Elezioni Regionali Calabria: Ecco cosa cambia

Abolito il “listino”, e non tutti i candidati a governatore entreranno in Consiglio. Non è passata la proposta di voto di genere, che prevedeva la possibilità per l’elettore di indicare due preferenze anzichè una purchè la seconda fosse per votare una donna. Norme per ridurre i costi della politica e delle strutture regionali.

Ecco i principali cambiamenti che comporta l’approvazione da parte del Consiglio Regionale della Calabria della legge numero 388/8, primi firmatari i presidenti Loiero e Bova, che modifica la legge elettorale regionale.
La novità principale è rappresentata dall’abolizione del cosiddetto “listino”, cioè quell’elenco di persone che sarebbero entrati in Consiglio Regionale senza dovere essere votati direttamente dagli elettori, soltanto per garantire il premio di maggioranza alla coalizione vincente.
La sua abolizione ha come diretta conseguenza che ciascun consigliere che siederà negli scranni del Consiglio Regionale si sarà dovuto misurare con il consenso dei cittadini. Il premio di maggioranza sarà recuperato attraverso l’elezione del primo dei non eletti su base provinciale delle liste appartenenti allo schieramento che vincerà le prossime elezioni. Inoltre le liste, che i partiti appronteranno, potranno arrivare fino a 13 candidati, invece degli attuali 11.
Non è invece passata, per effetto dell’approvazione dell’emendamento abrogativo firmato da Giovanni Nucera, l’introduzione della figura del supplente per il consigliere che fosse stato chiamato a ricoprire la carica di assessore. Il centrosinistra, pur di vedere abrogato il listino, ha rinunciato all’articolo in questione sul quale, in fase di elaborazione del testo, aveva trovato l’accordo con l’Udc. Le nuove alleanze hanno poi dato il via libera ad uno sviluppo diverso, tanto che l’istituto della supplenza è stato abrogato con il voto favorevole di Pdl e centrosinistra e l’astensione del partito di Casini.
Nessuna modifica è stata apportata, invece, alle soglie di sbarramento. Rimane dunque al 4% la soglia per entrare in Consiglio per i singoli partiti e all’8% quella prevista per le coalizioni.
Non ha avuto fortuna neanche il cosiddetto “lodo Sarra”, di cui si era parlato negli scorsi giorni, che prevedeva l’ingresso in Consiglio per tutti i candidati a governatore. Bocciata anche la proposta di Liliana Frascà che, fino all’ultimo, ha provato a far passare la doppia preferenza di genere. La facoltà, cioè, per l’elettore di indicare nella scheda un uomo e una donna.
Né miglior fortuna hanno avuto gli emendamenti targati De Gaetano e Michelangelo Tripodi che volevano introdurre l’obbligo per i partiti di comporre liste con almeno un terzo di donne. E, sul punto, nella giornata di ieri si è registrata la durissima presa di posizione dell’assessore al Personale Liliana Frascà, presentatrice del cosiddetto “emendamento di genere”: «Le donne calabresi, adesso, devono sapere la verità. In consiglio regionale – ha spiegato la Frascà – l’emendamento da me presentato per consentire la doppia preferenza è stato respinto con 37 voti contrari e 9 favorevoli.
Tra questi ultimi vanno considerati il mio e quello della collega Stefania Covello, le uniche donne di questa assemblea. Assieme a noi si sono espressi a favore della norma solo Adamo, Bova, Loiero, Giamborino, Racco, De Gaetano e Michelangelo Tripodi. Invece la quasi totalità dei consiglieri regionali, che a parole afferma da anni la necessità di promuovere una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni,
alla prova dei fatti ha dimostrato il contrario». «Non sono sorpresa – ha aggiunto la Frascà – ma francamente non mi aspettavo che si arrivasse ad un risultato così disarmante».

Taglio alle strutture dei gruppi consiliari

Il Consiglio, sempre durante la seduta di venerdì, ha infatti approvato la proposta di legge numero 398/8 nel testo coordinato con gli emendamenti Bova-Borrello, rubricata “Riduzione dei costi di funzionamento del consiglio regionale”.
Si tratta di una serie di provvedimenti amministrativi rivolti alla riduzione dei costi della politica.
Le norme si proponevano di ridurre anche per consentire che le riforme avvenissero a costo zero, anche nel caso fosse stato introdotto l’istituto della supplenza che avrebbe fatto aumentare il numero dei consiglieri regionali e, di conseguenza, anche i costi di mantenimento dell’assemblea.
Le riduzioni avvengono attraverso un taglio consistente alle spese per il mantenimento delle strutture dei consiglieri.
Molti dei compiti loro affidati, infatti, saranno svolti dai 170 vincitori dei concorsi che il consiglio ha svolto durante lo scorso anno. In particolare la legge prevede che «il personale addetto alle segreterie particolari deve essere scelto tra i dipendenti di ruolo del consiglio regionale ivi inclusi i dipendenti ex legge regionale numero 25 del 2001». Soltanto il segretario particolare e il responsabile amministrativo dei consiglieri potranno essere estranei all’amministrazione.
Una novità epocale, dunque, evidentemente poco gradita al centrodestra che ha abbandonato l’aula protestando vivacemente per il modo con il quale il presidente Bova ha condotto la votazione sul provvedimento. Altre riduzioni sono state operate sui vitalizi dei consiglieri regionali e sulle varie indennità dei dipendenti  amministrativi.

Da Rete per la Calabria