, trasparenza e rendicontazione delle risorse. Abbiamo dimostrato -l’altro giorno a Lamezia nel corso della Convention di presentazione della mia candidatura – che ilproverbiale atteggiamento servile e miope dei calabresi nei confronti del potere politico, si può e sideve sconfiggere. La consapevolezza che la Regione debba diventare Ente di Programmazione e diSviluppo, per aiutare la Calabria a recuperare la dignità perduta ed a svolgere una funzionenazionale, è diventata sentire comune. E’ questa la direzione che dobbiamo imboccare per salvare laCalabria. Ed è, questa, la sintesi delle riflessioni dei vari relatori (politici, economisti,costituzionalisti ed associazioni) alla Convention di Lamezia su cui la politica calabrese – quella cheha tra i propri fini il bene della Calabria – mi auguro inizi ad aprire un serio dibattito che vada ancheoltre le elezioni del 28 marzo. E’ urgente recuperare il valore della partecipazione della societàcivile alle scelte importanti, anzitutto del sistema autonomistico che il centralismo regionale haquasi distrutto. Rispetto alle previsione di pari ordinazione costituzionale di Comuni e Province,infatti, la Regione ha finito con l’interpretare una funzione di accentramento, umiliando,istituzionalmente e politicamente, il concorso del pluralismo territoriale voluto dalla Costituzione.In termini di etica politica, rispetto ad un simile quadro, la domanda da porsi è cosa occorra fare perridare speranza ad una Regione duramente combattuta nel traumatico intreccio fra politica emalaffare. Un intreccio, come è stato sottolineato a Lamezia, che tre Prefetti dello Stato hannocesellato in modo allarmante nelle loro Relazioni al Ministro degli interni, la cui conoscenzarisulterebbe imprescindibile per chiunque si candidi a fare politica in Calabria. La domanda, in altritermini, è: può e in che modo un buon governo cambiare il destino di una regione? A checondizioni? Con quali requisiti degli attori politici e istituzionali? Con quali regole del gioco? E’indubbio che una parte decisiva per risolvere i problemi sul tappeto, è annessaall’investimento che la Calabria deve fare in una nuova classe dirigente e qui un ruolo delicatodebbono svolgerlo i partiti nazionali. Sappiamo bene che i partiti politici stanno vivendo una fasestorica di cambiamento, ma rispetto alla gravissima condizione della Calabria ci aspettiamo cheriprendano un discorso pubblico fondato sull’etica della rappresentanza politica indisponibile acointeressenze private e illegali. Ci aspettiamo che i partiti tornino al rispetto delle regolecostituzionali della democrazia interna, per costituire nuovamente uno spazio e un luogo di praticadella partecipazione politica. Lungo questa direttrice va compresa la disponibilità o meno -anche mia personale oltre che a quella del “popolo” che sostiene la mia candidatura – aldiscorso sull’unità delle forze politiche che vogliono dare segnali forti alla Calabria. Se non c’èuna novità straordinaria nell’elaborazione del programma e nella disponibilità dei partiti arinnovarsi, ai calabresi non interessa sapere che alla guida della Regione si sostituisce uncolore con un altro. La Calabria che tocca il fondo in queste settimane (crisi economica,dissennata privatizzazione di funzioni pubbliche, sperpero dei talenti e uso clientelare delle leve delpotere) esige una politica che sia “altro” rispetto a ciò che è oggi. Ecco, dinanzi a questi dilemmic’è da chiedersi chi, avendo consapevolezza dell’importanza della posta in gioco, voglia assumersila responsabilità di ritenere che in Calabria la riforma della politica possa ancora aspettare. Come sifa a non vedere che in Calabria la sfiducia dei cittadini verso le Istituzioni può diventare rancoresociale e patologia democratica? Chi, dinanzi a tutto ciò, intende lavorare per un cambiamento solodi facciata? Noi il progetto di cambiamento, mobilitando tantissime risorse della società civile,l’abbiamo ufficializzato. Lo consideriamo non un punto d’arrivo, ma un punto di partenzadell’iniziativa politica che guarda a scenari nuovi da costruire con strumenti che siano all’altezzadei problemi che ci angustiano. Lo offriamo, serenamente – assieme alle associazioni, Idv e “Per ilSud” – alla Calabria per costruire una Regione efficiente e trasparente. Così come offriamo alpubblico dibattito la riflessione sull’urgenza di rivedere le scelte di riforma statutaria di recenteadottate da Consiglio regionale e che, qualora condivise, avviino anche un confronto sulla forma digoverno regionale, “allo stato assolutamente e inconcludentemente autoritaria ed escludente”.Senza dire della pazzesca abolizione (assolutamente da rivedere) della Consulta Statutaria,dell’Organismo di rappresentanza di enti locali e forze sociali e della Consulta per l’Ambiente,ossia tre Istituti che sono indispensabili per rendere possibile il dialogo fra il Palazzo e la societàcivile.* Candidato alla Presidenza della Regione