“Il grande inganno” . Libera

Il grande ingannoIeri sera, 20 gennaio, a Gerace, presso la chiesa di san Francesco D’Assisi, il prof. Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali, ed il dott. Nicola Gratteri, sostituto procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio di Calabria, hanno presentato il loro ultimo libro, “Il grande inganno”, scritto per i giovani con la collaborazione del prof. Michele Borrelli, ordinario di Pedagogia presso l’Università degli studi della Calabria.Non è stata una fredda conferenza con la solita meccanica esposizione dei contenuti del libro, è stato molto di più! Il dott. Nicola Gratteri è stato colto da visibile commozione mentre salutava il Colonnello Giardina, il Capitano Gravina ed un altro ufficiale dell’Arma dei Carabinieri : l’emozione di Nicola Gratteri – spiega Antonio Nicaso – è dovuta alla dedizione ed al senso del dovere di questi ufficiali che, assieme ai loro uomini, svolgono indagini ed operano arresti a rischio della loro stessa vita. Il coraggio di questi uomini e la loro forza d’animo – continua Nicaso – è l’arma più efficace che la Magistratura abbia a disposizione nell’azione repressiva contro la ‘ndrangheta -. E con nostro grande stupore, quando siamo andati a salutarli, a fine serata, chiedendo di poter avere il privilegio di stringere loro la mano, sono stati il Colonnello Giardina ed il Capitano Gravina a complimentarsi, proprio loro, con noi per il movimento antimafia e per le nostre iniziative: quasi commossi abbiamo risposto che loro sono un grande esempio per noi insieme ai magistrati come Nicola Gratteri e alle persone coraggiose come Antonio Nicaso, che hanno sempre avuto il coraggio di descrivere una realtà tanto vicina, ma anche tanto sconosciuta: talvolta per disinteresse, ma molto più spesso per paura.Una realtà – spiega Nicaso – che dobbiamo iniziare a cambiare… non con le parole, bensì con i fatti! Trovo assurdo che, per motivi “di parte”, non sia unanime il consenso in un consiglio comunale nel costituirsi parte civile nel processo contro degli assassini ‘ndranghetisti (si riferisce ad un omicidio della locride). E anche constatando che le coscienze di molti giovani sono cambiate come hanno dimostrato i movimenti spontanei dei ragazzi di Locri e dei ragazzi di Lamezia, Nicaso prende tristemente atto che la volontà politica dimostra ogni giorno di più di non voler combattere le mafie e che i giovani sono i soli a combattere questa lotta; a titolo personale, aggiungiamo che noi lo sosteniamo anche quando esprime la sua amarezza per la relazione della commissione parlamentare antimafia, che si limita solo a descrivere il “fenomeno” ‘ndrangheta in Calabria, ma non propone (cosa assurda per una commissione parlamentare!) nessun intervento normativo per cercare di combatterla. Un fenomeno – aggiunge il prof. Borrelli – che ormai è diventato “struttura”, la regola più che l’eccezione! Una struttura che non vuole essere l’anti Stato, ma vuole sostituirsi ad esso; che si presenta come in tutto e per tutto, nelle sue ramificazioni e nelle sue collusioni con il potere, come l’unico vero pericolo per la democrazia nel nostro Paese; che si basa su falsi valori e fa di essi la bandiera da esibire in pubblico, mentre all’interno vigono l’egoismo e l’opportunismo più spietati.Nicola Gratteri inizia il suo intervento con delle precisazioni: nel corso dei lavori di una recente conferenza antimafia aveva avanzato, lasciando interdetta la platea, la proposta di una più razionale distribuzione delle competenze e dei costi del sistema giudiziario in modo da non avere organi con le medesime funzioni ed uno spreco di strutture e risorse. Chiudere le esperienze delle DDA e della DNA (che sono nate con l’obiettivo della repressione sulla base delle dichiarazioni dei pentiti di mafia e che ora che non ci sono più pentiti si limitano ad un lavoro di prevenzione, che già svolgono tanti settori delle forze dell’ordine) e rimandare le forze dell’ordine impegnate in queste strutture a rinforzare i loro corpi originari (lo Stato risparmierebbe anche sugli affitti degli immobili, denaro che potrebbe essere usato per altri scopi), diminuire il numero di magistrati in servizio presso il Ministero della Giustizia, quindi esentati dal servizio, e rimandare gran parte di questi ultimi ai loro uffici (ce ne sarebbe tanto bisogno, visto che una causa civile dura, in media, 14 anni). Ebbene, un giornalista del