FARE E AGIRE LA NUOVA POLITICA,

Loro, gli uomini di partito, non ascoltano più le voci di strada. I partiti, un tempo “le fucine in cui si formava l´opinione pubblica, e in cui si elaborano le leggi”, mi sembrano alla deriva, ancora non hanno mostrato pienamente la loro profonda lacerante debolezza, poiché in un regime mediatico come il nostro, ricoprono le pagine di tutti i giornali, nel bene e nel male, per unire o per dividere, per odiare, per onorare, per ricordare, eppure sono tutti diventati estranei alla risoluzione delle tematiche che oggi affliggono non solo il nostro paese, ma avendo finalmente una visione di insieme, tutto il nostro globo. Se faccio una affermazione del genere subito vengo ripresa dai solerti uomini e donne di apparato, i quali sottolineano che l´organizzazione democratica dei partiti è alla base e il presupposto della nostra vita costituzionale. Fino a poco tempo fa, proprio per questa ragione e per non essere accusata di qualunquismo, ho continuato a difendere il sistema partitico, ma da un po´, non me la sento più, non dico che sono tutti uguali, questo no, ma loro, i professionisti della politica, quelli che sono capaci e che vogliono dimostrare che sanno coniugare il verbo governare, si sono arroccati per difendere solo ed esclusivamente i loro molteplici interessi. Hanno in sostanza dimenticato che l´art. 47 della nostra Costituzione, così come lo leggo da un testo di Piero Calamandrei del 1947 – “Assemblea Costituente”, sanciva che “tutti i cittadini hanno il diritto di organizzarsi liberamente per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, e se la lingua italiana non è un opinione, visti i tempi attuali di dilagante ignoranza e superficialità, i cittadini sono il soggetto, sono gli attori che possono, che hanno il diritto di associarsi in partiti e quindi partecipare alla vita democratica e politica del paese. “Ma che cosa vuol dire metodo democratico?” La scelta dei programmi e la scelta degli uomini e delle donne che vengono chiamati per essere eletti è fatta in modo democratico e partecipativo? La storia ci ha insegnato che, nonostante una buona Costituzione, quale la nostra, per altro mai attuata in tutte le sue parti fino ad oggi, non è sufficiente a garantire il senso elevato di Stato. Così, stante anche l´assenza di una amministrazione efficiente, rispettata e trasparente, i partiti, i poteri forti e la chiesa si sono insinuati malamente, non solo nello Stato, ma anche e soprattutto nell´intera vita pubblica, mettendo fuori gioco i veri attori della vita democratica di un paese: i cittadini.I cives si sono sempre più allontanati dalla vita politica del Paese, dimentichi che in una vera democrazia ci dovrebbe essere lo spazio per agire e fare politica, sempre ed in tanti. L´indifferenza è dilagata, così il senso profondo dello Stato come bene comune si è perso.Ma come agire da attori della politica? Scriveva uno dei “maggiori”, Alessandro Galante Garrone ” la riconquista della libertà è il cittadino che riprende possesso della cosa pubblica”. Questo è il punto, la democrazia che vogliamo partecipata deve essere cercata giorno per giorno nel quotidiano e “le forze politiche informali” diventano sempre più importanti, e “la politica si fa quando termina la giornata di lavoro”, la politica dei “non politici” che come sottolinea anche Bobbio, non ha niente a che vedere con la politica dei politici, così come la vediamo svolgere sotto i nostri occhi sempre più indifferenti ormai da anni. Sono le “ore di straordinario per la democrazia” che ha sottolineato la mia amica attivista Chiara Cavallaro.Il libro di Giulio Marcon “Come fare politica senza entrare in un partito”, edito da Feltrinelli, ci porta per mano nel mondo dei protagonisti della politica diffusa, i quali, tentando di depotenziare la politica tradizionale, allontanando il rischio dell´ “abbraccio mortale” tra le due politiche, ricostruiscono il tessuto sociale e solidale tra i cittadini, attraverso proposte, nuovi strumenti, formazione e tanta concretezza. Tutto questo in modo autonomo dalle forze politiche tradizionali. Pregio notevole del libro è l´obiettivo pratico. Il testo, in modo molto chiaro, offre una serie di indicazione pratiche da attuare nei luoghi più vicini ai cittadini che sono i municipi, i comuni, le province, il quartiere, partendo dal basso. Le indicazioni contenute sono state vissute da molti di noi e chi legge può riconoscersi negli stessi esempi, oppure fare propri i suggerimenti in esso riportati.Altro aspetto, più politico, riguarda la riflessione su quello che già si è realizzato e quello che si può e si deve ancora raggiungere in forme sempre più diffuse, ridando speranza a quelli chiusi nel guscio del loro stesso malessere, voluto dall´attuale sistema dominante. Per molti cittadini manca ancora l´idea che si può fare, agendo nel proprio piccolo. Tuttavia non siamo ancora in presenza di quell´allargamento necessario a far sì che si attui una maggiore diffusione di questo meccanismo semplice, che se applicato con numeri consistenti tali da formare “massa critica”, permetterebbe di riprendere quello che è il nostro diritto di attori principali della vita politica ed il nostro spazio di responsabilità. Il libro lo chiarifica con proposte, in parte già realizzate, in parte da attuare con equilibrio. Un libro “per” e non “contro”.Si potrebbe anche scendere più a fondo con l´aiuto delle seguenti letture:Alessandro Galante Garrone – Il mite giacobino – Donzelli Editore Piero Calamandrei – La Costituzione e le leggi di Antigone – Scritti e discorsi politici – Sansoni Franco Gesualdi – Rivista Carta n. 6 /2005 Nodi della rete Saskia Sassen – A mano disarmata nelle metropoli – Cultura de Il manifesto 29.01.2005.di Daniela Degan