Il “modello Reggio” inizia dal caso Fallara?

Il “modello Reggio”
inizia dal caso Fallara?

di Andrea Vulpitta 
Da Città del sole un’inchiesta sul tragico suicidio.
Ma il sindaco Scopelliti era sempre distratto?

Nell’era della velocità della comunicazione e della pluralità delle fonti informative, le notizie, specie quelle di cronaca e di cronaca nera in particolare, hanno vita breve, entrano immediatamente nel tritacarne e vengono metabolizzate dal grande pubblico. È avvenuto anche con la tragica morte di Orsola Fallara, dirigente del Settore Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria che, il 17 dicembre 2010, si è tolta la vita ingerendo dell’acido muriatico. A riaccendere i riflettori sul tragico evento, due giornalisti, Giuseppe Baldessarro e Gianluca Ursini, che hanno dato alle stampe il libro Il caso Fallara, storia del “modello Reggio” e del suo tragico epilogo (Città del sole edizioni, pp. 216, € 15,00).

Certo, i tempi e gli spazi delle agenzie di stampa, dei quotidiani, dei radiogiornali e telegiornali sono rapidi e brevi, ma il rischio è di dimenticare troppo in fretta o di farsi un’idea sbagliata di quello che accade. Il fatto che Orsola Fallara fosse stata mal pubblicizzata per una gestione allegra del proprio settore e per essersi assegnata soldi che non avrebbe dovuto assegnarsi è troppo semplicistico e appunto rischia di cadere nel luogo comune del “così fan tutti”.

 

Il “modello Reggio”

L’inchiesta svolta dai due giornalisti, dettagliata, precisa, densa di dati, notizie e ricostruzioni storiche, squarcia più di un velo sul cosiddetto “modello Reggio” che ha rappresentato non solo un felice slogan per l’inventore, vale a dire il sindaco Giuseppe Scopelliti, ma è diventato anche un potente viatico per l’elezione a governatore della Calabria dello stesso. Dal libro, semplificando, emerge che il modello fosse innanzitutto basato sulle spese pazze, quasi che i bilanci e l’equilibrio tra entrate e uscite non riguardassero il comune. Molte riflessioni gli autori le compiono partendo dal ruolo di alcuni consiglieri comunali che negli anni, sbalorditi, hanno assistito attoniti allo sperpero di denaro dell’amministrazione comunale. La prima considerazione da fare leggendo le prime pagine del libro è che, evidentemente, l’atteggiamento degli amministratori reggini fosse gradito alla popolazione. Ora è difficile pensare che per quanto si amministri con larghi cordoni della borsa si possano raggiungere consensi bulgari come quelli del “sindaco più amato d’Italia” come sondaggi dell’epoca riportavano laperformance del primo cittadino. Fa pensare insomma, e gli esempi del resto non mancano, che una buona dose d’immagine, un atteggiamento vittimistico nei confronti di oppositori e magistratura, sia sufficiente per far breccia nella mente di tante persone. Dopotutto è storia attuale quella che vede il governatore della Calabria fregiarsi da un lato di grandi meriti sul fronte del risparmio di risorse, specie nel caso della Sanità con la chiusura di reparti e di ospedali, e dall’altro vantarsi di aver raggiunto alti livelli di spesa per quanto riguarda i fondi europei, laddove l’importante è che i fondi circolino il più veloce possibile, per quali scopi diventa ininfluente.

 Casi emblematici

Si rimane a bocca aperta nel leggere alcuni impegni di spesa del Comune di Reggio Calabria in periodo di ristrettezze, come il contributo per il concerto evento di Elton John pari a 360 mila euro o l’acquisto di un immobile a scatola chiusa per 2,5 milioni di euro destinato ad una fantomatica nuova sede Rai e alla Scuola di “Comunicazione del Mediterraneo” annunciata in pompa magna alla presenza del direttore generale Rai dell’epoca Flavio Cattaneo, e pubblici ringraziamenti al ministro delle Comunicazioni Gasparri rivendicato da Scopelliti come quindicesimo assessore.

 Un tragico epilogo

La dirigente Fallara all’interno della gestione allegra delle casse comunali è sottoposta ad una pressione crescente dal succedersi degli eventi. Due sono gli episodi emblematici e le accuse che le vengono formulate. Uno riguarda gli emolumenti (si ricostruisce una cifra mostruosa intorno al mezzo milione di euro) che la Fallara si autoliquida in qualità di rappresentante del comune di fronte alla Commissione tributaria provinciale, l’altro riguarda una strana commistione, che verrà alla luce dopo la sua morte, tra pubblico e privato e riguarda dei pagamenti fantasma per lavori mai deliberati dall’amministrazione comunale all’architetto Bruno Labate con il quale la Fallara pare abbia avuto in precedenza una relazione sentimentale. La pressione ad un certo punto diventa insostenibile per la Fallara che è già stata sospesa da un mese dalle sue funzioni e all’ennesimo attacco dell’opposizione decide di indire per il 15 dicembre 2010 una conferenza stampa per annunciare le sue dimissioni. In un locale cittadino la Fallara si difende, attacca l’opposizione, nega che i conti di Reggio siano peggiori di tante città italiane, difende strenuamente il rapporto d’amicizia che dura dall’infanzia con Peppe Scopelliti. Alla fine della conferenza stampa, chiama il Quotidiano della Calabria, parla con Andreana Illiano e sottolinea anche che le è stata danneggiata l’auto. Alle 21:00 infatti si reca a denunciare l’accaduto al comando provinciale dei carabinieri. Esce, probabilmente medita sui suoi ultimi momenti, giunge al porto, ingerisce l’acido muriatico, chiama i carabinieri, chiede aiuto, viene trasportata di corsa agli ospedali riuniti. Al suo capezzale si stringono in molti, anche Scopelliti che non rilascia dichiarazioni. L’agonia dura fino al 17 dicembre quando, poco dopo le 13:00, la Fallara si spegne. La procura ha escluso qualsiasi possibilità diversa dal suicidio volontario della Fallara, per cui dubbi, supposizioni su induzione o addirittura omicidio si possono considerare infondati. Resta sullo sfondo di una città frastornata, un episodio tragico, triste, la fine di una dirigente comunale travolta dalla sua stessa funzione. E resta da capire quanto delle accuse delle opposizioni possano considerarsi attacchi, seppur legittimi, di tipo politico, e quanto invece sia da perseguire anche a livello penale. Bisogna attendere, sperando che venga tenuta alta l’attenzione, i tempi lunghi della giustizia.

 I modelli da esportazione

Notizia dell’ultim’ora: la Commissione europea ha congelato pagamenti della Regione Calabria «per mancanza di garanzie sufficienti nel sistema di gestione e di controllo dei pagamenti». Dalla Regione Calabria replicano: è una storia vecchia, insomma fanno spallucce e viene da pensare: dovremo parlare un domani di “modello Calabria”? Esiste cioè il concreto pericolo che il “modello Reggio” venga esportato a tutta la regione? Nel frattempo, mentre i vicini della Sicilia rischiano il default, il governatore della Calabria – leggiamo dal Quotidiano – a domanda, candidamente risponde: «firmavo atti che non leggevo… siglavo faldoni di carta confidando sulla responsabilità e professionalità dei funzionari». Ma era sempre distratto? C’è da stare all’erta.

 Andrea Vulpitta