quotidiano Calabria Ora, da tutto questo ha dedotto una critica di Gratteri alla DNA!!! Per questo chiede ai giornalisti maggiore attenzione perché la lotta all’illegalità si fa soprattutto con una corretta informazione e propone un altro esempio di “malainformazione”: in una recente puntata di “Telecamere” (che doveva andare in onda su Rai3 alle 10 di mattina ed invece è stata spostata alle 2 di notte!) sono state sapientemente tagliate alcune sue dichiarazioni per evitare disagi a “qualcuno”. Sulle difficoltà per i giornalisti di svolgere serenamente il proprio lavoro di informare l’opinione pubblica su tutto ciò che di notevole accade nella nostra terra è intervenuto anche un giornalista del “Quodiano della Calabria” di Stilo che, in conclusione di serata, offre la sua testimonianza su come i giornalisti vengono avvicinati e su come viene loro “consigliato” di occuparsi di altro, di non scrivere di ‘ndrangheta.Gratteri ci mette l’anima nel descrivere i motivi che l’hanno spinto a scrivere insieme ad Antonio Nicaso “Il grande inganno” e la sua emozione traspare da ogni parola che pronuncia: un libro che nasce per parlare ai più giovani, per convincerli a non lasciarsi sedurre dalle “false promesse” della ‘ndrangheta, dai facili guadagni, perché la realtà sarà un’altra: si scopriranno ingannati e disillusi quando, rinchiusi in una cella nella quale, a 24ᆭ anni, dovranno scontare una penna di vent’anni, si sbatteranno la testa al muro – continua Gratteri – perché quei 1000�� euro per ogni viaggio con la cocaina destinata al nord d’Italia non basteranno loro per pagare gli avvocati e mantenere la moglie ed i figli piccoli; le loro giovani mogli saranno “vedove bianche” sorvegliate a vista dai parenti per evitare il disonore del tradimento, impazziranno perché non sapranno come tirare avanti e prenderanno sempre più psicofarmaci (in Calabria, nei paesi dove la ‘ndrangheta è più radicata, si consumano quantità enormi di psicofarmaci). Mentre i potenti che il traffico di droga comandano e gestiscono, si godono gli agi e il lusso costruito alle loro spalle! Tutto questo perché un ragazzo voleva sentirsi “un uomo d’onore”. E ne ha visti tanti di questi “uomini d’onore” falliti, Gratteri, di famiglie distrutte da questo “grande inganno”… Nulla ti ripaga di un’esistenza distrutta, certo non un paio di orecchini firmati o la macchina di grossa cilindrata. Come non ti ripaga neanche il finto “rispetto” dei compaesani che in realtà è indotto dalla paura, lo stesso timore sul quale si basa l’omertà che conferisce ai mafiosi il potere di continuare a spargere sangue sulle nostre strade.La soluzione – prosegue Gratteri – non può che essere politica, ma la classe dirigente non vuole combattere la criminalità organizzata: si ricorda delle mafie solo quando queste uccidono. Lo dimostra il fatto che tutta la legislazione speciale in materia di repressione e di prevenzione della criminalità organizzata è nata IMMEDIATAMENTE DOPO e in conseguenza di eclatanti fatti di sangue (l’omicidio Dalla Chiesa, le stragi di Capaci e Via D’Amelio, per es.), mentre quando la mafia non sparge sangue e opera in silenzio, ecco gli indulti, le depenalizzazioni, i condoni… Oggi che lo Stato si preoccupa esclusivamente degli interessi privati e non di quelli della collettività, le mafie sono delle vere e proprie imprese, hanno come unica preoccupazione quella di giustificare i guadagni illeciti con la facciata delle attività legali: i pochi beneficiari di questi sono di fatto intoccabili, perché, per es., la droga che comprano e rivendono non la toccano, nemmeno la vedono… a farne le spese gli “stupidi” che volevano farsi “uomini d’onore”, abbindolati dai falsi rituali con cui la ‘ndrangheta, ancora oggi, li adesca e dai nuovi bisogni di ricchezza e potere che la società propone come modello, e invece sono riusciti solo a rovinare la vita a se stessi e ad altri innocenti.Esprimiamo con tutto il cuore il nostro GRAZIE ad Antonio Nicaso e a Nicola Gratteri, come abbiamo avuto il privilegio di fare ieri sera, stringendo loro la mano, perché sono un grande esempio per tutti noi e continueremo a sostenerli sempre come loro sostengono noi, auspicando un autentico cambiamento per la nostra amata terra: ma non solo con le parole! – come afferma con forza il nostro amico Antonio Nicaso.Lia Staropoli – Ammazzateci tutti coordinamento Vibo ValentiaGiovanni De Sossi – Libera (coordinamento Scuola) Vibo Valentia