Il guru delle gru, di Marco Travaglio

Il guru delle grudi Marco TravaglioCinquecento euro al metro quadro: case economiche? E&acute&#59 il prezzo del solo pavimento (in rovere). Così il finanziere&#45immobiliarista Luigi Zunino sta ricostruendo Milano e facendo affari d&acute&#59oro”Milano è la città in cui un certo Berlusconi di 34 anni costruisce Milano&#452, cioè mette su un cantiere che costa 500 milioni al giorno. Chi gliel&acute&#59ha dati? Non si sa… Noi saremmo molto curiosi di sapere dal signor Berlusconi la storia della sua vita: ci racconti come si fa a passare dall&acute&#59ago al milione o dal milione ai cento miliardi”. Così scriveva Giorgio Bocca del futuro Cavaliere nel marzo 1976. Le stesse parole si potrebbero usare oggi per Luigi Zunino, l&acute&#59immobiliarista&#45finanziere piemontese del gruppo Risanamento Spa che nel 2003, a 44 anni, è diventato il più giovane cavaliere del lavoro, poi il più giovane inquilino del salotto buono di Mediobanca e intanto, pezzo per pezzo, si sta comprando non Milano&#452: Milano&#451. Cioè Milano. Scrive Curzio Maltese nella sua recente inchiesta per Repubblica sulla nuova Milano: “Se si sale all&acute&#59ultimo piano del Pirellone, la sensazione fisica è travolgente. Gru, gru e ancora gru, a perdita d&acute&#59occhio… Un cantiere di sei milioni di metri quadrati, l&acute&#59area delle vecchie fabbriche, una ricostruzione da dopoguerra. È l&acute&#59affare del secolo, il grande Monopoli… La fetta più grossa, i polmoni a Nord e a Est, sono toccati al più misterioso dei nuovi oligarchi, Luigi Zunino”. La sua biografia sta tutta in un biglietto da visita. Piemontese di Nizza Monferrato, classe 1959, quindici anni fa Zunino era registrato alla Coldiretti come “vitivinicultore”. Ancora minorenne, comprava e vendeva cavalli. Poi le tenute agricole. A 24 anni ha già messo da parte il primo miliardo di lire. E inizia a collezionare una miriade di ipermercati, costruiti chiavi in mano per Esselunga e Unes. Il balzo in Borsa è del 1998, quando si accaparra la Bonaparte Spa e in seguito l&acute&#59Aedes, entrambe quotate. Acquista l&acute&#59area di Rogoredo&#45 Montecity, che diventerà Milano&#45 Santa Giulia. Da allora non si ferma più. Compra palazzi a Parigi sugli Champs Elysées e il famoso Badrutt&acute&#59s Palace Hotel di Sankt Moritz. Rileva l&acute&#59Ipi e il Lingotto dalla Fiat. Intanto completa l&acute&#59operazione Milano, con due progetti di “città nella città” nientemeno che con Renzo Piano e Norman Foster, rispettivamente nell&acute&#59ex area Falck di Sesto San Giovanni e nel quartiere Santa Giulia. Una cosina da 2,7 milioni di metri cubi in tutto, che ancora Maltese descrive così: “Città ideali, con grattacieli trasparenti sospesi come palafitte su immensi parchi, case ipertecnologiche, sedi universitarie, centri congressi, vivai d&acute&#59impresa, moderni agorà, teatri, multisala, sistemi di trasporti e di riscaldamento a idrogeno: il Rinascimento prossimo venturo”. Lui, Zunino, li definisce “i progetti urbanistici più ambiziosi mai visti in Italia dal dopoguerra”. E non esagera mica: solo i pavimenti dei megappartamenti, in rovere, costano 500 euro al metro quadro. Altro che Milano&#45 2. Troverà 20&#4560 mila persone disposte a svenarsi per acquistarli? Lui giura di sì. Ma perché mai un milanese dovrebbe comprar casa da lui a Sesto San Giovanni o a due passi da Linate, per giunta pagandola tanto oro quanto pesa? “Il vero problema di Milano &#45 sentenzia &#45 è che attira soldi da cinque continenti, ma non persone. Gli uomini d&acute&#59affari vengono, concludono e scappano”. Ma ora corrono da lui: “Il 40&#37 degli appartamenti di Santa Giulia è già prenotato da businessmen stranieri. Berlusconi vendeva sicurezza a una borghesia milanese spaventata dagli anni di piombo. Noi vendiamo un investimento e uno stile di vita ai manager internazionali”. Finora gli è filato tutto liscio, anche se non ha sempre fatto tutto da solo. Da anni lavora in tandem con l&acute&#59immobiliarista romano Danilo Coppola, col quale non fa che scambiare &#45 in un vortice di vendite e acquisti &#45 terreni e immobili, spesso gli stessi, da Porta Vittoria all&acute&#59ex Falck, per un valore complessivo di un miliardo di euro. I due fanno lo stesso per l&acute&#59area Fiat di Firenze&#45Novoli. E insieme finiscono nei guai con la giustizia: nel 2005 la Procura di Milano, indagando sull&acute&#59affaire Antonveneta e dintorni, li incrimina per aggiotaggio. Al centro dell&acute&#59inchiesta sui due reucci del mattone ci sono due immobili milanesi, in via Montenapoleone e via Manzoni, acquistati da Zunino con un finanziamento della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani e rivenduti a Coppola in cambio di 3,9 milioni di azioni Antonveneta, proprio mentre infuriava la battaglia per la banca padovana e le azioni volavano alle stelle. Qualcuno lo chiama “il Berlusconi rosso”, perché un tempo Zunino era iscritto alla Cgil Agricoltura e ora è amicone di D&acute&#59Alema e Bassolino, nonché del costruttore rosso Alfio Marchini. Con quest&acute&#59ultimo, nel &acute&#5999, ha acquistato da Bankitalia la Società Risanamento Spa di Napoli, padrona di 5 mila appartamenti nel centro città. Prezzo stimato: 821 miliardi. Prezzo pagato: 490. Il tutto ai tempi del governo dell&acute&#59amico D&acute&#59Alema, nella città amministrata dall&acute&#59amico Bassolino. Altri solidi aiutini arrivano a Zunino dal suo consulente speciale Giuseppe Garofano detto “il Cardinale”, già stratega della Ferruzzi&#45 Montedison condannato per la maxitangente Enimont, tornato in affari nei primi anni 2000 e da sempre vicinissimo all&acute&#59Opus Dei. E, per completare il quadro delle amicizie, ecco la cronaca su Dagospia della sua festa di compleanno del 2003 nella tenuta La Campana &#45 mille ettari vicino a Siena, già di proprietà della Gemina: “Orchestra, buffet da mille e una notte e champagne a volontà con un centinaio di invitati, tra cui Vittorio Emanuele di Savoia, Marina Doria, Ubaldo Livolsi, Gianni Varasi, Arnaldo Borghesi e la famiglia Gancia”. Si spiega anche così l&acute&#59atterraggio morbido nel salotto buono di Mediobanca, di cui Zunino, con la moglie Stefania Cossetti, ha raggiunto il 3,8 per cento delle quote. L&acute&#59ex vitivinicultore, in vent&acute&#59anni, ne ha fatta di strada. Chi nasce bevendo, vive mangiando.