Il NO della Calabria.

L'emanazione del governo del così detto decreto salva liste è atto di inaudita gravità. Interviene durante la fase già avviata e in corso di espletamento degli adempimenti per le elezioni e modifica le regole in essere. Tutto ciò per far sì che nel Lazio e in Lombardia le liste prodotte oltre i termini temporali previsti da legge dello stato si possano ripresentare. Le motivazioni addotte, oltre che speciose e risibili, fanno leva sul primato della politica sulla burocrazia, su aspetti interpretativi e non innovativi, ma come fra gli altri ha fatto rilevare il presidento emerito della Consulta Valerio Onida, ci troviamo palesemente di fronte a una aberrazione vera e propria, sul piano giuridico, istituzionale e politico… La pressione esercitata nei confronti dei massimi vertici istituzionali è stata tale da indurre a una possibile considerazione favorevole del testo, mentre il resto della politica assisteva più o meno impacciato. Non è qui in gioco la vittoria di questa o di quella parte politica… poco conta, a questo punto. Perché in gioco c'è ben altro. Il rispetto delle regole che una comunità si è data, il non affermare primati e trattamenti privilegiati da parte di chi è più potente, il richiamo a forme belluine del vivere civile, un darwinismo neanche troppo stemperato… Dalla Calabria, così come nel resto del paese, deve alzarsi una voce sola, quella dello Stop a tali ignominie. I rappresentanti nelle assemblee elettive, i candidati TUTTI alla consultazione elettorale regionale, è opportuno e necessario che si pronuncino nel merito. Per affermare un profilo di legalità e di democrazia nel quale ci vogliamo riconoscere e che storicamente ci appartiene.