Fermiamo la deriva dei DS

Qualche tempo fa discutevo con un caro amico sull´affermazione, pubblicamente resa, di uno dei massimi dirigenti calabresi dei Ds secondo il quale nelle riunioni di partito si vedevano da anni e anni solo e sempre le stesse facce. La leggevo come elemento di consapevolezza di rinsecchimento, chiusura e non adeguamento e aggiornamento dei “quadri”. L´amico concordava, e insieme ci interrogavamo sulla necessità di una contaminazione e un´apertura, pena il declino, a favore della politica politicante, degli accordi di vertice e di una politica degradata a macchina d´affari.Qualche tempo dopo tornammo, io e l´amico, sull´argomento, ma i tempi erano cambiati, nel senso che quell´anelito di rinnovamento della politica s´era di molto affievolito, e trovai l´amico di molto cambiato. “Menomale che ci sono, gli stessi”, mi disse, anche se notai una punta d´imbarazzo nelle sue parole.C´è qualcuno che possa mai seriamente pensare che il rinnovamento si fa col repulisti? E´ praticabile, o solo immaginabile, che ci voglia un atto catartico e totalizzante per favorire il nuovo? La teoria e la prassi rivoluzionaria di stampo marxista-leninista lo afferma, ma sono cose d´altri tempi e d´altri contesti, e poi i Ds non sono un partito riformista… ? Dove si situa, allora, l´asse del ragionamento? Nel ricercare e perseguire una politica equilibrata che comprenda conservazione e salvaguardia di un patrimonio storico, ideale e politico fatto anche, è ovvio, di donne e di uomini, e promozione di nuovi ceti, nuovi gruppi dirigenti, nuove politiche, che con quelli si integrino.E´ questa la sfida, solo che qualcuno ha mai cercato di giocarla? Non è affatto facile e presuppone doti considerevoli di visione e coraggio, unite a carisma e autorevolezza. Esige capacità di direzione politica. Il tempo passa, la società si evolve, le tecniche di conquista e gestione del potere rimangono sempre quelle, dalla Bibbia, fino a Shakespeare, ai Borgia, a Hitler, a Stalin… a Berlusconi. Oppure è arrivato il momento, per chi, legittimamente, si candida a co-guidare il paese d´interrogarsi veramente sul che fare, per evitare di perdersi fra conservazione (consunzione?) e dissipazione (di patrimoni ideali e umani enormi)? Io sono convinto che il momento è arrivato, da tempo, e oggi, lo dico con grande sofferenza, molti nodi stanno arrivando al pettine. Di quei compagni che “menomale che ci sono, almeno loro”, il segretario della Camera del Lavoro di Cosenza, il segretario regionale della Cgil, il responsabile nazionale infrastrutture e membro della direzione nazionale, se ne sono andati. E sono solo quelli di maggiore esposizione, chè è nota l´emorragia, anche di parte di amministratori e iscritti, verso altri approdi o verso il disimpegno.In questa settimana mi ha telefonato, per faccende universitarie, un dirigente provinciale diessino che, alla fine, mi ha chiesto cosa pensassi dell´attuale situazione politica. Gli ho sintetizzato il mio pensiero, secondo le cose che da tempo dico e scrivo e qui sopra sono riassunte, e con un riferimento specifico alle candidature, ricevendo come risposta: “Come hai ragione! Sono d´accordo con te, e non da ora!”, più altre cose di questo tenore. Cosa significano, a che cosa valgono tali condivisioni, è difficile dire. Così come non si può sottacere l´opportunismo, il voltagabbanismo eccetera di quanti solo perchè non candidati si riposizionano altrove, avendo praticato la cura del codismo e del silenzio quando altri, in tempi non sospetti, si mettevano in discussione, rischiando e pagando in prima persona in nome del rinnovamento. Ma questo è un altro discorso.di Massimo Veltri