IL LOIERO BIS di Massimo Veltri

IL LOIERO BISdi Massimo VeltriQuando un sistema non funziona, le cause possono essere diverse, se pure con diverse incidenze. Prendiamo il caso del sistema-Calabria, con particolare riferimento alla situazione politica regionale.Le elezioni politiche vennero stravinte dal centrosinistra: in forza dello sconcerto creato dalla uscente giunta di centrodestra, del vento generale che spirava a favore dell´Ulivo, per la forsennata operazione che portò quanto di più non si poteva sotto le insegne di Loiero e c.. Il Polo si squagliò, o quasi, nè ha finora esercitato una parvenza di opposizione reale. Era lecito attendersi un dispiegare di azioni politiche e di attività amministrative da parte della giunta Loiero, in grado di dare da subito il segno del cambiamento e l´inizio di una stagione felice. Era lecito: ma niente di tutto quanto vagheggiato si è verificato, tanto che fra incidenti e accidenti di vario tipo siamo impantanati. In queste ore, dopo mesi e mesi di incontri, riunioni, regie, cabine eccetera, dovrebbe nascere il Loiero bis. Non si colgono grandi slanci, entusiasmi particolari, tensioni adeguate. Tutt´altro: Minniti parla di programma snello di fine legislatura (ma quand´è stato eletto, quando scade questo Consiglio?), Adamo invoca il salto di qualità, Margherita e Udeur mugugnano, i socialisti stanno acquattati. I nomi più o meno gli stessi, con la novità di due advisor, che dovrebbero essere più testimonial che altro. C´è malessere, non s´;investe nel futuro, non si cerca di uscire da un box di nomi e di referenti che non sia quello arcinoto, e c´è chi parla di sacche di resistenza verso l´ammodernamento e le riforme, di mancanza di coesione e di condivisione di impostazioni e di intenti.E´il caso, ora, di tornare all´incipit, al sistema che non funziona. Calabria terra difficile da sempre, per vaste aree sotto il tallone dell´antistato e della malavita organizzata, terra di campanili, rissosa e conflittuale. Povera di risorse naturali, morfologicamente svantaggiata, geograficamente isolata, segnata da indolenze, assistenzialismo, scarsa capacità di intraprendere, subalterna alla politica e ai politici di turno, vista come terreno di scorribande finanziarie ed economiche da tycon romani e nordisti, Calabria in cui non s´è mai guardato al futuro, un futuro costruito da noi, non eterodiretto, grazie all´allevamento di classi dirigenti responsabili e protagoniste. Calabria che ha sempre guardato a Roma, ha sempre pianto verso Roma.Com´è che Loiero non ce l´ha fatta, non ce la fa? Egli stesso dopo i tragici fatti di Fortugno aveva mostrato segni di resa. Bisogna risalire al perchè fu scelto Loiero. Uomo di relazioni forti e importanti, politico navigato e disinvolto, chi lo propose, e impose,credette sarebbe stato in grado di piegare talune logiche, di curvare certi comportanti, di muoversi acrobaticamente, in virtù del pedigree e del suo modo di fare. Non ce l´ha fatta, non c´è riuscito, e ha mutato rotta: da governatore s´è riciclato in artefice d´un nuovo partito. Per dare un significato alla sua presenza, per scardinare meccanismi obsoleti, per corrispondere a logiche e suggestioni di ambienti romani? Fatto sta che oggi o domani si dovrebbe ripartire: sulla scorta di un (nuovo?) patto, di un nuovo (?) programma, di (nuovi?) uomini.Come se fosse una questione di programmi (ormai si scrivono e producono a tanto al chilo… ), e non piuttosto di due cose sostanzialmente diverse e fra loro connesse. La prima: la politica calabrese, così com´è e per diretta, esplicita e reiterata ammissione, sconsolata ma sincera, dei suoi protagonisti non ce la fa, non è adeguata. La Calabria, dicono i nostri decisori e leader politici, è troppo compromessa, in mano a poteri non scalfibili, la capacità di progettare e spendere è insufficiente, collegarci a circuiti nazionali e internazionali in grado di contribuire alla nostra crescita è fuori dalla nostra portata. Dovrebbe conseguire da tali constatazioni una presa di coscienza volta al rinnovamento e all´adeguamento del “circo” politico, in termini di culture, strumenti, soggettività, o la presa d´atto che la politica tout court soccombe a petto d´altri soggetti, di altri poteri e potentati. Ma s´è mai visto qualcuno o qualcosa dire: ho fallito, avanti gli altri? E poi, dove sono gli altri? Si inventano sic et simpliciter, s´imprestano dalla società civile? Ma via… E possiamo davvero concludere che la politica è morta? Ma per favore…Il discorso era, è. quello di muoversi con lungimiranza e fuori dalle autodifese esclusive ed escludenti verso un futuro prossimo e ravvicinato fatto di competenze, passioni e relazioni idonee, il tutto però al riparo dall´antipolitica. S´è fatto tutto questo, si è seguita questa impostazione, o piuttosto s´è verificato l´esatto opposto, con un assottigliamento progressivo del ceto politico e l´abiura, di fatto, della politica? Siamo in tempo per sviluppare una riflessione a tutto tondo, su questo, o persiste, invece, il silenzio e l´assuefazione? Siamo certi che in Calabria non c´è altro? E questo ci porta alla seconda cosa: i giovani, le risorse naturali, le centrali dei saperi, una crescente consapevolezza che il parlare è una cosa, l´agire con competenze è altro, dove li mettiamo. Di tutto questo cosa ne facciamo? Possono essere il fulcro del nostro futuro, di una nuova etica calabrese? Si sussurra in queste ore che da Roma, per il rimpasto, si insiste per avere in giunta una presenza universitaria: per farne cosa, oltre ad esporla come fiore all´occhiello? Quanto dei saperi, delle professionalità, delle dignità accademiche è stato inserito realmente nel sistema Regione? Eppure se ne parla, e come, e quanto!, delle università, ma in termini demagogici e stop. E a proposito di demagogia, i ragazzi di Locri forse hanno capito, pure loro, d´essere stati abbondantemente strumentalizzati, ma gli altri, gli altri ragazzi di… Condofuri, di Scigliano, di Botricello, a loro che diciamo, cosa prospettiamo? L´ambiente, il turismo, il mare i monti: qualcuno s´è accorto che rivestono una qualche priorità nelle mosse prossime venture della Regione?Mentre, dicevo, i più e i più bravi, giovani e meno giovani, se ne vanno, perchè hanno scoperto l´Italia, l´Europa, il Mondo, e di quella calabresità operosa, di quei caratteri identitari e fondativi che, accanto a molte tare negative, segnano la nostra storia e il nostro identikit, che rimane? O forse si vuole proprio questo: procedere alla desrtificazione, alla “bonifica” d´una terra per la quale, della quale non si sa che fare, non si vuole fare niente. Ben vengano Monorchio, Versace e anche molti, moltissimi altri advisor, testimonial e quant´altro: ma non solo calabresi di ritorno, per favore, e soprattutto più calabresi che in Calabria, malgrado tutto, vogliono viverci e contribuire a viverci dignitosamente.Può accadere tutto questo con operazioni continuiste o c´è bisogno di discontinutà, marcate, evidenti, stridenti?