Il Ventilatore Impazzito di Massimo Veltri

Il Ventilatore Impazzitodi Massimo VeltriLa furia non accenna a scemare. Non c&acute&#59è giorno che passi senza che eventi, dichiarazioni, fatti, si aggiungano, il più delle volte in termini eclatanti, alla montagna che s&acute&#59è andata via via formando, di fango e discredito e accuse.In ultimo, ma solo temporalmente, il question time alla Camera dei Deputati, in cui l&acute&#59onorevole Mancini ha indicato senza mezzi termini tutto il gotha del PD calabrese, Minniti incluso, come responsabile di quello che gli accadrà sul piano dell&acute&#59incolumità personale e della sua famiglia. Non è un&acute&#59indiscrezione o un chiacchiericcio da bar: è una notizia ufficiale, documentata in atti parlamentari. E lo stesso presidente Bertinotti, riportano le cronache, ha mostrato stupore e sconcerto per un attacco così virulento, esplicito, senza precedenti. Le cronache riferiscono anche che qualche giorno fa, i suddetti vertici Minniti escluso, hanno indicato nei socialisti cosentini i mandanti degli attentati a Covelli, Guccione, Ambrogio. In maniera meno diretta e non altrettanto aggressiva, ma pare che i termini fossero inequivocabili. La furia continua, dunque, e pare una battaglia senza esclusione di colpi, in cui proprio coloro che dovrebbero fungere da soggetti d&acute&#59equilibrio e di guida abbiano lasciato da parte ogni forma di controllo e di misura. Mentre la “gente” si guarda attorno e resta a bocca aperta. Ma che si sta consumando, per che cosa ci si accapiglia, continuamente e progressivamente? Una volta si diceva, e forse non si era lontani dal vero, per l&acute&#59eredità politica del “vecchio” Mancini. Tanto che dopo stop and go continui, litigate e ricomposizioni, Ds e Mancini trovarono l&acute&#59accordo sia con la candidatura alla Camera di Mancini jr nelle fila dei Ds (qualcuno forse lo ha dimenticato), sia per la candidatura a sindaco di Cosenza di Catizone. Poi ci fu la guerra, l&acute&#59inizio, con la cacciata di Catizone e le liti con Mancini. Junior, chè intanto senior era morto. Liti e accuse che hanno ripreso vigore in ultimo. Con Mancini paladino della legalità, che non vedrebbe altrettanto pronti nè il sen. Bruno nè i vertici diessini (solo Oliverio manca). Sorge immediata la domanda: dove affonda questa perversa liason? A quando e a cosa risale? E la posta in palio è la ricerca della verità (sic!), perseguire obiettivi di buona politica (sic!), un regolamento dei conti (ma quali?) oppure… ?Mentre di tutto, e di più, accade in Calabria, quasi fossimo a Bisanzio, con le dovute proporzioni, siamo costretti a sentire, leggere e vedere queste cose, quando i problemi, strutturali e delle persone, sono altri, ben altri: ma è possibile? Se accadono evidentemente sì, ma non mi pare affatto un buon segno questo schierarsi a spada tratta affianco di uno, come ha fatto a botta calda il leader dei Ragazzi di Locri, quasi aprioristicamente, senza un minimo di ragionamento indirizzato verso l&acute&#59evitare di cadere tutti, dico: tutti, nel baratro. Perchè quando il ventilatore impazzito schizza in tutte le direzioni marciume e schifezze, e si continua ad alimentarlo, che cosa si pensa: che si abbatte tutto, si fa terra bruciata, si sparge sale, e poi dalla, presunta, palingenesi escono puri i vincitori, come d&acute&#59incanto, chi, e come? Emerge una visione acerba dei processi e della costruzione di processi rigenerativi, in cui l&acute&#59approccio per così dire iconoclasta e rivoluzionario affiora con tratti scopertamente ingenui, velleitari e da repulisti erga omnes, gonfi di livore e di spirito di rivalsa. Occorre fermarsi un pò, non retrocedere rispetto a battaglie, denunce, insofferenze e quant&acute&#59altro, sacrosante e necessarie, ma con riferimento alla prospettazione d&acute&#59una Calabria nuova e diversa. Che non nuova, non diversa, nè tantomeno migliore, nascerà se si prosegue con questo trend.