Il prezzo della Calabresità (1)

Quando non molto tempo fa mi sono iscritto all´Università conoscevo appena le leggi che regolano l´equilibrio di un corpo nello spazio, ero in possesso di qualche rudimento del Galateo e sapevo parlare. Pensavo, con l´innocenza di una vergine, che questa nuova condizione nella quale mi trovavo a vivere sarebbe stata formativa per lo spirito ed avrebbe garantito una tranquillità esistenziale per la tasca nell´immediato futuro. Così ho studiato ed ho accresciuto i miei orizzonti di uomo, mi sono formato come dottore e mi sono affacciato al mondo. Naturalmente, nel lasso di tempo che è intercorso tra l´ingresso e l´uscita dall´Ateneo, ho potato molti rami dall´albero dell´ottimismo con cui affrontavo di volta in volta le nuove situazioni, ho però sempre agito da giardiniere e mai da cinico. Eppure questa nuova attività in cui ho impeganto le mie risorse mentali ed economiche non ha mai impedito al mio volto di esibirsi sorridente al pubblico sociale che di volta in volta mi ruotava intorno, non lo ha mai fatto finché conclusi gli studi sono passato dalla condizione “ufficiale” di studente a quella “triste” di disoccupato. Allora ho imparato cose diverse dal giardinaggio, ho appreso la piromania derivante dalla sfiducia, e con essa ho fatto olocausto dell´albero dell´ottimismo. Tuttavia era una pratica personale, masochista e sadica allo stesso tempo, l´unica vittima che ad ogni suo manifestarsi lasciava al suolo ero io. Io che prima mi caricavo di aspettative ad ogni promessa che ricevevo e sempre io che mi tramortivo ad ogni delusione riservatami da chi, per scherzo del destino, era in grado di giudicare la mia persona ed il mio futuro.Però poi un giorno qualcosa è cambiato, ho iniziato a capire cosa si celava dietro al sipario di quello che le persone comuni definiscono il “teatrino della politica”. Ed ho visto cose che mi hanno fatto cambiare atteggiamento nei confronti di me stesso. Cose, che da quel piromane a caccia di rami d´ottimismo personale da ardere che ero mi hanno tramutato in uno schiacciasassi delle opinioni felicemente speranzose. Quali sono queste cose?Ultima in ordine temporale è la vicenda dell´ex Assessore Regionale Bonaccorsi, un uomo che in teoria sarebbe dovuto essere senza fallo, scevro di disonestà e scopi personali, come da deontologia politica comandato. Un uomo “potente” che nella sua scia avrebbe dovuto seminare miglioramenti per la nostra società che, tanto per ricordarlo, è calabrese non solo in onore della nostra Terra ma anche perché siamo un Obiettivo 1 agli occhi dell´Europa e quindi del Mondo intero. Un politico che invece ha “pompato” il suo curriculum e barando sui propri dati personali ha scalato la montagna delle nomine ed è giunto a sedere su una poltrona molto ambita. So che fin qui c´è poco di sbalorditivo, quello che ho seguito è l´iter naturale di un politico dell´immortale scuola italiana, senonché a questo danno (in sé terribile e sfiduciante) il suddetto assessore ha aggiunto una serie di beffe che hanno riempito il serbatoio del mio schiacciasassi volto alla distruzione delle residue speranze riposte nel mio essere “calabrese”.Il fatto in sé ha del grottesco e se fosse accaduto a Cetto La Qualunque (il personaggio di Antonio Albanese che al grido di “Cchiu pilu ppì tutti” conquista l´elettorato) avrebbe suscitato l´ilarità generale. Ma è tutto reale e gli eventi parlano di un uomo che non solo si è spacciato per “professore”, ma ha anche girato a sbafo per le strade del mondo con un´autovettura i cui rifornimenti venivano pagati dalle tasche dei contribuenti, e aggravante giunge la notizia che l´auto usata dal Bonaccorsi era una Jaguar (“XJ8”; un mostro dagli elevati consumi e prestazioni), neanche sua!La cifra sbalorditiva che l´assessore sarebbe riuscito a bruciare nei cilindri dell´automobile ammonterebbe a 145.971,78 euro, una somma incomprensibile tanto perché consumata in un arco di tempo brevissimo quanto per il fatto che molti spostamenti risultano fasulli, a meno che sotto la giunta Chiaravalloti agli amministratori oltre alla delega sia stata concessa l´ubiquità. Naturalmente Bonaccorsi è stato spalleggiato da un “compare”, un certo Francescantonio De Angelis che tanto anonimo non è se il suo ruolo è quello di dirigente del settore economico delle risorse umane del Consiglio regionale.Ora mi domando: un autista pagato per l´auto di rappresentanza è rimasto fermo battendo comunque cassa alla Regione per lo stipendio mensile, un´”auto blu” è rimasta ferma (?) gravando comunque sul bilancio regionale per manutenzione e deposito, un assessore ha macinato chilometri per 146 mila euro, un dirigente ha firmato i cedolini di liquidazione del denaro; perché un semplice cittadino dovrebbe fidarsi delle istituzioni che lo governano?Cosa pensano di noi i nostri amministratori e quanta considerazione hanno di se stessi per presentarsi in tribunale difendendo la propria faccia “tosta”?Quanto slancio vitale può avere un ragazzo che si sottopone al vaglio di tali figuranti per ottenere un finanziamento o per la partecipazione ad un concorso pubblico?Cosa dovrebbero pensare tutti quei disoccupati vedendo sperperato tanto denaro, che da solo potrebbe fare da volano per decine di piccole attività commerciali, in circoli viziosi che ingrassano da sempre gli stessi ingranaggi?Il costo caro di essere calabrese è tutto qui. E´un male che non rispecchia il bene che ogni conterraneo prova per una Regione che succhiatogli il sangue porge la fattura del prelievo. Il prezzo della “calabresità” è il pensiero di un´amministrazione feudale di tipo latifondista che non ci vede cittadini ma sudditi; la cifra per essere calabrese è una somma altissima che viene chiesta al mattino, quando ci si specchia, quando si devono coprire i segni di una tosatura perenne operata ai danni della coscienza. Perché ai dirigenti di questa Regione fa comodo un popolo con la coscienza ridotta all´;osso, perché è più facile insinuare lo spettro della disonestà intellettuale, quella che fa dire “è normale, in Calabria le cose devono andare così”. E quest’oggi la mia “spelacchiata” coscienza mi sottopone al vaglio della vostra attenzione, per lanciare un grido, una richiesta di aiuto, un tentativo di risveglio dello schiacciasassi che ognuno di noi calabresi custodisce nella sua anima. Per fomentare quella voglia di riscatto necessaria al cambiamento dello status quo.Perché ogni calabrese possa far fiorire il proprio albero dell’ottimismo e costituire insieme agli altri un giardino che la natura del posto ospitante renda un fiore all’occhiello per un mondo che lo aspetta da troppo tempo.FRANCESCO FRANGELLA*Questo è solo il primo di una serie di articoli volti a svelare il prezzo di essere calabresi alla luce del malgoverno che ci circonda, perché oltre a quello dell´assessore Bonaccorsi sono tanti i fatti che passano sottaciuti alla nostra coscienza.