Il sistema delle appartenenze in Calabria

Abbiamo così compreso che uno dei criteri regolatori piùimportanti della nostra società calabrese è l&acute&#59appartenenza. Nei nostri territori non vienevalorizzato chi è professionalmente competente o umanamente capace, bensì chi è in gradodi esibire una chiara “appartenenza” a una corrente politica forte, alla massoneria, alla&acute&#59ndrangheta, ad una famiglia nota, ad un papà o ad un parente “che conta”, ecc.L&acute&#59appartenenza vale più della competenza: questa è l&acute&#59amara constatazione di molti giovaniche, per sentirsi sufficientemente valorizzati, spesso preferiscono emigrare.Nel mondo dell&acute&#59impresa e dell&acute&#59economia vige la “logica dei valichi”. La ricerca diinformazioni e opportunità, gli iter burocratici, le richieste di finanziamento, le gare d&acute&#59appalto,un finanziamento pubblico o da una banca, diventano valichi per oltrepassare i quali ènecessario assoggettarsi ad un pesante sistema di appartenenze clientelari.Il mercato privato è pesantemente condizionato dalla &acute&#59ndrangheta. Per accedere al mercatopubblico spesso vengono richieste come condizioni di accesso più o meno tacite: tangenti,liste di persone da assumere, pacchetti di voti, scambi di favori, ovvero combinazioni plurimedi questi elementi proporzionatamente agli importi in gioco.Essere onesti e coerenti in contesti simili diviene un&acute&#59anomalia.Esercitare la libera concorrenza e il libero esercizio d&acute&#59impresa divengono comportamentieroici.Abbiamo sempre pensato ad un approccio culturale per il cambiamento della Calabria.L&acute&#59esperienza di alcuni nostri territori ci dimostra che questo non basta. Molta gente ècostretta a fare esattamente il contrario di ciò che vorrebbe, conformandosi docilmente ameccanismi sociali ed economici che vorrebbe rifiutare e rigettare.Le nostre problematiche non sono dunque determinate solo da un certo tipo di cultura o dimentalità ma da precisi “sistemi di potere” che assoggettano la gente servendosi delle esigenze di sopravvivenza quotidiana.Il clientelismo diviene allora un percorso di “sopravvivenza” per la nostra gente, in una realtàpervasivamente dominata da queste logiche.Questo sistema di potere è scientificamente pensato e strutturato per compiere unamanutenzione sistematica della precarietà della gente. In quanto solo mantenendo lepersone in una situazione di precarietà e dipendenza le si può facilmente controllare in mododa blindare gli enormi privilegi di pochi.Le organizzazioni di potere che governano questo sistema, pur a livelli e con modalitàdifferenti, sono: la &acute&#59ndrangheta e le massonerie, con tutto il loro indotto di cortigiani,consorterie varie e comitati d&acute&#59affari, anche se non organici certamente collusi.La &acute&#59ndrangheta in questi anni è cresciuta in forza, in complessità organizzativa, inradicamento territoriale, in capacità strategica. Ormai dispone di una propria classedirigente che pretende di divenire anche classe politica di governo locale, regionale enazionale.Contemporaneamente la &acute&#59ndrangheta mantiene anche il suo volto tradizionale: in moltiambienti rurali, per molti ceti popolari, spesso rimane l&acute&#59unica fonte di appartenenza adaccesso (apparentemente) gratuito. Non è dunque solo il denaro che spinge all&acute&#59affiliazione,ma anche e soprattutto l&acute&#59idea distorta del “rispetto”. Le lusinghe del denaro e del “rispetto”riservano in realtà una vita d&acute&#59inferno per la maggior parte della base degli affiliati.Al rispetto della &acute&#59ndrangheta noi contrapponiamo la rispettabilità, fondata sull&acute&#59onestà e sullacapacità di fare il bene per tutti. Sulle massonerie deviate ovviamente pende l&acute&#59evidente illegalità.Ma anche la solidarietà esclusiva (cioè “che esclude gli altri”) tra i “fratelli”, nella massonerialegale, pone grossi problemi etici in Calabria, dove il potere da “scambiare” vieneprevalentemente dalla dirigenza o dall&acute&#59amministrazione della “cosa pubblica”.La massoneria in Calabria è come un vaso di ferro in mezzo a tanti vasi di coccio.L&acute&#59appartenenza massonica, inoltre, comporta un clima di segretezza – o “stretta riservatezza”&#45 per gli iscritti, con il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote.Alla solidarietà esclusiva tra i “fratelli” noi contrapponiamo il concetto di “bene comune” cheguarda a tutti, massoni e non, che anzi si rivolge prioritariamente a chi è più debole e senzaappartenenze, a chi non ha la possibilità di ricambiare in alcun modo.Alla segretezza o riservatezza noi contrapponiamo l&acute&#59apertura, chiara, sincera, trasparente,verso tutti, ancor di più se si ricoprono responsabilità pubbliche o private. Ogni persona chevanga nominata dirigente, assessore, o assuma qualsiasi altro incarico civico diresponsabilità, deve dichiarare pubblicamente ogni sua appartenenza, in modo da dare lapossibilità alla collettività di verificare se vi siano interessi particolaristici o un veroorientamento al bene comune.NPA