Finalmente Liberi di scegliere

Finalmente Liberi di scegliere”Era questo lo slogan ottimistico scelto da Peppe Bova, attuale presidente del Consiglio Regionale della Calabria e candidato di contrappeso (a Loiero) alle Primarie del PD che avrebbero dovuto decidere democraticamente il nome del candidato alla carica di Presidente della Regione Calabria alle elezioni regionali del prossimo 28 marzo.Noi, ignoranti, credevamo che gli elettori del PD sarebbero finalmente stati i protagonisti della scelta, ed invece, ma lo abbiamo capito solo ieri, il vero senso dello slogan di Bova era che finalmente liberavano i loro elettori dal gravoso e noioso compito di scegliere il proprio candidato alla presidenza della regione, e ci pensavano loro, Bova ed i suoi. Obiettivamente non mi sentirei di dare la croce di questa scelta anche a Loiero, che mi sembra abbastanza seccato dall’evoluzione degli eventi, mentre invece Bova ieri dichiarava seraficamente ai giornali «I fatti stanno dimostrando che le primarie fanno male solo ad un certo ceto politico abituato alle furbizie e alle camarille». «Di sicuro – spiega – non impediscono una sana politica delle alleanze e, in qualche caso, come nel nostro, le agevolano o addirittura le accelerano».Stentiamo a credere ai nostri occhi, leggendo quelle parole: secondo Bova quindi le Primarie “fanno male solo ad un certo ceto politico abituato alle furbizie e alle camarille”.Appunto.Cioè il ceto politico (che Gianantonio Stella e Sergio Rizzo hanno splendidamente definito “La Casta”) che è autoreferenziale e che è capace di decidere a prescindere dalla volontà popolare, come Bova e gli altri del PD che hanno “deciso di non far decidere” i loro elettori con le Primarie. Paradossale, fino a sfiorare le vette del comico, poi l’affermazione di Bova che “le Primarie non impediscono una sana politica delle alleanze, anzi le agevolano, o addirittura le accelerano“.Scusate la nostra dabbenaggine (l’elettore medio calabrese è notoriamente tonto, si sa, altrimenti non avremmo questa classe politica), ma allora perchè non le fate, queste Primarie, più miracolose dell’acqua di Lourdes?Mah… Questo sarà il quarto Mistero di Fatima, per restare in tema mistico.E dopo aver applaudito a questo spettacolo circense del presidente Bova, che ci ha voluto dimostrare che per un politico di professione come lui è possibile arrampicarsi sugli specchi mentre si mena il can per l’aia, guardiamo un po’ di numeri relativi a queste Primarie abortite.Sono 350 mila schede stampate dal PD per la scelta del candidato governatore del centrosinistra, schede che resteranno mestamente negli scatoloni consegnati tre giorni fa alle commissioni provinciali del PD.Infatti mentre nei giorni scorsi Pierluigi Bersani a Roma (ma questa componente calabrese del PD non si chiamava “A testa alta”…?) tesseva la tela della possibile alleanza con l’Udc, che ha condotto alla sospensione delle Primarie, la macchina organizzativa della segreteria regionale si era messa in moto alla grande.Trecentocinquantamila schede stampate, 620 seggi organizzati, 2.480 volontari allertati: a quanto pare la commissione regionale per le primarie (costituita da Gerardo Carnevale, Giovanni Puccio, Peppino Aloise, presidente della commissione regionale di garanzia, e i rappresentanti dei tre candidati) ha fatto pienamente il suo dovere, e così ha proceduto alla nomina delle cinque commissioni provinciali, passando poi alla stampa del materiale per preparare le schede di voto e i kit per i seggi (registri, urne, simboli del partito, ai quali si aggiungono penne e matite).La spesa complessiva – euro più euro meno – dovrebbe aggirarsi attorno ai 40 mila euro, circa ottanta milioni delle vecchie lire, per capirci meglio.Un immigrato di Rosarno avrebbe dovuto lavorare duemila giorni, cioè cinque anni e quattro mesi, per dieci ore al giorno per guadagnare una somma così.Il numero delle schede necessarie è stato calcolato sulla base dei voti presi dalPd alle passate Politiche, maggiorato del 10 per cento.Seicento pacchi di materiale erano già stati spediti alle federazioni in attesa della distribuzione ai circoli, che sarebbe avvenuta ieri.I seggi predisposti dalla commissione regionale erano 620, ricalcati grosso modo sulla organizzazione delle primarie del 25 ottobre scorso: 180 nella provincia di Cosenza, 118 a Catanzaro, 117 a Reggio Calabria, 46 a Crotone e oltre 60 aVibo.Riconfermati in buona parte i presidenti di seggio delle ultime primarie, gli scrutatori erano stati indicati invece dai candidati.Viene da pensare, alla fine di questa giostra, che Bova e c., cioè quelli “finalmente liberi di scegliere” senza il nostro impiccio, siano nati veramente con la camicia. Con il “fattore C” molto pronunciato, insomma.Non solo perchè nella loro vita probabilmente non hanno mai conosciuto la fatica e gli stenti (checchè ci voglia far credere l’agiografia di qualche penna ben pagata con i soldi pubblici, ovviamente), visto anche lo sciupìo di denaro effettuato invadendo la Calabria di manifesti elettorali sempre per le Primarie abortite – come giustamente ha fatto rilevare un alto esponente dello stesso PD calabrese, l’aasessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi – ma anche perchè per una legge regionale fortissimamente voluta dallo stesso Bova (e ora finalmente capiamo il perchè) i costi di questa consultazione sarebbero stati posti a carico della Regione Calabria, cioè pagate con i soldi dei cittadini.E a questo punto una bella denuncia alla Corte dei Conti non gliela avrebbe tolta nessuno, come ben sa sempre Bova che, qualche anno addietro, già è passato sotto la scure di una condanna da quell’ordine giurisdizionale.Evidentemente non gli era bastata la lezione, ma questa volta il “fattore C“, impedendogli di portare a termine lo sperpero di denaro pubblico, gli ha concesso un’indulgenza speciale da scontare poi sugli anni futuri di purgatorio post-elettorale, quando probabilmente i calabresi lo relegheranno per un bel po’ al ruolo di comprimario.E speriamo che la Calabria, sopravvissuta a terremoti, inondazioni e saccheggi nella sua trimillenaria storia, sopravviva a cotanta perdita dirigenziale. Oltre che a quella, ancor più grave, dei suoi maggiordomi, dei suoi lacchè e di tutta la corte dei miracoli di pompieri, “figli di…”, nani e ballerine che assieme a lui ha occupato Palazzo Campanella in questo quinquennio di basso impero.di Giovanni Pecora