Il cuore non sbaglia

Siamo in piena campagna elettorale. Al solito, per italico malcostume che tutti accomuna, non si parlerà dei problemi del paese bensì di quelli personali, politici o giudiziari che siano, di questo o quel personaggio dell’uno e dell’altro schieramento. Il caso Unipol ha dato la stura e l’effetto domino è appena incominciato, se tangentopoli ha insegnato qualcosa. Gli ambienti di destra sono agitati da una sinistra euforia, come un’aula di studenti indisciplinati priva di insegnante. Il capo salta da una comparsata tv all’altra tuonando contro i media di sinistra e lanciando accuse: improvvisamente è disponibile a farsi ascoltare dai giudici, proprio lui che in cinque anni di governo non ha mai trovato un minuto per entrare in un aula di tribunale per i processi che lo riguardano personalmente. Adesso, per un processo contro Fassino che esiste soltanto sul giornale di famiglia è pronto all’improvviso a diventare la gola profonda più autorevole che si possa trovare, silenzio tutti, ipse dixit.Ci interessa poco quel che si inventerà stavolta, malgrado gli errori di valutazione sul caso Consorte & c. i DS sono sempre la forza politica più sana del paese. Non è la prima volta – e non sarà l’ultima – che si spala fango verso sinistra. Ricordiamo ancora il patetico reality show di Telekom Serbia, mortadella ranocchio e cicogna contro il gatto e la volpe. Una sceneggiatura indecente, così raffazzonata da ingoiare se stessa, uno spettacolo che vorremmo rimuovere per decenza dall’archivio storico della politica italiana se non fosse che tentano di proporcelo di nuovo grazie ad alcuni nastri che qualcuno, probabilmente in divisa, ha recapitato direttamente al giornale di Feltri per mettere in croce Fassino. Il fatto che il segretario DS non sia inquisito di alcunché è del tutto ininfluente per chi come Berlusconi ha esaurito le bugie personali da un pezzo. Il cavaliere non riesce più a presentarsi immacolato di fronte al paese nemmeno col candeggio, e allora tanto vale sporcare gli altri per dimostrare che sì, finalmente siamo tutti uguali, tutti ladri. Ma c’è di più. Il tentativo di scassare il piedistallo morale dei DS non ha solo il sapore di un ultimo, disperato esorcismo della destra al governo di evitare la fine. Le bordate di Ferrara che insinua tangenti, la grancassa di Feltri e dei boatos governativi mirano a inoculare nei cittadini l’idea che la sinistra abbia fatto tutto questo ( …già ! Ma tutto questo che cosa ? Ci piacerebbe saperlo..) per tentare di battere Berlusconi e i suoi proprio sul terreno minato della finanza creativa, del far soldi per i soldi e basta. Tentativo maldestro e fallimentare appunto, a conferma che certe cose bisogna lasciarle fare a chi ne ha dimestichezza e stoffa in questo genere di affari, come il premier naturalmente. E’ il capovolgimento dell’etica, l’apoteosi del furbettismo nazional popolare tanto caro a Berlusconi. Il premier a ruotalibera scorazza per le tv a lanciare il suo proclama, guardate quanto sono pulito io e quanto sono sporchi quelli lì, guardate come tengo sotto la sferza i miei e come dall’altra parte sia scoppiato l’inferno. L’Italia resta a guardare sgomenta, preoccupata. Perché a ben vedere anche chi Fassino non lo ha mai votato preferendogli nel 2001 il cavaliere dei miracoli, in cuor suo si sentiva tranquillo al pensiero che nel paese era pur presente una forza come i DS che facesse da contrappeso, diciamo pure da controllo alle evoluzioni sfrenate e pseudo moderniste del cavaliere. Vi ricordate la Zanicchi ? “ Facciamolo provare, poi se va male si può sempre rimediare…” Era il 2001 e l’Italia ancora stordita e depressa dalla cura di cavallo sostenuta per entrare nell’euro si volle concedere l’anno sabbatico dalle sue responsabilità, gettandosi a capofitto dopo tanto digiunare sui balocchi e i profumi promessi da Berlusconi. Il premier contraccambiò quella fiducia soltanto con gli amici e gli amici degli amici, la classe più abbiente del paese, ignorando il resto. Una strategia dilettantesca e arrogante che non convince più nemmeno i suoi alleati, figurarsi i suoi elettori. Ma questo campione dell’antipolitica – che poi della politica si è nutrito eccome ancor prima di entrarvi, come ha ricordato Bertinotti ieri sera – ha forse commesso il suo errore più grave in questo ultimo, disperato affondo nel terreno per lui più insidioso e sconosciuto, quello dell’etica. C’è un vecchio detto popolare che recita “ il bue dice cornuto all’asino” : ebbene, gli italiani sanno ben distinguere chi oggi, fra accusato e accusatore, esibisce le corna. In particolare l’elettorato del centrosinistra che è abituato, naturalmente e culturalmente, ad annusare con il cuore vicende e persone prima di scegliere. E il cuore non sbaglia mai, anche se il cervello, il calcolo egoista e personalistico talvolta non gli da retta. I Ds – e spero tutta la politica italiana – pagheranno il giusto pegno io spero per questa sbandata strategica. Ma tutti i partiti, nessuno escluso, dovrebbero tornare a ripassare le lezioni fondamentali di esercizio della democrazia, a partire dalle regole di delega e rappresentanza, per capitalizzare esperienze formative da questa vicenda. Tutti i partiti, a cominciare naturalmente da quello del premier, che in più di 10 anni di vita addirittura non ha conosciuto nemmeno un congresso e che ha visto anche per questo dimezzare i propri consensi proprio nei cinque anni di governo del paese, dal 30 a poco più del 15 %. Serve oggi agli italiani una democrazia più matura e consapevole, che soltanto l’esercizio diretto può dare, come le elezioni primarie, per esempio. Proprio quelle che Forza Italia non potrebbe mai fare, ad esempio. Ci sarà tempo, ci dovrà essere tempo nel prossimo governo per fare anche questo, insieme o addirittura prima di una vera legge sul conflitto di interessi, perché il passato non ci travolga di nuovo.Ergendosi a campione di etica del comportamento Berlusconi ha decretato anticipatamente la sua resa politica e adesso non gli resta che attendere la fine. Le accuse su Fassino sono già cadute e quando la polvere si sarà abbassata, in tempo utile per il 9 aprile, gli elettori potranno osservare le macerie dell’ultima bugia del cavaliere, un attimo prima di sbarrare la scheda elettorale.di Stefano Olivieri