Il doppino di Rame, altro che innovazione

Mi tocca tornare sullo spinoso argomento innovazione tecnologica in Calabria, per tutta una serie di vicende, ma non nascondo che l ´incontro promosso dall´Unione presso l´Holiday Inn di Cosenza, è stato un vero e proprio invito a nozze. Incontro che per l´autorevolezza dei partecipanti, e soprattutto per la consapevolezza degli stessi, primattori assoluti della scena tecnologica regionale, la loro competente analisi dello stato attuale della diffusione delle nuove tecnologie, non lascia spazio a dubbio alcuno. Ma a me piace volare basso, e voglio partire da una riflessione ad alta voce di un tecnico telecom, convocato per valutare l´efficienza di un collegamento aziendale, che invece di camminare a 4000, cammina a 4, questo il rapporto tra il promesso è l´erogato, detto in modo semplificato. Una premessa va fatta, che non può esserci nessuna diffusione delle nuove tecnologie se non esistono i cablaggi adeguati e le condizioni per una veloce diffusione delle informazioni. Le cosiddette ITC, è vero che non sono solo informatica, ma sicuramente è comunicazione, e trasferimento informazioni e conoscenze. Cosa c´entra il doppino di rame? Negli anni sessanta si è iniziato a cablare la città di Cosenza e la Calabria, allora si usavano una coppia di sottili fili di rame appena appena schermato, che sopportavano il solo traffico telefonico, finchè un giorno le esigenze di comunicare sono cresciute e il doppino di rame era sempre lo stesso, in oltre quarant´anni, su questo vecchio cablaggio con opportuni interventi, ma soprattutto aumentando forzatamente il voltaggio, si è andati avanti. Da RTG a ISDN a ADSL ora a HDSL, Su questa primitiva tecnologia si regge ancora tutta la comunicazione voce e dati della Regione Calabria. Altro che innovazione tecnologica! e le fibre ottiche, o le dorsali maggiorate, la rete regionale RITMO, così pare si chiamasse un finanziatissimo progetto di cablaggio Regionale, e poi ancora Cosenza città cablata e così via, dove sono? Le risorse, comunitarie e non, si sono spese, Telecom sicuramente ha gestito la maggior parte dei fondi. E mentre altrove Telecom interveniva con risorse proprie, al nord Italia i cablaggi li faceva, dove invece aveva il sostegno comunitario, i soldi sparivano e rimaneva a noi il modesto doppino di rame degli anni sessanta. Tre quarti dell´Italia e degli italiani possono usufruire dei servizi di connettività a larga banda di FAST WEB, noi calabresi no, siamo un´altra Italia. E´ da quì che deve partire ogni discussione, sulla diffusione delle nuove tecnologie, che siano informatiche, o che si parli di nanotecnologie. Il sistema infrastrutturale analogico/digitale è in uno stato pietoso, come le infrastrutture vere e proprie, come gli acquedotti, come la rete elettrica, come la depurazione e lo smaltimento dei rifiuti. Uno stato fuori dagli standard sicuramente Europei e molto vicini a quelli del terzo mondo. Ma noi non abbiamo scusanti, abbiamo avuto le risorse, abbiamo avuto i piani telematici, abbiamo avuto le progettualità, le aziende informatiche, abbiamo le università, allora qual´è stata la causa del mancato sviluppo? Riesumando lo stereotipo meridionale fatalista e superstizioso dovremmo forse prendercela con “a sciorta” come amano dire gli amici partenopei?