Formarsi per restare? Ma PERCHE’?

Formarsi per restare? Ma PERCHE’?Gentile CalabriaLibre, in riferimento al Programma per l’alta formazione promosso dal Dipartimento Cultura della Regione Calabria (in questi giorni è uscito il bando per la richiesta di “voucher per programmi regionali ed extra&#45regionali di alta formazione”), vorrei ricordare come il detto Programma (il cui obiettivo dovrebbe essere quello di consentire ai giovani calabresi, in possesso di un ottimo curriculum vitae, di realizzare percorsi formativi di eccellenza presso università o organismi di formazione di riconosciuto prestigio), finanziato con le risorse della Misura 3.7 del nostro “beneamato” POR Calabria 2000&#452006, trovi un “illustre precedente” nel bando, decretato dal Dipartimento Formazione Professionale, relativo alla “presentazione di richieste di voucher personali di formazione ed orientamento” per l’assegnazione di 659 voucher (max 5.000 euro cadauno) e per un totale di risorse stanziate pari a 3.300.000,00 euro (Misure 3.2, 3.3, 3.4, 3.13 del POR Calabria 2000&#452006). Il suddetto bando è stato pubblicato sul Supplemento Straordinario n. 7 al BURC n. 17 del 16 settembre 2004 ed è stato firmato dal dirigente del Settore Programmazione Ricerca e Sviluppo e dal dirigente generale del Dipartimento Formazione Professionale (i nomi sono sul citato BURC), in carica nel periodo in questione. Ho prima definito il bando del settembre 2004 come l’“illustre precedente” del Programma per l’alta formazione che oggi il Dipartimento Cultura vuole mettere in atto. Illustre in senso ironico, poiché io stesso, partecipandovi, ho potuto saggiare l’efficienza “svizzera” dei nostri funzionari regionali. Sono infatti passati esattamente due anni dalla scadenza dello stesso, io ho frequentato il mio bel master sperando in un, seppur parziale, rimborso delle spese sostenute e puntualmente sono ancora qui che aspetto. In questi due anni ho più volte tentato, come molti altri “giovani calabresi futuro della nostra terra”, di contattare il dipartimento regionale in questione, venendo sempre rimbalzato tra numeri di telefono sbagliati o modificati, assenza degli incaricati e liste degli assegnatari “fantasma”. Per concludere, ad oggi, fine ottobre 2006, né io né gli altri partecipanti sappiamo se abbiamo diritto a questi benedetti voucher e soprattutto che fine hanno fatto i 3.300.000,00 euro impegnati. Il caso dei voucher è la riprova, caso mai ce ne fosse bisogno, dell’inefficienza atavica dell’ente regionale e della sua incapacità di sostenere gli sforzi che tanti calabresi fanno per migliorarsi e per migliorare la Calabria. La Regione diventa una zavorra insostenibile oggi che, mutati i meccanismi della spesa e dei trasferimenti Stato&#45Regioni, dovrebbe essere in grado di programmare e spendere in maniera efficiente le risorse che l’Europa copiosamente ci ha inviato negli anni precedenti e che ci invierà ancora per il settennio 2007&#452013. L’incapacità amministrativa dell’ente Regione è secondo me la spia di un atteggiamento ben più profondo e radicato nella società e nella politica calabresi e me ne sono sempre più convinto in questi ultimi mesi. Io ho studiato fuori e sono tornato in Calabria con l’idea, forse troppo ingenua, di poter contribuire al riscatto della mia terra. La volontà del singolo si scontra però con la volontà, ben più forte, di chi è al potere e tale volontà non ha intenzione alcuna di cambiare il corso delle cose. La società e la politica calabresi sono marce fino al midollo. Le poche esperienze di successo o non riescono a trovare sostegno nella politica o, peggio ancora, quando da questa vengono “abbracciate” come “giuste cause da difendere”, escono fatalmente trasformate negativamente da quest’abbraccio. Sono oggi persuaso che qui chi comanda non ha a cuore la crescita della Calabria, ma bensì il perpetuarsi di un suo eterno stato di sottosviluppo, all’interno del quale continuare ad intrecciare clientele, affari e malaffare. In un quadro del genere non è scandaloso che i “cervelli” ed i migliori vadano via, riportando il tasso d’emigrazione ai valori degli anni ’70. Non è strano che tanti preferiscano un impiego sottopagato a Roma o a Milano con uno stipendio che basta appena a pagare l’affitto e le spese. Non è bizzarro che tanti corregionali che vivono fuori affermino sì di amare la Calabria, ma di non voler costruirci assolutamente il proprio futuro lavorativo e professionale. Non è né scandaloso, né strano, né bizzarro perché in Calabria, per “realizzarsi” pienamente nel mondo del lavoro, si deve, non sempre ma molto spesso, scendere a patti con chi ha tutto l’interesse a non operare in favore della legalità e della trasparenza.Il talento e la competenza vengono messi in secondo piano rispetto all’appartenenza politica, all’amicizia ed al “compare”. Tanti non ci stanno e la soluzione migliore – oggi purtroppo ne sono certo – è andarsene piuttosto che avvelenarsi il sangue in un’impotenza che uccide dentro. Mi si potrà controbattere che queste cose succedono ovunque: è vero, ma non diventano il normale corso delle cose, incuneato nella stessa mentalità, come succede qui da noi. La cosa più triste è che, pur avendo solo 27 anni, ho quasi perso tutte le speranze in un vero riscatto della Calabria, a meno di stravolgimenti davvero epocali. Al di là dei proclami, per chi non vuole scendere a compromessi io qui vedo solo una rabbia senza risposta. Enrico D’Angelillo – Reggio Calabria.