Frane e politica. Editoriale di Adele Filice

La terra cammina! Potrebbe sembrare il verso al famoso film di Visconti, ma le immagini apocalittiche di Maierato, quel lento ed inesorabile avanzare della massa mostruosa di terreno – così amico e bello, quando, fermo, accoglie su di sé alberi, fiori, erbe, animali, uomini e case; così terribile se costretto a gridare la sua sofferenza – confesso che mi hanno sconvolto. E nello sconvolgimento, mi è apparsa quanto mai conseguenziale, la relazione metaforica (ma non tanto) tra quest’atto terribilmente ribelle della Terra con le miserrime condizioni della politica, specialmente quella nostrana. Una Terra ormai sfinita, nauseata fino all’inverosimile dalle abbuffate pantagrueliche che da decenni organizza l’agire umano – leggi: soprattutto la politica – che non trova di meglio che cominciare a vomitare. Di rabbia, sdegno, dolore ma, prima di tutto, profondissimo disgusto. Non sono un’animista – come sanno esserlo ancora gli Africani o come lo sono stati, meravigliosamente, i Nativi Americani – ma quelle tonnellate di fango biblico mi sembra abbiano gridato disperatamente il loro Basta! come ormai gli essere umani, noi tutti, non sappiamo più fare. Un basta rivolto a chi con appetito smodato, da far venire indigestione al solo guardare, lucra spaventosamente su tutto – dalle contraffazioni alimentari, alle ricostruzioni, passando per i rifiuti interrati nelle campagne e nei mari e i disastri che, sempre noi umani, ci ostiniamo a definire naturali. La Natura, quella vera, credo, ha guardato abbastanza, ed ora comincia a non poterne più di tanta oscenità. Confesso, altresì, che avrei voluto esordire, per la prima volta sulla testata che dirigo –  e per la qual cosa ringrazio l’Editore che mi ha voluto al suo fianco – con un intervento diverso, più in linea con le battaglie squisitamente civiche (da civitas) condotte in questi quattro anni da Calabria Libre, ma le immagini di Maierato, carissimi Lettori e Lettrici, mi hanno fatto comprendere – ove mai per me, nipote di contadini, ce ne fosse bisogno – che la madre di tutte le battaglie, oggi come ieri e come sempre, non può essere che la difesa, con tutte le nostre forze e gli strumenti di cui disponiamo, dell’Ambiente e della Natura dai quali la nostra vita, con tutto quel che ne consegue – esistenza biologica, impegni civici, passioni politiche, vita interiore, affetti – dipende. Ed in questo caso, ma solo in questo caso, penso sia consentito pensare, nel senso strettamente letterale del termine, all’espressione volterriana del “coltivare il proprio orticello”, come ad un utile richiamo che possa portare, di conseguenza, al coltivare gli orticelli del mondo. Almeno quelli che sono rimasti e si possono ancora salvaguardare. Dalla politica. Con la Politica.