Il coraggio di osare, la certezza di subire.

Quasi un anno addietro un gruppo di amici, di estrazione laico riformista, si sono costituiti in una libera associazione, delusi da una classe politica, dedita più alla gestione di nomine e di affari legati all’amministrazione della cosa pubblica, che alla buona amministrazione, alla progettualità finalizzata allo sviluppo economico-sociale del territorio amministrato. Libera, non come i centri studi degli anni 70, o come altre centinaia di associazioni in paraventi di militanza civile di partiti politici, in pratica specchietto per le allodole per attrarre consensi e persone allontanatesi dai partiti tradizionali. La libertà di espressione ed una forte volontà di cambiare lo stato delle cose, sono state le linee guida di tutta l’attività associativa, di una associazione che vede militare al suo interno persone di ideologie diverse ma culturalmente affini, con un’unica grande idea l’affermazione attraverso la proposta alla politica, di una forte spinta innovativa e di una reale volontà di cambiamento. Ma nell’immediato, già ci fu detto “ma chi ve la fa fare, tantu ‘un cangia nente”, e probabilmente è vero. Il dibattito politico, ci ha visto prima vicino all’attuale giunta regionale, fortemente voluta, e poi man mano che le cose apparivano chiare, abbiamo iniziato a prenderne le distanze. Il nostro metodo di valutazione è quello della gente, e cioè la valutazione dei fatti che vanno ad incidere sul miglioramento delle condizioni economico-sociali della popolazione e sull’ambiente nel quale questa vive. Ma già l’assoluta mancanza di reale discontinuità con il passato, ci ha allarmato sulla reale portata del cambiamento dei vertici regionali, poi è iniziato il girotondo delle nomine, alcune volte un vero e proprio girotondo, e poi parentopoli, e poi bancopoli, e poi elettoropoli, e poi interinopoli, e poi pensionopoli, e poi incaricopoli, e poi informopoli, e poi sanitopoli, e poi ambientopoli. Questo è il quadro nel quale si è sviluppato il dibattito politico regionale, a parte la pagina nera del delitto Fortugno, che non è certamente avulsa da questo quadro, ma che in questo quadro c’entra, eccome. La nostra associazione in tutto questo, ha tentato di essere, una piccola voce, fuori dal coro, indipendente, e perciò a rischio, che utilizza internet come megafono e la stampa quando ciò che si è scritto supera il filtro delle strettissime maglie della censura editoriale. Certo non abbiamo avuto né il tempo né la forza di scrivere su tutto o di denunciare fatti ed atti messi in essere in questi otto mesi, ma lo abbiamo sempre detto, e qui lo ribadiamo con veemenza, i fatti di rilevanza giudiziaria non ci riguardano, questi attengono all’attività degli organi giudiziari ed inquirenti, ma i fatti politici, o a questi collegati, quelli dell’etica dell’amministratore, e della cattiva amministrazione sì, ci interessano come cittadini ed elettori, ma soprattutto come padri ed educatori. Non tutti i fatti o atti legalmente inattaccabili sono moralmente giustificabili, e non secondo la nostra morale ma secondo quelle regole non codificate che si manifestano ed esplicitano in comportamenti eticamente coerenti. I fantasmi siamo noi, abbiamo esordito alla presentazione del manifesto di Calabrialibre, ignorati dalla politica dei palazzi e dimenticati dai burocrati a questi referenti, tranne quando a questi dobbiamo qualcosa, vedi bollopoli, (le migliaia di Cartelle inviate a migliaia di cittadini, per tasse di circolazione risalenti a diversi anni addietro), in quell’istante sanno dove trovarci e dove recapitare la salata cartella. Tutto questo poco edificante quadro, cosa poteva stimolare nella mente di noi batostati cittadini, se passano anni per avere valutato un progetto, costato sacrifici inumani, di cui non si sa neanche più dove sia, mesi per ottenere una prestazione sanitaria, per giunta scarsa, senza poter più fare un bagno in mare, per colpa di un ambiente terribilmente compromesso, e così via, saremmo credibili se ci esprimessimo in termini positivi, nei confronti dei nostri amministratori? Avremmo voluto scrivere Bravo Loiero, che ha ripulito il palazzo da lazzaroni e faccendieri, Bravo Adamo, che ha velocizzato l’esame di progetti e messo le aziende più innovative in condizioni di operare e crescere per diffondere, davvero, la cultura informatica, Bravo l’assessore al Lavoro, che ha stabilizzato LSU, LPU, ed impiegato bene i forestali, Bravo Incarnato che ha distribuito ai più bisognosi i fondi del buono casa, investendo anche sulle infrastrutture, per modernizzare il territorio, Bravo Mario che invece di pensare ad una sua candidatura alla Camera o al Senato, ha pensato ai giovani agricoltori, o al miglioramento delle condizione di commercializzazione dei nostri prodotti, Brava la Lo Moro che in tre soli mesi ha consentito a Rossella di essere trapiantata Bravi tutti, Bravi veramente. Questo è quello che non siamo riusciti a dire, e di quello che, invece, abbiamo detto dobbiamo rispondere, in sedi che non ci hanno mai visto protagonisti. Questo è il prezzo da pagare in questa regione per aver alzato la testa, per aver raccontato, per aver dibattuto liberamente, per aver difeso quel tozzo di pane che ancora ci rimane, ma che vogliono togliere ai nostri figli. Ci hanno tolto la salute, l’ambiente, la cultura, il lavoro, ed ora anche la libertà di espressione e magari anche quella personale. Questo è ciò che ci offre quella sinistra “moderna” che abbiamo fortemente voluto, in alternativa ad un centro destra, che ha fatto le stesse, pessime, cose, con sempre le stesse pessime persone. L’asprezza del dibattito politico, ma soprattutto quello sull’etica, che ci ha visto protagonisti, è dovuto ad un naturale moto di ribellione di chi vede ridursi sempre più i margini di una vita dignitosa, e di un futuro sereno per la propria prole, dove invece si allarga il divario tra chi sta sempre meglio e prende tutto, e chi invece non riesce più a portare a casa quel tozzo di pane, o non riesce a pagare il fitto di casa. C’è poco da raziocinare, quando non riesci a soddisfare i bisogni primari, dei tuoi cari, quando non riesci a trovare spazio in un mercato sempre più occupato dalle stesse entità, che non lasciano cadere neanche più le briciole dell’opulento banchetto, e che non ti danno neanche più l’opportunità di spigolare. Ma non era la sinistra che diffondeva messaggi di giustizia sociale e migliore distribuzione delle risorse? O forse ricordiamo male la storia, che pure abbiamo studiato? Questa è forse, quella, la sinistra moderna, della finanza spregiudicata, che persino a quella liberista, fa un baffo? Il percorso movimentista che ci ha visto protagonisti in meno di un anno ci ha consentito di essere per il momento ectoplasmi, ma non più fantasmi, restiamo in attesa di diventare persone, uomini e donne titolari di diritti, che come tali vengano dalle istituzioni e da chi le rappresenta, considerate. Intanto per ora iniziano a vederci ed a sentirci, e prima o poi dovranno ascoltare le nostre semplici istanze che sono fatte di rivendicazioni semplici di giustizia sociale, di libero accesso: alle risorse pubbliche, all’innovazione tecnologica, alla cultura, al mondo del lavoro, alla sanità, ed alla libertà di espressione senza atteggiamenti censori, e consentiteci di concludere, con fierezza, certi di lottare per una giusta causa, con “e adesso querelateci tutti”, parafrasando i coraggiosi ragazzi di Locri, che si sono imbattuti in un’altra forma di violenza prevaricatrice. Calabrialibre