Il caso De Magistris di Gianfranco Bonofiglio

Il caso De Magistris di Gianfranco Bonofiglio Anche in Calabria, dove la cosiddetta società civile, non si è mai fatta sentire, il caso eclatante e sconcertante della richiesta di trasferimento operata dal ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, nei confronti del Csm per trasferire il pm, Luigi De Magistris, reo di aver condotto inchieste giudiziarie in grado di smascherare l&acute&#59intreccio perverso fra le lobby che detengono il potere in una regione dove l&acute&#59illegalità è l&acute&#59unica fonte reale di reddito ed è sistema ambientale di vita, sembra aver creato le basi per un momento di riflessione e di lotta sociale.Infatti in tutta la regione sono sorti spontaneamente comitati popolari e sono stati organizzati banchetti per raccogliere firme a favore del magistrato napoletano. Non mancano ovviamente i detrattori del pm e non mancano coloro i quali concordano con il Ministro Mastella, considerando anche che il suo partito, l&acute&#59Udeur, può contare su un vasto numero di consiglieri regionali e consiglieri comunali. Basti accennare che nella sola città di Cosenza su quaranta consiglieri comunali l&acute&#59Udeur ne raggruppa ben nove.E non è difficile intuire i motivi che inducono l&acute&#59Udeur ad ottenere grandi consensi elettorali in una regione dove il voto di scambio è l&acute&#59unico voto esistente.Come sia alquanto legittimo sospettare che le continue telefonate intercorse ed intercettate dal pm Luigi De Magistris fra il principale accusato dell&acute&#59inchiesta Why Not, Saladino, e lo stesso Ministro Clemente Mastella che in Calabria vanta numerossimi amici e sostenitori non abbiano influito sulla decisione intrapresa dal Ministro di inviare gli ispettori ministeriali e di trincerarsi poi in una richiesta al Csm quale atto dovuto in seguito all&acute&#59esito delle ispezioni.In realtà tutti sanno che i pochi magistrati che lavorano divengono oggetto di polemiche e di ispezioni, mentre i magistrati dormienti ed acquiescenti al sistema di corruzione dominante non solo non sono e non saranno mai oggetto di ispezioni ma possono godere del beneficio di consulenze , assunzioni per i propri familiari e di tutte le prebende infinite che lo stesso De Magistris ha coraggiosamente denunciato discutendo della sua stessa categoria. Una lotta impari quella del pm De Magistris che, ovviamente sarà trasferito, con la buona pace di coloro i quali oggi hanno acquisito un minimo di speranza affinché la situazione possa cambiare. Ma il livello di corruzione nella quale la Calabria è sprofondata nonè un problema che riguarda solo gli angusti confini di una regione del profondo Sud. In realtà la Calabria, negli anni ha assunto il ruolo di zona franca dove le segreterie nazionali dei partiti hanno attinto le loro fonti economiche illegali. La Calabria ha assolto il compito che , prima di tangentopoli, avevano assunto tanti enti a partecipazione statale.Il sistema di flussi tangentizi che, prima del 1992, proveniva da tanti rivoli, è oggi concentrato sulle tangenti che provengono dalla gestione distorta dei fondi della Comunità Europea. Ben 20.000 miliardi delle vecchie lire sono i fondi dei quali la Calabria ha goduto negli anni 2000 – 2007 da parte della Comunità Europea. E chissà quanti di questi sono finiti nelle segreterie romane. Su questo voleva indagare Luigi De Magistris che era riuscito anche e ritrovare alcuni passaggi di denaro su conti correnti e banche straniere. Il pm di Catanzaro è giunto al cuore del problema ed in altri tempi tutto ciò sarebbe bastato per una nuova tangentopoli nazionale, ma oggi, in un clima di normalità, nessun esponente del mondo politico nazionale, di qualsiasi colore politico, è interessato a non turbare gli equilibri raggiunti.